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· Opere di Sostegno dei Terreni · · INTRODUZIONE ALLA PROGETTAZIONE
DELLE OPERE DI SOSTEGNO · · ASPETTI GENERALI
· DEFINIZIONE DELL’AZIONE SISMICA
· PROGETTAZIONE: REQUISITI E CRITERI GENERALI SECONDO L’EC8 · PROGETTAZIONE: METODI E ASPETTI DELLA MODELLAZIONE · VERIFICHE CON
IL METODO DEGLI STATI LIMITE · · ·
· · ASPETTI GENERALI Le azioni dinamiche generate
dal verificarsi di un evento sismico determinano una sensibile alterazione
dello stato di sforzo del terreno e ne influenzano le caratteristiche di
deformabilità e resistenza in misura significativa, come è ampiamente
dimostrato dalla vasta produzione scientifica sul tema del comportamento dei
terreni sottoposti a carichi ciclici e dinamici. E’ pertanto evidente che gli
effetti indotti dal sisma assumano estrema rilevanza nei problemi di
interazione tra il terreno e le opere di ingegneria civile in generale e
nello studio delle opere geotecniche in particolare. Tra queste ultime le
opere di sostegno dei terreni occupano un posto singolare per la loro ampia
diffusione sul territorio e per la specifica funzione nel settore delle
infrastrutture di trasporto che conferisce a tali opere una importanza
strategica di prim’ordine ai fini di un’eventuale emergenza post-sismica. I
criteri per la progettazione sismica delle opere di sostegno dei terreni in
zone sismiche sono ispirati sia ai noti modelli di calcolo basati sulla
risultante delle pressioni del terreno sulle strutture, validi in condizioni puramente
statiche, (teoria di Coulomb e sue estensioni), sia a modelli che
valutano la spinta attiva basati su soluzioni pseudo-statiche (teoria di
Mononobe-Okabe e sue estensioni). Tipologie strutturali
Secondo
l’EC7 un materiale si considera sostenuto allorché viene trattenuto ad una
pendenza maggiore di quella che avrebbe assunto, se non fosse stata
realizzata alcuna struttura. Le strutture di sostegno comprendono tutti i
tipi di muri ed i sistemi di sostegno i cui elementi strutturali
interagiscono con il terreno o con la roccia. Nell’EC7 le opere di sostegno,
definite come le strutture di contenimento del terreno, di materiali simili o
di acqua, sono suddivise in tre categorie:
DEFINIZIONE
DELL’AZIONE SISMICA La
risposta esibita all’azione sismica di siti differenti è funzione
dell’intensità del terremoto, della distanza del sito dalla sorgente del
terremoto, delle formazioni geologiche attraversate dalle onde di volume
lungo il percorso di propagazione dalla sorgente al sito e degli effetti
locali prevalentemente legati alle caratteristiche meccaniche dei terreni nel
sito considerato. L'influenza delle caratteristiche locali
del terreno sul valore dell'azione sismica è generalmente tenuta in conto
considerando tre classi di appartenenza per il sottosuolo, dette A, B e C,
definite sulla base dei differenti profili stratigrafici (Tabella 1).
Tabella 1 In funzione della stratigrafia di massima
del sito considerato l’EC8 definisce tre spettri di progetto in termini di pseudo-accelerazione.
In figura 1 è riportato l’andamento qualitativo di uno di uno di questi
spettri di risposta.
Figura 1 PROGETTAZIONE: REQUISITI E CRITERI GENERALI SECONDO L’EC8Requisiti generali di progetto
Secondo quanto riportato nell’EC8, le opere
di sostegno devono essere concepite e progettate in modo tale da espletare la
loro funzione sia durante che dopo il terremoto di progetto, senza subire
danni strutturali significativi. Possono essere ammessi eventuali spostamenti
permanenti, sotto forma di scorrimento combinato a rotazione, causati da
deformazioni irreversibili del terreno di fondazione, a patto che tali
spostamenti siano compatibili con i requisiti funzionali e/o estetici della
struttura. Criteri generali di progetto
La scelta del tipo strutturale deve essere
di solito basata sulle condizioni di esercizio, seguendo i principi generali
dell’EC7, prestando opportuna attenzione al fatto che il soddisfacimento
degli ulteriori requisiti
richiesti dalla progettazione sismica può condurre al miglioramento del tipo
strutturale, e talora ad una sua scelta più appropriata. Il materiale di
riporto dietro la struttura deve avere granulometria scrupolosamente
controllata ed essere addensato in sito, in modo da ottenere la maggiore
continuità possibile con la massa di terreno
esistente, mentre i sistemi di drenaggio dietro la struttura devono essere in
grado di assorbire movimenti transitori e permanenti, senza che venga
pregiudicata la loro funzione. In particolare, nel caso di terreni non
coesivi in presenza di acqua, il drenaggio dovrebbe risultare efficace fino
ad una profondità ben maggiore di quella della superficie potenziale di
rottura dietro l’opera di sostegno. Infine si deve assicurare che, sotto il
terremoto di progetto, il terrapieno non giunga ad una condizione prossima a
quella di liquefazione. PROGETTAZIONE: METODI E ASPETTI DELLA
MODELLAZIONE
Calcolo della spinta
attiva Alla base delle tradizionali
procedure di calcolo della spinta esercitata dal terreno sulle opere di
sostegno risiede il Metodo dell’Equilibrio Limite (MEL), che
costituisce una semplificazione del Metodo delle Curve Caratteristiche
sviluppato da V.V. Sokolovskii, ed è stato ampiamente utilizzato nella
meccanica dei terreni per la determinazione di soluzioni approssimate nei
problemi di stabilità. Secondo il MEL (metodo pseudo-statico),
ipotizzando che il terreno si trovi in condizioni di rottura per una
prefissata forma della superficie di scorrimento, si ricerca la posizione di
tale superficie che risulta più gravosa ai fini dell’equilibrio del sistema
costituito dal terreno e dall’opera. In particolare il modello di calcolo si
basa sulla ricerca della inclinazione della superficie piana di rottura del
terrapieno a tergo del muro che rende massima la spinta in condizioni attive,
tenendo conto della presenza delle azioni dovute al sisma. Tale spinta viene
valutata mediante la teoria di Mononobe-Okabe sviluppata in Giappone nella
seconda metà degli anni ‘20 in seguito ad alcuni terremoti disastrosi. I
risultati fondamentali di questa teoria sono universalmente noti e, con
piccole variazioni ed adattamenti, sono stati recepiti dalle normative
antisismiche di numerosi paesi. Interazione dinamica terreno-struttura
Una accurata definizione delle azioni
esterne e delle condizioni al contorno, specifiche per ciascun caso reale,
costituisce un passo imprescindibile per una corretta progettazione delle
opere di sostegno. In tal senso, è necessario intendere per opera di sostegno
il complesso struttura-terreno e tener conto delle azioni derivanti dalla
presenza del terreno, dell’acqua, di eventuali sovraccarichi e di una
eccitazione sismica di progetto, traducendone gli effetti in una spinta
applicata a tergo del muro. Attualmente, mediante l’uso di codici ad elementi finiti, è possibile, per la determinazione degli spostamenti indotti dalle azioni sismiche sulle opere di sostegno, utilizzare modelli di calcolo in grado di considerare il problema dell’interazione dinamica terreno-struttura. Utilizzando un qualsiasi metodo di analisi basato sui procedimenti della dinamica dei terreni e delle strutture, nella progettazione delle opere di sostegno devono essere tenuti appropriatamente in conto i seguenti aspetti: · il comportamento generalmente non-lineare del terreno durante
l’interazione dinamica con l’opera di sostegno; · gli effetti inerziali associati alla massa del terreno e della
struttura e a tutti gli altri carichi di gravità che possono partecipare al
processo di interazione; · gli effetti idrodinamici generati dalla presenza di acqua nel
terrapieno e/o dalla presenza di acqua sulla parete esterna del muro; · la compatibilità tra le deformazioni del terreno, del muro e dei
tiranti, se presenti. VERIFICHE CON IL
METODO DEGLI STATI LIMITE
Definizione
del metodo Il
raggiungimento di uno stato limite può essere provocato dall’intervento
concomitante di vari fattori di carattere aleatorio derivanti dalle incertezze
relative alle resistenze dei materiali impiegati, alla intensità delle azioni
ed alla probabilità della loro contemporanea presenza. Le verifiche sono
finalizzate a mantenere la probabilità di raggiungimento dello stato limite
considerato entro il valore prefissato. Come è noto, il metodo degli stati
limite consiste nella introduzione, per tutte le grandezze che presentano un
carattere aleatorio e, in modo particolare, per le azioni e le resistenze,
dei cosiddetti valori caratteristici, e nella trasformazione di questi ultimi
in valori di progetto mediante l’applicazione dei coefficienti parziali. Il
valore caratteristico di una grandezza è definito come il frattile di ordine
0,95 ovvero quello di ordine 0,05 della distribuzione statistica dei valori
della grandezza considerata. Specificatamente, si fa riferimento al frattile
di ordine 0,95 o a quello di ordine 0,05 a seconda che i valori rilevanti ai
fini della sicurezza siano quelli più elevati o quelli più bassi. I valori di
progetto si ottengono dai corrispondenti valori caratteristici
moltiplicandoli, nel caso delle azioni, o dividendoli, nel caso delle
resistenze, per i coefficienti parziali. Coefficienti
parziali Per le grandezze di interesse nella
progettazione geotecnica i valori dei coefficienti parziali sono riportati
nella Tabella 2, relativamente ai tre casi A, B e C riportati nella ENV
1991-1, Eurocodice 1 Basi di calcolo, prospetto 9.2: Caso A: perdita di equilibrio statico; sollecitazione dei materiali
strutturali o suolo non resistente; Caso B: rottura di
strutture o di elementi strutturali, dipendente dalla resistenza dei
materiali strutturali; Caso C: rottura
del terreno.
Tabella
2 Nella Tabella 2 qu è la resistenza a
compressione del terreno o della roccia. Secondo l’EC7 i
valori dei coefficienti parziali per le azioni permanenti e variabili
riportati nella tabella devono essere utilizzati, in genere, per verificare
gli stati limite ultimi di strutture e fondazioni di tipo convenzionale in
situazioni permanenti e in situazioni transitorie.
Valori più cautelativi devono essere presi in considerazione per i casi di
rischio eccezionalmente elevato o di condizioni di terreno o di carico non
usuali o eccezionalmente difficili. Valori meno cautelativi possono essere
utilizzati per strutture temporanee o situazioni transitorie, laddove ciò
possa essere giustificato dalla entità delle possibili conseguenze. Verifica
degli stati limite Per quanto riguarda le verifiche degli
stati limite, L’EC7 impone che: 1) tutti i tipi di strutture di sostegno devono essere
considerati almeno i seguenti stati limite: - instabilità globale - rottura di un elemento strutturale -
muro, ancoraggio, traverso o puntone – oppure rottura della connessione tra
tali elementi - rottura del terreno e degli elementi
strutturali - movimenti della struttura di sostegno che
possono produrre il collasso, oppure modifiche dell'aspetto o effetti
negativi sull'efficienza della struttura, di strutture adiacenti o anche dei
sottoservizi interagenti con la struttura stessa - infiltrazioni inammissibili attraverso il
muro o al di sotto di esso - trasporto di particelle di terreno
attraverso o al di sotto del muro, ritenuto inammissibile - modifica inaccettabile del regime delle
acque sotterranee 2) devono essere
presi in considerazione i seguenti stati limite per le strutture di sostegno
a gravità e per quelle miste: - rottura per carico limite del terreno al
di sotto della fondazione - rottura per scorrimento della fondazione - rottura per ribaltamento del muro 3) per le paratie
si devono, invece, considerare: - rottura per rotazione o traslazione della
paratia o di parti di essa - rottura per traslazione verticale della
parete Per tutti i tipi
di strutture di sostegno deve essere considerata, inoltre, la possibilità di
combinazioni dei suddetti stati limite. |
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