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· INTRODUZIONE · ABRUZZO 2009 · Una ricerca sulla vulnerabilità sismica del Veneto orientale · CONCLUSIONI · RIFERIMENTI · · · * Articolo già pubblicato nella rivista FOIV (Federazione regionale degli
Ordini degli Ingegneri del Veneto) “Ingegneri del Veneto” n. 27, dicembre
2009, pp. 8-13 ** Dipartimento di Costruzioni e Trasporti – Università
di Padova SOMMARIO
Il terremoto di
medio-alta intensità, che il 6 Aprile 2009 ha colpito la città di L’Aquila e
l’area circostante, ha dimostrato ancora una volta la notevole vulnerabilità
sismica degli edifici residenziali italiani e dell’edilizia monumentale
speciale (chiese in particolare); ha messo inoltre a dura prova le strutture
professionali e di volontariato della protezione civile, nelle operazioni di
soccorso, in particolare per quanto riguarda il rilievo dei danni ed il
giudizio di agibilità degli edifici. Vengono esposte
alcune osservazioni relative agli strumenti operativi utilizzati (la scheda
AeDES) e alla gestione delle operazioni di rilievo, utili per una futura e
più efficace politica nazionale di preparazione al sisma e di gestione delle
inevitabili nuove emergenze, tenendo presente anche l’estensione del
territorio classificato, a seguito della recente normativa, in tutta Italia e
nel Veneto, in particolare. Risultati di
alcune ricerche recentemente pubblicati (e presentati su questo stesso numero
della Rivista) hanno meglio precisata la scuotibilità sismica nelle Province
di Treviso, Belluno e Pordenone e misurato la vulnerabilità sismica
dell’edilizia residenziale; soprattutto quella estesissima costruita in
assenza di classificazione del territorio. Si sottolinea che una misura
particolarmente utile alla preparazione dell’emergenza potrebbe essere in
tali aree la pre-compilazione della scheda AeDES di tutti gli edifici
residenziali, per le parti che riguardano l’identificazione degli edifici,
delle loro caratteristiche generali e quindi della loro vulnerabilità INTRODUZIONE Nella notte del 6
Aprile 2009 un terremoto di medio-alta intensità (Magnitudo momento Mw
= 6.3) e poco profondo (meno di 10 km) ha colpito la città di L’Aquila e
l’area circostante, provocando un alto numero di vittime (circa 300 morti e
1.500 feriti) e notevolissime distruzioni o inagibilità degli edifici, sia in
muratura che in c.a.. Si è dimostrata ancora una volta la notevole
vulnerabilità sismica degli edifici residenziali italiani e dell’edilizia
monumentale speciale (chiese in particolare), pur in una zona da quasi un
secolo classificata sismica e quindi soggetta a regole di protezione anti-sismica
nella costruzione o ristrutturazione di edifici. Parecchi
ingegneri veneti, professionisti o dipendenti da enti pubblici, hanno
partecipato, con il coordinamento della Protezione civile del Veneto e della
Federazione degli Ordini degli Ingegneri del Veneto, alle operazioni di
soccorso, in particolare per quanto riguarda il rilievo dei danni ed il
giudizio di agibilità degli edifici. Chi scrive ha partecipato ad una
settimana di rilievi sul campo da parte di 2 squadre promosse dal
Dipartimento di Costruzioni e Trasporti dell’Università di Padova. Nel presente
lavoro vengono raccolte alcune osservazioni relative all’esperienza maturata
(personale e collettiva), in particolare per quanto riguarda gli strumenti
operativi (la scheda AeDES versione 05/2000 ed il relativo manuale (Baggio e
altri, 2002)) e la gestione, coordinata dalla protezione civile nazionale,
delle operazioni di rilievo. Si tratta di osservazioni interessanti per
attuare una efficace politica di preparazione al sisma, che ormai dovrebbe
essere realizzata pressoché sull’intero territorio nazionale, ed in
particolare in quelle aree che sono state dichiarate sismiche solo dopo il
1982, o addirittura solo dal 2006, con la nuova classificazione che ha suddiviso il territorio nelle 4
fasce di rischio. Aree di questo
genere sono largamente presenti anche nel Veneto, sia nella fascia montana e
pedemontana, sia in larga parte della pianura adiacente, come documentato
anche da alcuni risultati, solo recentemente pubblicati (Riuscetti 2008, 2009;
Slejko 2009), di una ricerca triennale promossa dal Gruppo Nazionale per la
Difesa dai Terremoti. In particolare vengono qui riassunte misure di
vulnerabilità sismica dell’edilizia ordinaria residenziale in alcuni Comuni
dell’area di interesse analizzata in tale ricerca (nelle Provincie di
Treviso, Belluno e Pordenone). La metodologia utilizzata si basa
sull’inventario degli edifici derivato dai dati ISTAT 1991, corretto tramite
un più approfondito rilievo, tramite la scheda AeDES, di un campione di sezioni
censuarie rappresentative in ogni Comune analizzato. ABRUZZO 2009 Nei giorni
immediatamente successivi all’evento distruttivo del 6 Aprile, il
Dipartimento della Protezione Civile presso al Presidenza del Consiglio dei
Ministri ha coordinato le operazioni di soccorso alla popolazione, rilievo
del danno e dell’agibilità degli edifici, provvedimenti urgenti per la loro
messa in sicurezza. In una fase successiva anche la gestione dei contributi
per le riparazioni e la programmazione di un piano di rapida costruzione di
nuovi edifici destinati ad ospitare la popolazione dei “senza casa” nel
periodo necessario al recupero dell’edilizia inagibile. Nel seguito si concentra l’attenzione sulla prima fase
di gestione dell’emergenza, ed in particolare sulle operazioni di rilievo del
danno dell’edilizia residenziale ordinaria, cui chi scrive ha direttamente
partecipato. Il territorio
colpito dal sisma è stato suddiviso in un certo numero di Centri Operativi
Misti (COM) relativi a gruppi di Comuni e con il supporto di gruppi regionali
del Volontariato di protezione Civile. Ad esempio la regione Veneto ha dato
il suo supporto al COM n. 4 con sede a Pianola, nel Comune dell’Aquila. L’operazione di rilievo,
affidata a squadre di 3 tecnici, è stata peraltro centralizzata in un ufficio
gestito dalla Protezione Civile Nazionale (DICOMAT), che ha in particolare
uniformato la scheda di rilievo e le procedure che regolano le segnalazioni
degli edifici da rilevare, la registrazione delle squadre, le segnalazioni ai
Comuni dei risultati e la realizzazione dei provvedimenti di pronto
intervento. La scheda di
rilevo prescelta è stata la scheda AeDES (Scheda di 1° livello di
rilevamento danno, pronto intervento e agibilità per edifici ordinari
nell’emergenza sismica) nella versione 05/2000. Nella Figura 1 è riprodotta la prima delle 9 Sezioni in
cui è suddivisa, riguardante la identificazione dell’edificio rilevato. Si
tratta di uno strumento messo a punto fra il 1995 ed il 2000 da un gruppo di
lavoro (coordinato da chi scrive) del Servizio Sismico Nazionale (SSN) ed
Unità di ricerca universitarie del Gruppo Nazionale per la Difesa dai
Terremoti (GNDT). Utilizzato per la prima volta nella regione Marche nell’emergenza
successiva al terremoto umbro-marchigiano del Settembre 1997, è stato
definitivamente pubblicato nel 2002, assieme ad un esteso ed utile manuale di
istruzioni per la compilazione.
Figura 1 –
Sezione 1 (di 9) della scheda AeDES, compilata per un edificio nel Comune di
Lucori Per la prima
volta in Italia, l’intera popolazione di edifici danneggiati da un terremoto
di medio-alta intensità è stata rilevata in modo omogeneo (nel 1997 la
Regione Umbria ha ritenuto di utilizzare uno strumento messo a punto dalla
Regione in occasione del precedente terremoto in Val Nerina). Per questo è
una importante occasione per riflettere su pregi e difetti della scheda, e
soprattutto sulla gestione complessiva delle operazioni condotte su parecchie
decine di migliaia di edifici, circa un terzo dei quali dichiarati inagibili. Una prima
osservazione riguarda l’identificazione dell’inventario degli edifici
presenti nel territorio ed in particolare, all’interno dell’inventario,
dell’edificio oggetto del rilievo. Per edificio si intende, come dichiarato
nelle istruzioni per la compilazione, una “unità strutturale cielo-terra
(e cioè una unità dotata di fondazione propria e di una associata volumetria
fino alla copertura), individuabile per
caratteristiche tipologiche e quindi distinguibile, dagli eventuali edifici
adiacenti, per tali caratteristiche ed anche per differenza di altezza e/o
età di costruzione e/o piani sfalsati, etc.” Perciò la suddivisione in
edifici di un aggregato costruttivo complesso non coincide con la suddivisione
catastale delle proprietà, che peraltro può essere utile per identificare la “storia” delle successive
aggregazioni ed ampliamenti nel tempo. In realtà oggetto
del rilievo da parte di una squadra dovrebbe essere il singolo “aggregato
strutturale”, ben separato fisicamente da altri aggregati su tutta l’altezza,
come minimo da giunti sismici in grado da escludere effetti di interazione
nella dinamica del moto delle parti adiacenti. L’inventario
numerato degli aggregati nel caso del terremoto dell’Aquila è stato creato in
gran fretta con strumenti automatici a partire da mappe di rilievo
satellitare (Figura 2)
Figura 2 –
Identicazione automatica e numerazione degli aggregati edilizi in un’area al
confine fra i Comuni di Lucoli (codice ISTAT 052) e L’Aquila (049). Il codice di aggregato è costituito dal
codice del Comune (es. 52) + 5 cifre numeriche (es. 00909). Si nota la
complessità in pianta di molti aggregati, che dovranno probabilmente essere
scomposti in parecchi edifici fra di loro interagenti. Il rilievo
dovrebbe essere fatto a tappeto sul territorio, non sulla base delle
richieste dei proprietari, ma convocando i proprietari sulla base di un
calendario programmato in accordo fra COM e Comuni, tenendo conto delle
squadre disponibili. Alla squadra dovrebbe essere affidato l’intero aggregato
(che in certi casi potrebbe richiedere più giorni di rilievo), studiando
preliminarmente e alla fine confermando una ipotesi di suddivisione e
numerazione degli edifici interni all’aggregato (Figura 3).
Figura 3 –
Identificazione di un edificio all’interno di un aggregato complesso,
erroneamente suddiviso in due aggregati separati dal programma di numerazione
automatica. Le immagini satellitari sono oggi e ancor più in futuro un utile
strumento per l’identificazione degli edifici all’interno degli aggregati,
integrando la ineliminabile osservazione diretta esterna ed interna della
squadra di rilievo In realtà invece
i Comuni forniscono ai COM (ed i COM alle squadre) segnalazioni di singoli proprietari.
La squadra pertanto esegue un rilievo su una porzione di un aggregato su cui
squadre precedenti ( e/o successive) hanno operato (o opereranno), senza
possibilità di conoscere e quindi ripetendo la scomposizione dell’aggregato
in edifici, e senza conoscere il rilievo del danno ed il giudizio di
agibilità già espresso su edifici adiacenti. Per questo la
pre-compilazione della scheda AeDES di tutti gli edifici residenziali, per le
parti che riguardano l’identificazione degli edifici, delle loro caratteristiche
generali e quindi della loro vulnerabilità, sarebbe estremamente vantaggiosa
e utile per una gestione ordinata dell’emergenza. Tale operazione,
fatta in “tempo di pace” e
adeguatamente registrata in una base di dati, conservata e aggiornata localmente (ad esempio in occasione di
ogni ristrutturazione di edifici) e centralmente (per assicurarne la
conservazione), ridurrebbe drasticamente i tempi del rilievo in “tempo di guerra”, ridotti a quelli
necessari per la osservazione e
registrazione del danno (Sezioni 4 e 5), l’espressione del giudizio di
agibilità (Sezione 8) e lista dei provvedimenti di pronto intervento (sezione
9). Sulla base dell’esperienza maturata, in nuclei complessi di edifici in
muratura la riduzione dei tempi potrebbe superare il 50%. Nel contempo
aumenterebbe sicuramente l’affidabilità e l’omogeneità dei criteri utilizzati
per giungere al giudizio di agibilità. Una ulteriori
osservazione di carattere generale relativa alla gestione delle operazioni di
rilievo e al criterio di agibilità riguarda la assoluta mancanza (sia a
livello normativo sia a livello di indicazioni operative) dei livelli di
sicurezza associati al giudizio, ed in particolare la mancata definizione del
terremoto di riferimento cui subordinare il giudizio di agibilità. Questo
questione, peraltro già ben sottolineata nel manuale di istruzione alla
compilazione della scheda, è tanto più importante in quanto manca
contemporaneamente una indicazione legislativa relative alle responsabilità
degli ingegneri che sottoscrivono il giudizio di agibilità. E’ ammirabile che
queste incertezze non hanno impedito a centinaia di tecnici, fra cui anche
molti colleghi ingegneri del Veneto, di offrire la loro collaborazione alle
operazioni di rilievo: venendo peraltro abbondantemente gratificati
dall’accoglienza e dall’apprezzamento della popolazione così duramente
colpita. Meno gravi, ma
tuttavia non trascurabili, le incertezze operative che a volte hanno
rallentato o complicato la burocrazia delle autorizzazioni e dei controlli
affidati ai COM, ai Comuni e all’ufficio centrale della protezione Civile
(DICOMAT). La decisione di centralizzare nel DICOMAT la consegna e la
verifica delle schede ha certamente omogeneizzato l’operazione e unificato i
criteri di accettazione; ma ha costretto le squadre a lunghe trasferte per
acquisire le indicazioni su dove operare dai COM, ricercare documentazione e
far controfirmare liste di risultati
di agibilità e liste di provvedimenti
di pronto intervento presso i Comuni. Gli stessi COM in alcuni casi
richiedevano copie multiple delle schede ancor prima della verifica al
DICOMAT, con il rischio di seminare
in giro copie non esattamente congruenti della stessa scheda. Un ultimo
capitolo di osservazioni riguarda i provvedimenti di pronto intervento: in
mancanza di una chiara indicazione sulla loro fattibilità tecnica in tempi
effettivamente brevi la loro indicazione da parte delle squadre rischia di
essere una petizione di principio, che rischia di moltiplicare il numero
degli edifici temporaneamente inagibili senza che alcuno analizzi
costi/benefici dei provvedimenti, eseguendo quindi delle scelte di priorità
ed urgenza. Più in generale
si manifesta la questione del
rapporto fra l’intervento urgente (nelle prime ore o giorni) dei
vigili del fuoco, cui compete un primo giudizio sull’agibilità e alcuni
provvedimenti immediatamente eseguiti di pronto intervento (piccole
demolizioni, transennamenti, etc…) e la visita delle squadre tecniche, che
può svolgersi varie settimane o mesi dopo il sisma. Per questo la
pre-compilazione delle schede in tempo di pace e la possibilità per le
squadre di discutere immediatamente i provvedimenti con i vigili del fuoco o
tecnici comunali responsabili della loro esecuzione, renderebbe molto più
produttiva e veloce l’intera operazione (sia per i vigili del fuoco, sia per
le squadre tecniche). Un coinvolgimento
dei tecnici locali delle amministrazioni pubbliche e dei professionisti in
queste operazioni di pre-compilazione concorrerebbe anche alla loro
formazione culturale e professionale, e quindi la immediata disponibilità di
squadre utilizzabili nelle emergenze. Una ricerca sulla vulnerabilità sismica del Veneto orientale Le precedenti
considerazioni dovrebbero stimolare sia chiarimenti e/o aggiornamenti della
scheda e delle procedure di gestione dei COM, sia una consapevole politica di
preparazione dell’emergenza a livello territoriale. Quindi ad esempio il
Veneto, per quanto di interesse di questa Rivista e della Federazione degli
Ordini degli Ingegneri del Veneto. E’ ben noto nel
Veneto il ricordo di terremoti storici che hanno interessato soprattutto la
fascia alpina e pre-alpina, sia sul lato occidentale veronese adiacente al
Garda, sia sul lato orientale adiacente alle aree ad elevato rischio simico
del Friuli. Tali terremoti hanno a volte provocato danni consistenti anche
nelle città di pianura, come riconosciuto nella ricostruzione storica delle
fasi costruttive dei principali monumenti. Per quanto
riguarda il lato orientale, alcune analisi di pericolosità sono riassunte
nella Rivista FOIV “Ingegneri del Veneto” n. 27, dicembre 2009 (Slejko,
Rebez, Santulin 2009), facendo riferimento ai risultati di una ricerca avente
per oggetto “Scenari di danno nell’area del Veneto-Friuli”, finanziata
dalla Protezione Civile nazionale tramite il GNDT nel triennio 2002-2005
(Riuscetti, 2008). Gli obiettivi generali di tale ricerca ed i risultati
finali (misure di rischio simico e scenari di danneggiamento per due
ipotetici eventi) sono riassunti in un secondo intervento sempre nella
Rivista FOIV “Ingegneri del Veneto” n. 27, dicembre 2009 (Riuscetti 2009). Nel seguito si
espongono alcuni risultati, ottenuti nell’ambito della stessa ricerca, per
quanto riguarda la vulnerabilità degli edifici ordinari residenziali in tale
area. La maggio parte
dell’enorme sviluppo edilizio che ha interessato in Veneto nel secondo
dopoguerra, dalle ricostruzioni degli anno 40 e 50 al boom edilizio degli
anni 60 e 70, è avvenuto in assenza di alcuna norma cautelativa relativa al
rischio simico. Ad esempio è
significativo osservare che la città di Vittorio Veneto (classificata come
zona sismica di seconda categoria nel 1936 a seguito del terremoto
dell’Alpago (1936) è stata declassificata nel 1945, probabilmente per non
intralciare la ricostruzione post-bellica, e successivamente riclassificata
solo nel 1984, quando in pratica l’intero territorio era stato urbanizzato. La ricerca ha
consentito di stimare la vulnerabilità sismica dell’edilizia residenziale
ordinaria in un’ampia fascia di 211 comuni nelle Province di Treviso, Belluno
e Pordenone. L’inventario
degli edifici residenziali è stato ricavato dai dati ISTAT 1991 (non essendo
ancora disponibili i dati del censimento 2001), suddiviso per singole sezioni
censuarie. Il modello di classificazione (6 classi ordinate per vulnerabilità
decrescente da A ad F; le classi D, E ed F sono edifici costruiti secondo
regole progressivamente più stringenti di protezione anti-sismica) e le
associate matrici di probabilità di danno (DPM) dei gruppi omogenei di
edifici (per tipologia costruttiva, numero di piani, età di costruzione,
stato di conservazione, stato di aggregazione) sono state dedotte dalle definizioni della nuova scala
macrosismica europea EMS98 (Grunthal, 1998). La grande incertezza
associata alla elementare descrizione degli edifici fornita dai dati ISTAT è
stata ridotta mediante opportune
correzioni statistiche dedotte dal rilievo completo di tutti gli edifici in un certo numero di sezioni censuarie
opportunamente scelte nei 18 comuni dell’area riportati in Tabella 1.
Tabella 1 –
Consistenza edilizia; residenti; tipo di suolo ((1,2,3) correspondente
rispettivamente a (rigido, medio, soffice), secondo le definizioni di Eurocodice
8); sismicità (S = (1, 2, 3)) secondo la classificazione: SSN (2000),
abbastanza coincidente con quella successivamente adottata dalla attuale
normativa tecnica); giudizio preliminare nazionale di vulnerabilità (G = (1,
2, 3, 4, 5, 6 ) (Zuccaro e atri, 2000); tuttavia le classi G1, G5 e G6 sono
praticamente vuote nell’area esaminata); suddivisione in COM (“Centri
Operativi Misti” della Protezione Civile) definiti dalla Regione Veneto) La scelta dei
Comuni è stata fatta in modo da essere rappresentativa delle diverse
situazioni nell’area generale, sia dal punto di vista della consistenza
edilizia (fotografata dai dati ISTAT) e della sua vulnerabilità media
(Zuccaro e latri 2000), sia dal punto di vista di parametri relativi ai suoli
e alla sismicità. Analogamente per quanto riguarda, in ogni Comune, la scelta
delle sezioni censuarie, analizzando attentamente lo sviluppo dell’edilizia
storica e degli ampliamenti moderni. Ad esempio in Figura 4 viene indicata la localizzazione delle 4
sezioni censuarie rappresentative (2 nel centro storico di Serravalle; 1 a
Ceneda; 1 nella zona di espansione novecentesca) per un totale di circa 700
edifici rilevati. Si compara, per il totale del Comune e per le quattro
sezioni censuarie la distribuzione percentuale nelle classi di vulnerabilità
degli edifici in muratura e di quelli in c.a. o misti, secondo il criterio di
classificazione originale proposto per i dati ISTAT 1991. Si osservi la
maggiore vulnerabilità degli edifici in muratura rispetto a quelli in c.a.,
ma anche la non trascurabile presenza di edifici in c.a. nelle classi di alta
vulnerabilità (A, B). La classe di più bassa vulnerabilità F è praticamente
vuota.
Figura 4 – Comune
di Vittorio Veneto: distribuzione sul territorio delle sezioni censuarie con
significativi complessi edilizi (in grigio) e sezioni censuarie campione (in
rosso). Comparazione della distribuzione percentuale in classi di
vulnerabilità EMS 98 per il Comune (in alto) e per il campione (in basso),
per edifici in muratura (MUR) ed edifici intelaiati di c.a. o misti (TEL+MIX)
(Fonte: elaborazioni da dati ISTAT (Bernardini 2008)) Queste analisi
preliminari di vulnerabilità da dati ISTAT sono state, come già sopra
indicato, opportunamente corrette. La metodologia di rilevo utilizzata è
stata quella basata sulla scheda AeDES versione 05/2000 ( ai cui dati
descrittivi degli edifici è stato associato un opportuno criterio di
classificazione EMS98 ben più attendibile di quello associato al dato ISTAT)
(Bernardini ed altri 2008). Sono stati
rilevati, con la preziosa collaborazione degli uffici tecnici dei comuni
interessati, circa 6000 edifici: dimostrando fra l’altro la fattibilità ed i
tempi/costi non eccessivi di una operazione sistematica di rilievo di tutti
gli edifici dei comuni interessati, quale misura preventiva di preparazione
all’emergenza (Bernardini 2008). In Figura 5 sono mostrate le frequenze assolute di
edifici e volumi di costruito nelle sezioni censuarie campione dei Comuni di
Vitttorio Veneto e di Giavera del Montello. La differenza consistente nel
numero di edifici e soprattutto nei volumi non è giustificabile (soprattutto
per Vittorio Veneto) con la diversa data di osservazione (1991 per i dati
ISTAT; 2003-04 per i rilievi AeDES). In realtà i dati ISTAT sembrano
gravemente sottostimare sia il numero di edifici, sia soprattutto i volumi
effettivamente osservati. La diversa distribuzione per edifici e volumi nelle
classi è spiegabile con il fatto che gli edifici in c.a. , mediamente meno
vulnerabili, sono mediamente di maggio volume.
Figura 5 –
Edifici (a sinistra) e volumi di edificato (a destra) nelle classi di
vulnerabilità EMS98, valutati sulla base dei dati ISTAT 2001 (ISTAT TOT) e
sulla base del rilievo AeDES (EMS TOT) nelle sezioni censuarie campione dei
Comuni di Vittorio Veneto (in alto) e Giavera del Montello (in basso)
(Bernardini 2008). L’analisi
comparata nei 18 comuni ha permesso di tarare coefficienti correttivi delle
distribuzioni nelle classi 8separatamente per numero di edifici e per volumi
di costruito) e quindi di estrapolare le classificazioni (utilizzando come
sola informazione i dati ISTAT) a tutte le sezioni censuarie dei 18 Comuni
analizzati e a tutti i 211 Comuni dell’area analizzata. In Figura 6 ad esempio i volumi corretti sono mostrati
per i comuni di Vittorio Veneto (a sinistra) e Giavera del
Montello (a destra).
Figura 6 –
Distribuzioni corrette dei volumi di costruito nei Comuni di Vittorio Veneto (a sinistra) e Giavera del Montello (a destra)
(Bernardini 2008). CONCLUSIONI L’esperienza di
rilievo nei comuni abruzzesi colpiti dal recente terremoto ha sostanzialmente confermato l’utilità,
importanza e adeguatezza della scheda AeDES utilizzata ufficialmente dalla
Protezione Civile nazionale, sistematicamente a partire dal 2002. Qualche
aggiornamento (recentemente proposto da vari ricercatori) della scheda
stessa, in particolare per quanto riguarda gli edifici in c.a. potrebbe
essere utile, purché adeguatamente documentato nel manuale di istruzioni
e tale da non aumentare in modo
significativo il tempo del rilievo. Maggiore
attenzione va fatta sulla organizzazione generale dei rilievi e sulla
gestione dei dati da parte dei COM e dei Comuni interessati, in particolare
per quanto riguarda la esecuzione dei provvedimenti di pronto intervento. Una sostanziale riduzione dei tempi di
rilievo potrebbe essere ottenuta tramite la pre-compilazione delle schede AeDES,
per le sezioni relative alla identificazione degli edifici e delle loro
caratteristiche: operazioni che possono essere fatte nell’ambito di programmi
di preparazione all’emergenza. Ringraziamenti Ringrazio i
dottorandi (presso l’Università di Firenze) Laura Baro, Paola Simioni,
Tommaso Favaretto, l’Arch Eugenio Mario (DCT – Università di Padova) e l’Ing.
Stefano Secchi (CNR – Padova) per l’amichevole collaborazione al rilievo e le
stimolanti osservazioni riprese anche in questo lavoro. Ringrazio ancora i
tanti studenti che hanno dato la loro collaborazione alla ricerca sulla
vulnerabilità del Veneto e che in molti casi ho ritrovato impegnati in
Abruzzo nelle operazioni di rilievo. Ringrazio i colleghi della Protezione
Civile Veneta per il supporto organizzativo a Venezia e poi presso il COM 4
(in particolare gli ingegneri De Menech e Ghedina), ed infine la FOIV veneta
(in particolare l’Ing. Giorgio Simioni) per la disponibilità organizzativa
per la formazione delle squadre dei professionisti veneti. Riferimenti
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