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COMPUTAZIONALE · · NECESSITA’ DEL MODELLO DI CALCOLO
· LIVELLI DEL PROCESSO DI MODELLAZIONE
· Modellazione della struttura · MODELLAZIONE CON IL METODO DEGLI ELEMENTI FINITI · UTILIZZO DEI
CODICI DI CALCOLO ·
· · · · NECESSITA’ DEL MODELLO DI CALCOLO Gli obiettivi
fondamentali della moderna progettazione strutturale in zona sismica sono
finalizzati a: - sopportare i
terremoti di minore intensità senza danni; - sopportare i
terremoti di moderata intensità senza danno significativo alle strutture, ma
con qualche danno agli elementi strutturali; - sopportare i
terremoti di maggiore intensità senza crolli e salvando le vite umane; - mantenere
alcune strutture essenziali per la sicurezza pubblica e i soccorsi, operative
durante e dopo il terremoto. Nello stesso
tempo è ben noto che l’azione sismica induce in edifici e strutture effetti
di sollecitazione che rendono il reale comportamento dinamico estremamente
complesso da affrontare al fine della progettazione. Il comportamento
dinamico delle costruzioni soggette a sisma, infatti, è molto complesso,
anche in campo elastico lineare. Per essere in grado di conoscere
quantitativamente questi effetti, al fine di poter eseguire un
dimensionamento ottimale della struttura, e dei suoi eventuali componenti
ausiliari, è necessario utilizzare degli schemi di calcolo che consentano una
simulazione del sistema azione-struttura che sia nel contempo affidabile
in termini di analisi strutturale (parametri di sollecitazione/deformazione)
e sufficientemente semplice in termini di implementazione. In generale
nella modellazione di una struttura soggetta a sisma si distinguono due
aspetti, il primo riguardante l’azione, in relazione al tipo di analisi
adottata (statica o dinamica), il secondo riguardante la struttura. Per
quest’ultima, al fine di poter realizzare costruzioni in grado di soddisfare
gli obiettivi sopra elencati, mediante approcci progettuali, comunque
“accettabili” in termini di livello di affidabilità-onere di implementazione,
è necessario far ricorso alla modellazione strutturale, ovvero al modello
di calcolo della struttura. Modello di calcoloIl modello di
calcolo costituisce la fase centrale e più importante della progettazione
strutturale, in quanto ne condizione in modo determinante il risultato
finale. In generale,
il modello di calcolo rappresenta la sintesi del processo mediante il quale
una struttura, e le azioni su di essa agenti, sono ridotte ad uno schema più
o meno semplificato. Il ricorso ad uno schema di calcolo semplificato si
rende necessario poiché i sistemi azione-struttura sono in generale entità
fisiche notevolmente complesse, i cui comportamenti sono influenzati da un
grande numero di variabili. L’adozione di un modello di calcolo si sviluppa
per fasi attraverso i livelli del processo di modellazione. LIVELLI DEL PROCESSO DI MODELLAZIONE Scopo
della modellazione è quello di simulare in modo realistico il comportamento
della struttura definito in termini di parametri di sollecitazione (sforzo
normale, taglio, momento flettente), di deformazione (spostamenti, rotazioni)
e di tensione (normale, tangenziale). Va, tuttavia, precisato che la
modellazione non deve necessariamente aderire il più possibile alla realtà
fisica da simulare, in quanto un maggiore dettaglio nella sua definizione
potrebbe non dare un altrettanto importante contributo nella precisione dei
risultati che ci si attende. Il processo di modellazione deve essere invece
una procedura di sintesi delle analisi che individuano quali variabili
influiscono in modo rilevante sul comportamento della struttura, da quelle
che lo sono meno. Ciò è essenziale per poter cogliere gli aspetti più
importanti del sistema fisico da analizzare, trascurando, invece, quelli che
non danno contributi significativi a questo scopo. Tale procedura coinvolge
la struttura vera e propria, i carichi agenti su di essa ed eventuali
sottostrutture di interazione (ad esempio il terreno per le opere di
fondazione), mediante l’assunzione di approssimazioni e ipotesi tali da
mettere in evidenza i fattori principali che caratterizzano il comportamento
dinamico del sistema strutturale nella sua globalità. L'insieme di queste
approssimazioni e ipotesi, che vengono assunte alla base del processo di
modellazione, costituiscono nel loro complesso il modello di calcolo
della struttura. Operate
queste scelte, la disponibilità del modello consente di analizzare la
struttura come un'unica entità, anche in presenza di complesse geometrie
strutturali e condizioni di carico, come appunto quelle sismiche. A tal fine il
processo che concorre alla definizione del modello di calcolo può essere
riconducibile allo sviluppo delle seguenti tre fasi di modellazione: modellazione
dell’azione sismica modellazione dei
materiali strutturali modellazione
della struttura Modellazione della struttura
Nella
modellazione di una struttura soggetta all’azione sismica si possono
distinguere due fasi: la modellazione fisica e la modellazione
matematica. Nella modellazione fisica si individuano gli elementi e le
caratteristiche che influenzano in maniera significativa il comportamento
sismico della struttura, eliminando tutti gli elementi costruttivi e le
caratteristiche che appaiono superflui ai fini della valutazione degli
effetti sismici. Nella modellazione matematica si definisce, invece, la procedura
per riprodurre il comportamento dei singoli componenti strutturali (nella
quasi totalità dei casi la procedura adottata è quella che discretezza la
struttura mediante l’utilizzo di codici di calcolo ad elementi finiti). La
modellazione strutturale deve essere concepita in modo tale da simulare il
“reale” comportamento dinamico, dando più importanza a quei dettagli che
maggiormente caratterizzano gli aspetti principali della dinamica globale. Nella
maggior parte dei casi le strutture per l’edilizia civile non rispettano i
requisiti di compattezza, in pianta e in elevazione, e di simmetria globale,
che rendono prevedibili e simulabili con analisi statiche su modelli piani
gli effetti dinamici indotti dall’azione sismica. Il più delle volte, invece,
è necessario il ricorso ad analisi dinamiche di modelli 3D, utilizzando
metodologie che normalmente non fanno parte del tradizionale bagagliaio
culturale dell’ingegnere. Il miglioramento che si può conseguire con
l’adozione di modelli tridimensionali e analisi dinamiche è legato alla
possibilità di eliminare o ridurre alcune tipiche “patologie” manifestate
dagli edifici durante i passati terremoti, ed in particolare quelle legate
alla presenza di irregolarità planimetriche ed altimetriche della struttura,
alla disomogenea distribuzione delle rigidezze e delle resistenze, agli
effetti locali e globali prodotti dagli elementi non strutturali. Si fa notare che
modelli complessi possono talvolta costituire delle inutili e dannose
sofisticazioni: inutili, in
quanto non è detto che diano contributi significativi ai risultati che ci
attendiamo, rispetto all’utilizzo di modelli più semplici dannose perché
possono essere facile causa di errori insiti nella modellazione stessa, conducendo
l’analisi strutturale a risultati finali falsati. Si tenga tuttavia
presente che il processo di modellazione è tutt’altro che un’operazione
semplice: il modello di calcolo finale rappresenta in sintesi ciò che
l’analista ha ritenuto essenziale considerare, o non considerare, del
fenomeno fisico da simulare. Una sua errata valutazione nell’analisi del
comportamento dinamico può pregiudicare con gravi conseguenze la sicurezza
della costruzione, e quindi di tutto quello che vi si trova al suo interno.
La conseguenza è che il concetto di modello sofisticato sopra esposto assume
ora un’importanza relativa, nel senso che essa dipende in maniera soggettiva
da chi concretamente realizza il modello. Ad esempio, se un
edificio multipiano con telaio in cemento armato e tamponature in muratura
presenti alternate ai vari piani viene modellato considerando, a “favore
della sicurezza”, solamente il telaio, al fine del comportamento dinamico, in
presenza di sisma, questa struttura rischia il crollo per rottura fragile a
taglio dei pilastri. In questo caso specifico considerare, dove presenti, le
murature di interpiano non costituisce una sofisticazione del modello, ma al
contrario una necessità prioritaria per la sicurezza globale della
costruzione. Il non considerare, perché “ritenute non necessarie”, le
presenze effettive della muratura (pilastri a rigidezza variabile con
l’altezza, essendo alcuni confinati dalla muratura e altri no), non solo non
è a favore della sicurezza, ma può diventare causa di seri danneggiamenti
agli elementi strutturali, se non addirittura di crollo dell’edificio con
perdite di vite umane. Da queste brevi,
ma importanti, osservazioni scaturisce il principio fondamentale secondo il
quale la complessità del modello strutturale da adottare deve essere
“proporzionale” alla reale necessità del caso specifico. Ciò significa che
una maggiore complessità della modellazione è giustificata se essa,
supportata da una chiara comprensione del suo effettivo funzionamento,
apporta alla progettazione strutturale concreti benefici, sia sul piano della
sicurezza che su quello dei costi di costruzione (come ad esempio un migliore
e razionale utilizzo dei materiali da costruzione, una maggiore conoscenza
del livello di sicurezza strutturale, la valutazione ottimale della stabilità
di strutture esistenti altamente pericolose in caso di evento sismico per la
popolazione civile, l’opportunità di adottare o meno sistemi ausiliari per la
protezione sismica, ecc.). In altri termini il modello di calcolo va ottimizzato
in relazione alle esigenze specifiche del caso in esame, prestando attenzione
al fatto che la delicatezza del processo di modellazione della struttura, e
le conseguenze che esso può avere in termini di correttezza dei risultati,
suggeriscono di considerare con adeguato approfondimento entrambi questi
aspetti. Soluzione numerica del modelloLa
definizione di uno schema strutturale che sia al tempo stesso abbastanza
semplice da essere agevolmente calcolabile e sufficientemente completo da
mettere in conto l'effetto delle variabili più importanti, è un problema
cruciale della progettazione, in quanto da tale definizione dipende, più
ancora che l'esattezza numerica dell'analisi, l'attendibilità dei risultati.
L'avvento dei moderni procedimento di analisi ha indubbiamente permesso di
adottare modelli più complessi e quindi più attendibili che in passato; in
particolare ha consentito l'uso estensivo dei modelli strutturali
tridimensionali (modelli 3D). Per
schemi complessi l’unica procedura in grado di fornire risultati
soddisfacenti è quella che utilizza la modellazione strutturale mediante la
discretizzazione in elementi finiti e la relativa soluzione per via numerica
tramite il Metodo degli Elementi Finiti. MODELLAZIONE CON IL METODO DEGLI ELEMENTI FINITI ll
Metodo degli Elementi Finiti (Finite Element Method o FEM) è una
tecnica dell'Analisi Numerica volta ad ottenere soluzioni approssimate per
una molteplicità di problemi, non solo di Ingegneria Strutturale, ma anche di
Fisica, Bioingegneria, Astronomia. Sintetizzando si può dire che le equazioni
differenziali che reggono il problema fisico (nel nostro caso le equazioni
del moto nell’analisi dinamica delle strutture) vengono lasciate inalterate
(relativamente a ciascun elemento finito) mentre il dominio di definizione
delle equazioni (la struttura) viene discretizzato. In un problema al
continuo di qualsivoglia dimensione, come appunto la struttura di un
edificio, la variabile spostamento, che ne definisce istante per istante la
deformata, è funzione di ciascun generico punto del dominio di definizione.
Di conseguenza il problema presenta un numero infinito di incognite. La
procedura di discretizzazione agli elementi finiti lo riduce ad un problema
con un numero finito di incognite, suddividendo il dominio in elementi
finiti ed esprimendo il campo incognito in termini di funzioni
approssimanti, definite all'interno di ogni elemento. Le funzioni
approssimanti, chiamate anche funzioni di forma, vengono
individuate mediante i valori che la variabile dipendente assume in punti
specifici detti nodi. I nodi sono posti di solito sul
contorno degli elementi, in punti comuni a due o più elementi. Oltre ai nodi
sul contorno un elemento può presentare dei nodi al suo interno. I valori che
la variabile di campo assume sui nodi, ne definiscono univocamente
l'andamento all'interno dell'elemento. Nella rappresentazione agli elementi
finiti di un problema, i valori nodali della variabile di campo rappresentano
le nuove incognite. Modellazione strutturale con il FEMIl Metodo degli
Elementi Finiti modella la struttura mediante una maglia (mesh) di
punti significativi (nodi) collegati da parti strutturali di dimensione
finite (elementi finiti). La legge di variazione degli spostamenti
all’interno dell’elemento dipende dal tipo di elemento adottato, risultando
funzione dei soli spostamenti, detti gradi di libertà, dei nodi che esso
connette. Lungo ciascun lato del contorno tale legge dipende dai soli gradi
di libertà dei nodi giacenti sul lato medesimo. Tutte le sollecitazioni e le
tensioni sono perciò esprimibili, tramite le relazioni costitutive del
materiale, in funzione degli spostamenti nodali, che rappresentano le uniche
incognite del problema. La struttura può dunque essere vista come un insieme
complesso di parti semplici (elementi finiti). All’elemento finito è associato direttamente il concetto di discretizzazione
del continuo, operazione mediante la quale la struttura (ovvero il dominio di
definizione delle equazioni differenziali che reggono il problema matematico)
viene suddiviso in una maglia di elementi finiti. Di tali parti si modella,
una volte per tutte, il comportamento meccanico in termini matematici, così
da lasciare all’analista il solo onere della suddivisione (discretizzazione)
della struttura continua reale in elementi finiti appunto, mentre il codice
di calcolo svolge l’intera trattazione numerica del problema. Lo
stato tensionale all’interno dell’elemento è condizionato solo da alcuni
gradi di libertà dei nodi che esso collega; se i restanti gradi di libertà
non vengono bloccati, o non sono collegati ad altri elementi, la struttura
risulterà labile e il programma terminerà l’esecuzione con un messaggio di
errore, o fornendo risultati privi di significato fisico. Nei modelli
strutturali, in particolare quelli degli edifici, gli elementi finiti di uso
più frequente sono gli elementi beam (elementi 1D). Essi
permettono di modellare con buona accuratezza oltre che i telai, anche le
pareti, i nuclei ascensore e, almeno ai fini della valutazione del comportamento
globale, i pannelli di tamponatura e i solai. Talvolta, per gli elementi a
prevalente sviluppo piano (solai, parete) è preferibile utilizzare elementi
shell (elementi 2D di forma triangolare e quadrangolare), mentre per la
modellazione di strutture compatte (ad esempio una diga) si utilizzano gli elementi
brick (elementi 3D di forma tetraedrica, prismatica, ed esaedrica). UTILIZZO DEI CODICI DI CALCOLO Modellazione
dinamica della struttura
In generale, il modello
matematico che descrive il comportamento di una struttura (ad esempio un
telaio) soggetta ad un insieme di forze inerziali FS(t)
(forze trasmesse alla struttura per effetto del moto del suolo al quale è
ancorata) è costituito da un sistema di equazioni differenziali (equazioni
del moto), le quali esprimono l’equilibrio dinamico dei suoi gradi li
libertà. Nell’ipotesi che la struttura abbia un comportamento elastico
lineare, il sistema di equazioni differenziali può porsi nella forma di
un’equazione vettoriale del tipo:
nella quale [M] è Le
dimensioni delle matrici e dei vettori sono pari al numero dei gradi di
libertà assunti per la modellazione cinematica dell’intera struttura.
L’espressione del vettore FS(t) e/o le modalità di soluzione del problema
dipendono dalla modellazione delle azioni, mentre le espressioni di [M], [C]
e [K] dipendono, rispettivamente, dalle modellazioni della massa strutturale,
dello smorzamento e della rigidezza. Si dimostra che la soluzione del sistema
(1), ovvero il calcolo di x(t), equivale, sotto certe ipotesi, ad una
combinazione di N forme modali prefissate, dipendenti esclusivamente
dalle caratteristiche dinamiche del sistema (Analisi Modale). A
ciascuna forma modale (autovettore) corrisponde un ben determinato
periodo modale di vibrazione (autovalore). In termini matematici
l’operazione di determinazione dei modi di vibrazione costituisce un problema
agli autovalori ed autovettori. La forma modale ed il periodo modale
definiscono univocamente il modo di vibrare a meno di una costante
moltiplicativa. Modelli
lineari e non lineari Il
grande vantaggio che se ne trae utilizzano modelli strutturali a
comportamento elastico lineare consiste nel fatto che ciascun modo può essere
studiato come un sistema ad un grado di libertà, in quanto il suo moto è
descrivibile mediante un unico parametro (l’ampiezza del movimento). La
modellazione elastica lineare delle strutture comporta delle notevoli
vantaggi, sia a livello di implementazione del modello numerico stesso da
parte dell’analista, sia a livello di verifica e controllo dei risultati. Per
sfruttare questi notevoli vantaggi, in luogo di complesse analisi non
lineari, la normativa sismica consente di utilizzare analisi elastiche basate
su spettri di risposta di progetto ridotti rispetto a quelli elastici tramite
il coefficiente di struttura q, funzione del materiale, della
tipologia e della duttilità strutturale. In altri termini è possibile
progettare le struttura con forze sismiche ridotte a patto però che la
struttura sia capace di sviluppare stabili meccanismi di dissipazione
energetica (comportamento duttile). Per
strutture per le quali non è possibile invece ipotizzare un comportamento
elastico lineare si dovranno adottare modellazioni numeriche in grado di
considerare gli aspetti strutturali fondamentali che condizionano e
caratterizzano il comportamento dinamico complessivo. Ad esempio per le
strutture in murature i modelli di simulazione devono, o dovrebbero essere in
grado, di valutare la risposta globale considerando che il meccanismo
resistente è governato dalla risposta nel piano delle pareti, ed
eventualmente anche i meccanismi di collasso associati alla risposta dinamica
fuori del piano. Le
murature infatti sono forme costruttive che possono differire
considerevolmente per materiali, tessitura, concezione d’insieme del sistema
strutturale e dettagli costruttivi. Le
procedure classiche per il calcolo della risposta sismica di edifici a pareti
murarie sono tipicamente analisi statiche non lineari (pushover analysis). Corretto
utilizzo dei codici
Essendo il FEM
una procedura di tipo numerico essa costituisce di conseguenza un metodo
approssimato: l’approssimazione è dovuta fondamentalmente a due cause
principali, insite nella natura stessa della procedura: - dalle tecniche utilizzate
per ridurre a forma algebrica il problema differenziale assegnato -
dall'elaborazione automatica, mediante un'algebra a precisione finita delle
equazioni risolventi Un
corretto impiego del metodo implica pertanto in primo luogo la conoscenza delle
ipotesi e delle formulazioni che ne sono alla base, delle sue proprietà di
convergenza, dei criteri e degli accorgimenti per passare da un prototipo
assegnato ad un suo modello matematico effettivamente rappresentativo.
Secondariamente occorre conoscere le caratteristiche dei problemi algebrici
di cui si cerca la soluzione, individuando quali impostazioni, tra altre,
portano a risultati con accuratezza maggiore, quali sono i fattori che
possono generare decrementi di accuratezza, quali i criteri per misurarne il
livello. I risultati ottenuti con l'automatismo di un codice, vanno infine
verificati, interpretati, a volte ulteriormente affinati e presentati in
forma efficace e sufficientemente documentata da consentire elaborazioni
parallele di riscontro. I criteri che
consentono di esprimere un giudizio sulla correttezza dei risultati
dell'analisi, ottenuti in seguito all'elaborazione mediante l'impiego dei
codici di calcolo, consistono essenzialmente: - nella stima
dell'affidabilità dei codici di calcolo -
nei controlli sui modelli agli elementi finiti A conclusione di
questa breve introduzione è importante sottolineare che l’esito dell’analisi
di un problema strutturale dipende certamente dalla qualità dei mezzi
informatici impiegati (hardware e software), ma anzitutto dalla preparazione,
dalla capacità e dalla consapevolezza di chi la esegue. |
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