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· Opere di Sostegno dei Terreni · · ANALISI DINAMICA DELL’INTERAZIONE
MURO-TERRENO · · ASPETTI GENERALI DEL PROBLEMA
· MODELLI SEMPLIFICATI
· MODELLI AD ELEMENTI FINITI · · · · · · · ASPETTI GENERALI DEL PROBLEMA Il problema dell’interazione dinamica
terreno-struttura, ovvero DSSI (Dynamic Soil-Structure
Interaction) scaturisce dal fatto che la risposta sismica di un’opera di
sostegno avente a valle e a monte un terreno deformabile, differisce sotto
vari aspetti da quella della stessa struttura fondata su terreno rigido e
soggetta al medesimo terremoto. Per le strutture in generale ciò è dovuto al
fatto che (EC8): · il moto della fondazione su suolo deformabile è diverso da quello
della superficie libera, e può includere una componente importante di
rotazione legata al moto della struttura su suolo rigido; · il periodo fondamentale di vibrazione della struttura su suolo
deformabile è superiore a quello della struttura su suolo rigido; · i periodi naturali, le forme modali ed i fattori di partecipazione
modale della struttura su suolo deformabile sono diversi da quelli della
struttura su suolo rigido; · lo smorzamento complessivo della struttura su suolo deformabile
include sia quello da “radiazione” che quello interno, generato all’interfaccia
terreno-fondazione. Per tenere conto dell’influenza del DSSI
nei modelli di analisi si fa riferimento sostanzialmente a due metodologie di
calcolo: modelli semplificati modelli ad elementi finiti Questi modelli colgono bene le principali caratteristiche
della risposta dinamica di queste opere e possono essere impiegati per
effettuare calcoli approfonditi che, tuttavia, si giustificano soltanto per
strutture di particolare rilievo, la cui sicurezza, nei confronti di una
eventuale azione sismica, assume un’ importanza strategica per la Protezione Civile (ospedali, caserme, centrali elettriche,
ecc.). MODELLI SEMPLIFICATI Nella letteratura scientifica sono
disponibili alcune soluzioni dinamiche che tengono conto di uno o due gradi
di libertà per i muri rigidi e di uno o numerosi gradi di libertà nel caso di
muri a mensola e di opere di sostegno flessibili.E’ possibile modellare l’interazione dinamica terreno-struttura
schematizzando il terreno a contatto col muro come un insieme discreto di molle
equivalenti che trasmettono all’opera di sostegno le azioni indotte dal
terreno durante l’eccitazione sismica, e smorzatori equivalenti che tengono
conto della capacità del terreno di dissipare parte dell’energia fornita al
sistema dalla forzante sismica. Tale modello è caratterizzato da due gradi di
libertà, uno di spostamento ed uno di rotazione, ed è applicabile a muri a
gravità posti a sostegno di terreni granulari in assenza di falda. Criteri
per la scelta dei valori di rigidezza
I valori da attribuire alla rigidezza delle
molle, funzioni del tipo di terreno e di strutture, vengono a dipendere dalla
situazione specifica nella quale si opera la modellazione. In particolare si
può verificare che la struttura sia schematizzabile come un corpo rigido (ad
esempio un muro a gravità) su un suolo deformabile, oppure si è nella
condizione in cui tutta la deformabilità sia attribuibile alla struttura (ad
esempio una paratia) e che relativamente ad essa il terreno alla base sia
schematizzabile come vincolo rigido. Naturalmente risultano anche possibili
situazioni intermedie nelle quali la dinamica del sistema è determinata dalla
deformabilità sia della struttura sia del terreno (ad esempio un muro di
sostegno a mensola). Criteri per la scelta dei valori di
smorzamento
Per avere dei valori da attribuire ai
coefficienti di smorzamento è necessario osservare che essendo infinito lo
spazio considerato, esistono onde meccaniche che partendo dalla struttura si
propagano in ogni direzione e non ritornano ad essa, disperdendo quindi
energia per radiazione. Al contrario, se nelle immediate vicinanze esiste uno
strato di terreno che riflette le onde sismiche, come nel caso di un letto
roccioso a poca profondità), la scelta dei coefficienti deve essere adeguatamente
valutata al caso specifico. Tali coefficienti, assumendo valori diversi a
seconda del tipo di moto coinvolto (orizzontale, verticale o flessionale),
rappresentano soltanto la dissipazione di energia per radiazione di onde
elastiche nel suolo. In realtà nelle applicazioni deve considerarsi anche lo smorzamento
intrinseco del terreno, al fine di tenere conto delle dispersioni di
energia nei cicli di isteresi del suolo. MODELLI AD
ELEMENTI FINITI
Per simulare il
DSSI il più fedelmente possibile sono state effettuate ampie indagini
teorico-numeriche con l’obiettivo di definire i meccanismi e i parametri
fondamentali (geotecnici e strutturali) che stanno alla base del
comportamento dinamico delle opere di sostegno soggette ad azione sismica.
Ciò ha consentito di realizzare codici di calcolo ad elementi finiti (modelli
FEM) in grado di simulare, localmente, l’interazione dinamica e, globalmente,
la risposta sismica del sistema muro-terreno. Approccio con il metodo degli elementi finitiIl vantaggio che deriva dall’utilizzo di
queste metodiche di calcolo scaturisce dalla possibilità di caratterizzare in
modo dettagliato quegli aspetti che maggiormente influenzano il comportamento
sismico delle strutture soggette al moto sismico. In particolare è possibile
considerare: a) la variazione delle caratteristiche del
suolo con la profondità b) la variazione del moto nei diversi
strati di terreno c) l’effetto di strutture adiacenti d) la non-linearità del legame
sforzi-deformazioni del suolo e) la dipendenza dell’assorbimento di
energia del suolo dal livello si sforzi che s’instaura dopo il terremoto f ) l’effetto tridimensionale del problema I punti a), b) e c) costituiscono gli
aspetti caratteristici dei problemi risolti mediante la formulazione per
elementi finiti, poiché essa consente una rappresentazione dettagliata delle
proprietà dei materiali e quindi del moto in diversi punti dello spazio. I
punti d) ed e) sono invece caratteristici dei processi di iterazione nel
calcolo a elementi finiti, mediante i quali si aggiorna la matrice dei
termini di rigidezza e dei termini di dissipazione in funzione dello stato di
sforzo indotto nella struttura o nel terreno dal sisma. Il punto f) è tipico
dei problemi di dinamica del suolo e riguarda la possibilità di simulare
adeguatamente lo spazio infinito mediante un modello di dimensioni finite e
opportune condizioni al contorno. Ciò è di particolare interesse quando si
pone il problema di restringere l’analisi ad una porzione limitata di spazio
S, attorno alla struttura, e la modellazione del restante spazio è richiesta
soltanto per fornire ai fenomeni che si verificano in S le necessarie
condizioni al contorno. Modellazione FEM
del sistema muro-terreno
Il problema del calcolo degli spostamenti
indotti dal sisma sulle opere di sostegno comporta la definizione di un
legame costitutivo del terreno, il quale, deformandosi per effetto
dell’azione sismica, interagisce reciprocamente con il moto del muro. In
questi particolari problemi di DSSI si utilizzano modelli a soluzione
numerica nei quali il sistema muro-terreno viene discretizzato con una mesh a
elementi finiti, nei cui nodi sono localizzati gli spostamenti (incogniti)
del sistema. Se si indica con x(t) il vettore degli
spostamenti nodali l’equilibrio dinamico globale di tale
sistema si ottiene scrivendo l’equazione del moto (equazione matriciale)
nella forma seguente:
nella quale [M] è
la matrice di massa, [C] è la matrice di smorzamento, [K] è la matrice
di rigidezza e FS(t) è il vettore dei
carichi dinamici esterni (i puntini sopra la x indicano l’ordine della
derivata rispetto al tempo). La determinazione dei coefficienti che
compongono le matrici dipende dalle ipotesi alla base del modello dinamico
considerato, nonché dai gradi di libertà che il sistema possiede. La
definizione della massa che partecipa al moto, il meccanismo di dissipazione
dell’energia, che a rigore dovrebbe tener conto sia dello smorzamento
materiale che di quello geometrico, e la valutazione della rigidezza del
terreno, il cui comportamento è marcatamente non lineare, rendono il problema
dinamico estremamente complesso e risolvibile solo a condizione di porre
ipotesi semplificative. Le soluzioni ottenute mediante la
modellazione dell’interazione muro-terreno con il metodo degli elementi
finiti comporta tuttavia l’introduzione di particolari elementi di giunto
all’interfaccia tra il terreno e la struttura. |
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