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· Impianti · · TERREMOTO DI TOHOKU
DELL’11.03.2011: COMPORTAMENTO DEGLI · IMPIANTI NUCLEARI DI FUKUSHIMA ·
· 1 - EVENTO SISMICO
· 2 - TSUNAMI · 3 - IL
COMPORTAMENTO DEGLI IMPAINTI GIAPPONESI · 4 - DATI DI PROGETTO E NORMATIVA · 5 - CONCLUSIONI · ·
·
· * Laboratorio Prevenzione Rischi Naturali
e Mitigazione Effetti (PREV) dell’Unità Tecnica Caratterizzazione,
Prevenzione e Risanamento Ambientale (UTPRA) dell’Agenzia nazionale per le
nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA),
Centro Ricerche della Casaccia (Roma). ** Responsabile del Laboratorio
UTPRA-PREV dell’ENEA, Centro Ricerche della Casaccia (Roma); socio fondatore
dell’associazione GLIS (GLIS – Isolamento ed altre Strategie di Progettazione
Antisismica); socio dell’Anti-Seismic Systems International Society (ASSISi). *** Responsabile dell’Unità Tecnica
Ingegneria Sismica dell’ENEA, Centro Ricerche di Bologna; segretario generale
delle associazioni GLIS e ASSISi. **** Direttore del Centro Ricerche di
Bologna dell’ENEA e coordinatore degli interventi di promozione,
trasferimento e sviluppo tecnologico delle attività svolte dai Centri ENEA
del Nord Italia, Bologna; membro della Commissione IPPC per la concessione
dell’AIA; docente di Costruzioni in Zona Sismica alla Facoltà di Architettura
dell’Università degli Studi di Ferrara; presidente dell’associazione GLIS;
primo past president e
coordinatore del Task Group 5 on Seismic Isolation of Structures dell’European Association for Earthquake
Engineering (EAEE-TG5). ***** Unità Tecnica Metodi per la
Sicurezza dei Reattori e del Ciclo del Combustibile, Centro Ricerche di
Bologna. Questo
articolo riporta il testo di un rapporto dell’ENEA ed è pubblicato anche
sulla rivista 21mo Secolo – Scienza e Tecnologia. 1 –
EVENTO SISMICO L'evento sismico di magnitudo 9,0, noto come
2011 Tohoku Earthquake,
che ha colpito le coste dell'isola di Honshu l'11
marzo 2011 (alle 05:46 UTC, con epicentro Lat.
38.322°N, Long. 142.369°E) si è verificato a circa La rete accelerometrica giapponese K-Net (www.bosai.go.jp/e) ha registrato i
valori di picco riportati nella Figura 1, da cui è evidente
che l’area delle centrali nucleari di Fukushima ha subito accelerazioni con
picco fino a
Figura 1 - Valori di picco registrati durante l'evento Figura 2 - Time history registrate al sito Principale accelerometrico
di Fukushima 3 Nella Figura
3
si riporta poi la mappa della pericolosità sismica per il Giappone espressa
in gradi della scala JMA (Japan Meteorogical Agency), che prevede valori di intensità
da
Figura 3 - Mappa di pericolosità sismica
nella scala JMA Per quanto riguarda il funzionamento dell’early warning (Figura 5), l’allarme è stato tempestivo, dando
diversi secondi di vantaggio per intervenire su impianti a rischio di
incidente rilevante e treni ad alta velocità: tali interventi sono stati, in
realtà, efficaci. Va ricordato che il sistema di early warning funziona sulla base di
elementi di valutazione concettualmente semplici:
Il sistema di
allarme ha un'utilità immediata per opere particolari, per le quali alcuni
secondi possono essere vitali per portarsi in condizioni di sicurezza o di
minore vulnerabilità, come, ad esempio, per i treni ad alta velocità. Nel
caso del terremoto di Tohoku
il tempo a disposizione è stato di 8-30 s
per le zone più vicine all’epicentro. 2 -
TSUNAMI Come si è detto
e come è mostrato, in 21mo
Secolo – Scienza e Tecnologia, da Martelli e Panza, l'evento ha causato
uno tsunami, che ha investito non
solo la vicina costa giapponese, ma anche quella russa, a nord, e, dopo
diverse ore, quella californiana. Anche l’allarme tsunami è stato diramato,
ma è vivo il dubbio che diversi falsi allarmi precedenti abbiano indotto
molti cittadini a sottovalutare l’allarme stesso. Come è noto, la velocità di
propagazione delle onde dello tsunami
cresce con legge non lineare con la profondità del mare e varia, in genere,
tra 300 e 1.000 km/h. Nella Figura 4 è riportata la
registrazione di un mareografo in posizione non ben identificata, ma non
molto distante dalla costa dell'area di Fukushima. Si legge un intervallo di
circa 25 min tra sisma (14:46) e tsunami (15:10).
Figura 4 - Andamento delle onde
registrato a largo di Fukushima Le onde hanno raggiunto, in prossimità
delle coste giapponesi, un'altezza massima misurata di oltre
Quanto all’altezza delle onde
effettivamente sopraggiunte sulla costa in corrispondenza delle centrali,
dall’esame di filmati dell’evento risulta che essa ha superato In definitiva, si può asserire che le onde
significative sono lì giunte da 30 a 50 min dopo
l’evento sismico, mentre il picco si è verificato 65 min
dopo tale evento. Ciò è coerente anche con alcune simulazioni che, tarate su
altri siti (non su quello del sito di Fukushima), forniscono per l'area delle
centrali di tale sito tempi di arrivo delle onde compresi tra 45 e 50 min.
Figura 5 - Altezze delle onde 3 –
IL COMPORTAMENTO DEGLI IMPIANTI GIAPPONESI Come è
sottolineato anche nell’articolo già citato di Martelli e Panza, lo
spegnimento dei reattori risulta essere avvenuto regolarmente, con la
conseguente interruzione della reazione nucleare di fissione a catena, tale
rimasta anche nelle successive fasi; risultano anche essere correttamente
entrati in funzione i generatori diesel di emergenza, che devono fornire
l’alimentazione elettrica ai sistemi attivi di raffreddamento del nocciolo
dei reattori per l’asportazione del calore residuo di decadimento quando,
come era accaduto, sia venuta a mancare l’erogazione dell’energia elettrica.
Ciò indica, almeno per questi aspetti, un’adeguata progettazione sismica,
nonostante si tratti di impianti assai “vecchi” e sebbene l’entità del
terremoto di progetto sia stata alquanto sottovalutata (si è stimato che le
accelerazioni massime del terreno siano state di 3,3-6,4 m/s2, con
punte fino ad addirittura 10,8-28,7 m/s2, contro i valori previsti
di 2,4-3,2 m/s2). Inoltre, in fase
di progetto, erano stati sottovalutati anche la pericolosità da tsunami,
connessa a quella del sisma, che, invece, è notevole anche per la vicinanza
degli impianti di Fukushima all’oceano, ed il conseguente rischio: infatti, è
stato a causa di danneggiamenti dovuti allo tsunami che, dopo circa 1 ora, i
diesel di emergenza di Fukushima Daiichi,
installati ad una quota troppo bassa (circa 3,5 m sotto al piano di base
dell’edificio turbine, che è situato a 10 m sul livello del mare), hanno cessato
di funzionare (risulta che acqua marina si sia mescolata al combustibile di
alimentazione dei motori), e sono divenute impraticabili le vie di
comunicazione al sito. 4 –
DATI DI PROGETTO E NORMATIVA L’unità 1 dell’impianto nucleare di
Fukushima Daiichi (in figura Figura 6 prima dello tsunami e in Figura
7 dopo lo tsunami), reattore G.E. BWR (Boiling Water Reactor, cioè reattore ad Acqua
Bollente) da 439 MWe è entrato in funzione il 26
marzo 1971 e, pertanto, ne era prevista la disattivazione pochi giorni dopo
l'evento sismico di Tohoku, ossia al compimento dei
40 anni di attività. Si tratta del terzo reattore in ordine di anzianità fra
i 54 attivi in Giappone; il corrispondente reattore di Daini è un BWR da
1.067 MWe entrato in funzione 11 anni dopo. La costruzione ebbe inizio nel 1965, quindi
il progetto risale presumibilmente agli inizi degli anni Sessanta. Dal punto
di vista sismico l'impianto fu progettato con riferimento ad un picco di
accelerazione del terreno di
Figura 6 - Gli impianti di Fukushima Daiichi prima dello tsunami
Figura 7 - Gli impianti di Fukushima Daiichi dopo lo tsunami Attualmente per gli impianti “a rischio di
incidente rilevante” si considerano usualmente due eventi sismici di
riferimento:
In altre parole, l'impianto deve continuare
a funzionare regolarmente per eventi sismici inferiori all'OBE, mentre deve spegnersi
e mantenersi in sicurezza per eventi superiori. Il terremoto SSE rappresenta
il massimo evento considerato nel progetto; l'OBE è usualmente fissato in
modo da ottenere azioni sismiche pari ad almeno il 50% di quelle
corrispondenti all’evento SSE. Anche per gli impianti nucleari giapponesi,
attualmente, sono definiti due terremoti di riferimento:
Il terremoto Ss è definito come quello
avente probabilità "molto bassa" di verificarsi durante la vita
dell'impianto, con l'obiettivo di evitare il rischio di esposizione
radiologica seria alla popolazione. Si riconosce "l'esistenza di un
rischio residuo", legato alla possibilità di scuotimenti sismici che
superino quelli previsti in progetto (Ss), con eventuale rilascio radioattivo. Al riguardo si
prescrive che, in sede di progetto, debba esser fatto ogni sforzo per
minimizzare tale "rischio residuo", attraverso un'appropriata
scelta del terremoto di progetto. Questo è fissato a partire dalla magnitudo,
correlata alla scala Shindo
del Japan Meteorogical
Agency, a sua volta correlata ai valori di accelerazione al suolo. La
normativa aggiornata a maggio Il terremoto Sd è definito sulla base del
terremoto Ss:
in particolare, le azioni sismiche (in termini di spettro di risposta)
relative al Sd sono ottenute dal quelle del sisma Ss attraverso
un opportuno coefficiente riduttivo, che può variare per i vari componenti
dell'impianto in funzione della loro rilevanza. Tale coefficiente non deve,
comunque, essere inferiore a 0,5. Si evidenzia che, nelle norme giapponesi,
non si fa riferimento allo spegnimento dell'impianto, ma solo all'integrità
delle funzioni di sicurezza. 5 – CONCLUSIONI Le pur scarse informazioni certe,
disponibili al momento della scrittura di questo articolo, sul comportamento
degli impianti nucleari di Fukushima a seguito del terremoto di Tohoku spingono
a mettere in evidenza alcuni aspetti da tenere in conto per le eventuali
future realizzazioni:
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