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AL RISCHIO SISMICO ·
· DEFINIZIONE DEL PROBLEMA
· RIDUZIONE DEL RISCHIO SISMICO
· Determinazione del rischio accettabile · RISCHIO SISMICO E PROGETTAZIONE STRUTTURALE · Determinazione del Terremoto di Riferimento di progetto · · · ·
· DEFINIZIONE DEL
PROBLEMA
La pericolosità
sismica viene definita come la probabilità che in una data area ed
in un certo intervallo di tempo si verifichi un terremoto che superi una soglia
di intensità, magnitudo o accelerazione di picco (PGA) di nostro interesse. La vulnerabilità
sismica viene espressa come la probabilità che una struttura di un certo
tipo possa subire un certo livello di danneggiamento a seguito di un terremoto
di una determinata intensità. L’esposizione
sismica è costituita da tutto ciò che è stato realizzato dall’uomo, la
cui condizione e il cui funzionamento può essere danneggiato, alterato o distrutto
dall’evento sismico. Il rischio
sismico è determinato da una combinazione della pericolosità sismica,
della vulnerabilità sismica e dell’esposizione sismica ed è la misura dei danni
che, in base al tipo di sismicità, di resistenza delle costruzioni e di
antropizzazione (natura, qualità e quantità dei beni esposti), ci si può
attendere in un dato intervallo di tempo. Si definisce allora
rischio sismico la probabilità che a causa delle azioni di un terremoto un
dato sistema funzionale (una persona o una comunità, un edificio o un complesso
di costruzioni, un insediamento o una regione), nel corso di un assegnato
periodo temporale (un anno, la vita nominale del sistema,…), subisca danni
(meccanici, funzionali,…), e da questi derivino perdite per una collettività
(coloro che occupano il sistema, gli abitanti di una regione o di una
nazione, una classe sociale,…) riguardanti determinate risorse (vite umane,
salute, standards, beni economici, valori culturali,…). Lo
studio di questa problematica presuppone che venga istituito un modello matematico
volto a determinare il comportamento sismico del terreno sede del sistema.
Esso richiede diverse impostazioni a seconda che la sorgente sismica sia
superficiale o profonda. Nel primo caso la
fonte energetica e la regione perturbata interagiscono strettamente; ciò da'
luogo ad una molteplicità di fenomeni, generalmente macroscopici e
difficilmente schematizzabili, noti come problemi di sorgente. Nel
secondo caso, sicuramente il più frequente e di maggiore interesse, l'energia
irradiata dalla sorgente si propaga attraverso il terreno sotto forma di onde
sismiche le quali raggiungendo il sistema, ne determinano lo scuotimento.
Valutare il rischio sismico locale significa determinare in che modo e in che
misura le caratteristiche dei terreni superficiali, attraversati dalle onde
sismiche, alterano il rischio sismico atteso in un sistema funzionale
ipoteticamente collocato su un terreno di riferimento di caratteristiche
omogenee. Partendo
dalla considerazione che la rete degli strumenti sismici è prevalentemente
distribuita su terreni rigidi e pianeggianti, si assume di riferimento questa
situazione e si considera noto l'atto di moto che ivi si realizza. Si pone di
conseguenza il problema di valutare il comportamento sismico dei terreni meno
compatti, non pianeggianti o, di tipo misto. Ciò comporta la trattazione
sequenziale di due tematiche di grande importanza. · La prima riguarda il
comportamento dinamico del terreno e più precisamente le alterazioni ad esso
apportate dalle oscillazioni cicliche indotte dal sisma. Queste alterazioni
possono ridursi a variazioni più o meno accentuate della capacità portante,
della deformabilità o della spinta sulle opere di sostegno, oppure causare
veri e propri fenomeni di instabilità, particolarmente pericolosi nei terreni
potenzialmente liquefacibili o posti in pendio. · La seconda, nota come amplificazione
locale, ha per oggetto le modifiche del moto sismico associate alle
caratteristiche locali del suolo. La trattazione di questi problemi
presuppone una conoscenza esaustiva delle proprietà morfologiche,
litologiche, stratigrafiche, idrogeologiche e geotecniche del terreno. RIDUZIONE DEL
RISCHIO SISMICO
Evidentemente,
come detto, il rischio sismico è legato alla probabilità che si verifichi un
evento sismico di date caratteristiche, e al danno che tale evento può
arrecare. Per quanto riguarda il danno, è necessario distinguere il danno
alle persone e il danno alle strutture. Per ridurre entro limiti ragionevoli
il rischio sismico, c'è attualmente un largo consenso sul criterio di imporre
due diverse condizioni di progetto: 1) le strutture devono essere progettate in modo da poter sopportare in
regime elastico le sollecitazioni indotte da terremoti la cui intensità
corrisponde, con riferimento alle caratteristiche sismiche della zona in
esame, ad un periodo di ritorno dell'ordine della vita nominale della
struttura (si assume in generale per gli edifici normali per abitazioni un
tempo di ritorno dell'ordine di 100 anni) 2) le strutture devono possedere sufficienti riserve di resistenza,
oltre il limite elastico, per sopportare senza crolli le azioni di un
terremoto di intensità tale da fare ritenere estremamente improbabile il
verificarsi di un terremoto di intensità maggiore. Il terremoto che deve essere considerato in questa seconda
condizione di progetto è quindi caratterizzato da un tempo di ritorno
notevolmente maggiore di 100 anni, dell'ordine di 103 ¸ 104 anni. E' evidente, da
quanto sopra, che la condizione 1) tende soprattutto a limitare i danni per
le costruzioni, mentre la condizione 2) fa chiaro riferimento alla
salvaguardia della vita umana. Il riferimento
alla durata nominale delle costruzioni è logicamente giustificato per i
terremoti non eccezionali che devono essere sopportati in regime elastico. In
sostanza tutte le costruzioni della zona interessata dal terremoto devono
essere in grado di sopportare, senza consistenti danneggiamenti, condizioni
di carico che statisticamente si verificheranno nel corso della loro vita
nominale. Sarebbe, al contrario, del tutto ingiustificato il riferimento alla
durata delle costruzioni nel caso di eventi sismici del tutto eccezionali, in
quanto diventa in tal caso determinante la sicurezza delle vite umane e non
considerazioni di tipo economico: ci si preoccupa di proteggere la vita e
dell'uomo e non l'edificio. In questa ottica i parametri fondamentali
diventano la durata della vita umana, la densità media e la distribuzione
della popolazione nella zona considerata. Come detto
all'inizio, non esiste la possibilità di controllare i terremoti: si possono
invece individuare provvedimenti nella progettazione e nella costruzione
delle strutture che consentano di ridurre l'entità del danno in caso di sisma
e quindi, in sostanza, il rischio sismico, che comunque non può essere
annullato. Rimane pertanto un rischio residuo che deve essere confrontato con
quello che la collettività ritiene di poter accettare. In sostanza le
costruzioni dovrebbero essere realizzate in modo tale da comportare un
rischio minore o, al limite, uguale al rischio accettabile. Determinazione del rischio accettabile
Si consideri
dapprima il rischio di natura essenzialmente economica connesso con il
terremoto non eccezionale. In questo caso il rischio sismico può essere
ridotto rendendo più severi i provvedimenti da seguire nella realizzazione
delle opere: l'appesantimento di tali provvedimenti comporta ovviamente un
aumento del costo di costruzione. Si deve a questo punto confrontare tale
aumento iniziale di costo con la diminuzione di spesa che, statisticamente,
si dovrà sostenere nel corso della vita dell'opera conseguente alla riduzione
del rischio sismico. Il rischio logicamente accettabile diventa allora quello
per ridurre il quale si devono adottare provvedimenti tali da comportare
aumenti del costo dell'opera maggiori dei benefici economici connessi con la
riduzione del rischio stesso. Il rischio accettabile viene pertanto
individuato da un'analisi costi-benefici, alla quale si tende far sempre
maggiore ricorso nella maggior parte dei problemi di ingegneria. Esaminando il
problema del rischio accettabile per quanto attiene la sicurezza della vita
umana, si potrebbe, in linea di principio, ricorrere anche in questo caso ad
un'analisi costi-benefici. Questo richiederebbe una monetizzazione della vita
umana, operata la quale, il rischio sismico si configurerebbe come rischio
puramente economico. Può, tuttavia, essere seguito un approccio diverso.
Tutte le attività umane comportano un certo rischio che viene, più o meno
coscientemente, accettato dalla popolazione: ebbene il rischio sismico
accettabile potrebbe essere quello strettamente confrontabile con altri tipi
di rischio connessi con la stessa condizione umana. Da un'analisi di questo
tipo si perverrebbe ad individuare un rischio sismico accettabile dell'ordine
di 10-7 morti per anno e per persona esposta (tale valore del
rischio è di circa 3 ordini di grandezza inferiore a quello relativo
all'impiego dell'automobile con 10-4 morti per anno e per persona
esposta). RISCHIO SISMICO E
PROGETTAZIONE STRUTTURALE
Verifica delle condizioni di progetto
Per quanto
riguarda la possibilità di condurre a termine in modo corretto, e con la
necessaria attendibilità, le condizioni di progetto 1) e 2), si deve
osservare che la situazione è sostanzialmente differente. La verifica della
condizione 1) richiede la determinazione della risposta di un sistema lineare
a un dato spostamento delle fondazioni. Le tecniche e le conoscenze attuali
consentono di effettuare tale calcolo con la richiesta attendibilità. E'
richiesta, inoltre, la definizione di un terremoto caratterizzato da tempi di
ritorno del tutto paragonabili a quelli cui si riferiscono informazioni
sufficientemente attendibili dei terremoti verificatesi in passato. Tale
definizione può allora essere fatta in modo ragionevolmente accettabile. La verifica della
condizione 2) richiede invece che si tenga conto del comportamento dinamico
dei sistemi lineari. Le conoscenze in questo campo sono del tutto inadeguate.
E' inoltre necessario considerare terremoti con tempi di ritorno notevolmente
più lunghi rispetto ai periodi di osservazione disponibili. La definizione di
terremoti di questo tipo presenta allora grandi incertezze. La tendenza
attuale per superare queste difficoltà, almeno per le costruzioni ordinarie,
è quella di condurre una sola verifica che riunisca, in via approssimata, le
due sopra definite. Nella pratica si opera nel modo seguente: sulla base delle
caratteristiche sismiche della regione, individuate essenzialmente da
elaborazioni statistiche delle informazioni disponibili sui terremoti
precedenti verificatesi, vengono fissate le caratteristiche del terremoto di
riferimento per il calcolo in campo
elastico delle strutture. Tale calcolo viene effettuato in modo del tutto
convenzionale. I coefficienti di sicurezza da applicare nella verifica
vengono stabiliti in funzione del grado di garanzia della estrapolabilità
delle statistiche sismiche. Per definire il comportamento delle strutture si
introduce, oltre ai parametri elastici, un coefficiente empirico, dipendente
dal tipo strutturale, che tiene in qualche modo conto della capacità di
adattamento plastico della struttura stessa. Considerazioni
sulla progettazione
Nella realizzazione
di edifici in zone sismiche è necessario tenere in conto alcune importanti
considerazioni: · Il grado di sicurezza richiesto agli edifici in caso di sisma deve essere diverso a seconda delle funzioni cui l'edificio è destinato. E' evidente che il crollo di edifici con alto livello di occupazionalità (scuole, cinema, ospedali ecc.) comporta danni che possono essere di ordini di grandezza diversi da quelli connessi con il crollo di normali edifici di civile abitazione. Per quanto riguarda gli ospedali è addirittura necessario che questi, dopo il terremoto, possano consentire il ricovero e la necessaria assistenza sanitaria di persone rimaste ferite durante il terremoto stesso. La messa fuori servizio di un ospedale potrebbe aggravare seriamente, in termini di perdite di vite umane, le conseguenze di un eventuale terremoto. · Particolare attenzione
deve essere posta nella progettazione di certi servizi che, se di grande importanza in condizioni
normali, possono divenire vitali in caso di sisma (ad esempio il servizio
antincendio). · Particolare attenzione
deve essere posta anche nella progettazione delle opere stradali (ponti,
viadotti ecc.). Il crollo di queste opere renderebbe estremamente difficile
l'opera di soccorso, e quindi aggravare le conseguenze del terremoto. · Criteri particolarmente
severi devono essere prescritti per certi edifici o strutture industriali
(impianti chimici, impianti nucleari ecc.), in quanto il loro danneggiamento,
oltre certi limiti, potrebbe comportare danni ingentissimi nella zona
(fuoriuscita di sostanze nocive, contaminazione da radiazioni nucleari ecc.). · Una certa attenzione
deve essere posta nella realizzazione di certe opere (tramezzi, impianti
elettrici, ecc.) il cui danneggiamento, anche se di scarsa importanza ai fini
della salvaguardia della vita umana, può portare a danni economici
particolarmente severi. L'analisi delle conseguenze di terremoti verificatisi
nel passato recente, in zone per le quali erano in vigore legislazioni
antisismiche, ha messo chiaramente in luce che tali legislazioni si sono
mostrate sostanzialmente adeguate per
quanto riguarda le strutture, mentre sono risultate non idonee per il
contenimento dei danni economici. Molti edifici hanno presentato strutture
praticamente intatte, o poco danneggiate, con danni complessivi dell'ordine
del 30% ¸ 50% del valore totale dell'immobile dovuti appunto ai danneggiamenti
subiti dagli impianti e dalle opere di rivestimento. · Un'analisi accurata dei
fatti verificatisi porta chiaramente alla conclusione che provvidenze di
piccole entità, e quindi di basso costo, avrebbero consentito una sostanziale
riduzione dei danni economici conseguenti al terremoto. Le considerazioni
sopra esposte devono essere attentamente valutate in fase di progetto e
realizzazione dell'opera, anche quando non venga esplicitamente richiesto
nella normativa vigente. Determinazione del Terremoto di Riferimento di
progetto
Il primo problema
che deve essere affrontato, e risolto con ragionevole attendibilità, è la
determinazione del terremoto cui fare riferimento per la progettazione delle
costruzioni. Il terremoto stesso deve essere definito in modo idoneo per il
progettista strutturale. Allo stato attuale tale definizione può essere fatta
nei seguenti due modi: · dando l'andamento dell'accelerazione
del suolo, in funzione del tempo, nelle diverse direzioni; · attraverso lo spettro
di risposta, definito come l'insieme di una famiglia di curve che danno sulle
ascisse le frequenze, o il periodo, e
sulle ordinate i valori massimi delle accelerazioni, delle velocità e degli
spostamenti di una serie di oscillatori semplici aventi ciascuno un valore
assegnato dello smorzamento e della frequenza propria. Il secondo modo,
quello normalmente seguito, consiste nel definire lo spettro di risposta
individuato dalla forma spettrale e dal valore massimo dell'accelerazione al
suolo. Questo problema può essere risolto determinando in primo luogo il
valore massimo dell'intensità o della magnitudo del sisma, caratterizzato da
un prefissato tempo di ritorno (dell'ordine di 100 anni), e, successivamente,
associando a questo sisma il valore massimo dell'accelerazione del suolo. La
soluzione della prima parte del problema richiede, tra l'altro,
l'elaborazione statistica dei dati disponibili sui terremoti che nel passato
hanno interessato la regione all'esame. Fenomeni di questo tipo non possono
essere trattati in modo deterministico, in quanto le conoscenze dei fenomeni
stessi, e delle cause che li hanno originati, non sono adeguate. E' allora
necessario affidarsi ad una elaborazione statistica degli eventi passati,
nell'intento di formulare previsioni di tipo probabilistico per quelli
futuri. A questa
elaborazione sono generalmente associate altre indagini, i cui risultati
possono fornire informazioni di particolare importanza per la valutazione
dell'intensità del terremoto cui fare riferimento per il progetto delle
costruzioni. Tali indagini possono riguardare: · la determinazione delle condizioni
litologiche, stratigrafiche, idrologiche e geologiche della regione; · la identificazione delle strutture
tettoniche presenti nella regione; · la valutazione del
comportamento, durante i precedenti terremoti, dei materiali geologici della
superficie e degli strati giacenti sotto il sito; · la correlazione, quando
possibile, degli epicentri e delle zone macrosismiche di più alta intensità
con le strutture tettoniche collocate nella regione; · la valutazione se
faglie eventualmente presunte debbano essere considerate attive e, in questo
caso, si dovrà determinare: -
la lunghezza della faglia; -
la relazione della faglia con le strutture
tettoniche della regione; -
la natura, l'entità e la storia geologica
degli spostamenti lungo la faglia, con particolare riferimento alla
valutazione del massimo spostamento riferito a ciascun terremoto lungo la
faglia. Attraverso le
indagini e gli studi sopra indicati sarà possibile determinare il massimo
terremoto che può statisticamente verificarsi durante la vita nominale delle
costruzioni. Particolare
importanza riveste, ai fini della soluzione del problema, la elaborazione
statistica degli eventi sismici passati. Tale elaborazione viene normalmente
effettuata facendo riferimento alla "Teoria dei valori estremi",
che consente l'elaborazione di una carta probabilistica degli estremi, nella
quale sono riportati i valori della intensità dei terremoti in funzione del
tempo di ritorno. Se, come quasi sempre si verifica un fenomeno di questo
tipo, la funzione di ripartizione degli evento è di tipo esponenziale, i
punti rappresentativi dei terremoti massimi relativi a ciascun gruppo di n
osservazioni sono sostanzialmente allineati. Risulta allora possibile, e
relativamente attendibile, una estrapolazione di dati storici per la
valutazione del terremoto con un tempo di ritorno dell'ordine di 100 anni,
soprattutto in considerazione del fatto che le informazioni sui terremoti
passati sono relativi a periodi di tempo comparabili con il tempo di ritorno
del terremoto di progetto. Per una valutazione di prima approssimazione è
possibile fare ricorso a relazioni nelle quali sono sintetizzate, per una
determinata zona sismica, le informazioni riguardanti la frequenza e
l'intensità dei terremoti. Tali informazioni sono generalmente condensate
nella funzione N(M), definita come il numero medio N dei terremoti con
magnitudo maggiore di M che si verificano in un anno nella zona considerata. L'analisi di
numerosi dati sperimentali, basate su tecniche del tipo di quelle sopra
indicate, ha condotto a proporre la seguente semplice espressione: N(M)=10A×10-BM, con A e B costanti caratteristiche per ciascuna
zona. Per regioni con caratteristiche simili all'Italia, i valori di A e di
B, riferiti mediamente ad una superficie di 10 6 Km2,
sono i seguenti: A=6,13 e B=1,03. |
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