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· Opere di Sostegno dei Terreni · · OPERE DI SOSTEGNO – VERIFICHE DI
STABILITÁ · · INTRODUZIONE
· VERIFICA ALLA TRASLAZIONE SUL PIANO DI POSA
· VERIFICA AL RIBALTAMENTO · VERIFICA AL CARICO LIMITE DELL’INSIEME FONDAZIONE-TERRENO · VERIFICA DI
STABILITÁ GLOBALE · · · · · INTRODUZIONE Secondo l’Ordinanza PCM 3274 per la
verifica di sicurezza di un’opera di sostegno soggetta a terremoto può essere
adottato qualunque metodo consolidato della dinamica strutturale e dei terreni,
comprovato dall’esperienza o da osservazioni sperimentali. In particolare
questi metodi devono considerare, tra i principali fattori che maggiormente
caratterizzano il comportamento dinamico di tali strutture in condizioni
sismiche, anche il comportamento non lineare del terreno, gli effetti
inerziali, gli effetti idrodinamici in presenza d’acqua e la compatibilità
delle deformazioni di terreno, opera e tiranti (ove presenti). Ai fini delle
verifiche, le azioni sulle opere di sostegno devono essere calcolate in modo
da pervenire alle condizioni più sfavorevoli per l’equilibrio del muro e le
spinte devono essere valutate sulla base di considerazioni riguardanti gli
spostamenti relativi che l’opera di sostegno può subire rispetto al terreno,
compatibilmente con le condizioni di vincolo. Le verifiche da eseguire per i
muri di sostegno sono: verifica alla traslazione sul piano di posa
del muro verifica al ribaltamento del muro verifica al carico limite dell’insieme
fondazione-terreno verifica di stabilità globale VERIFICA ALLA TRASLAZIONE SUL PIANO DI POSA
Le azioni agenti previste sul sistema
struttura-terreno posso essere classificate in due categorie: azioni
instabilizzanti e azioni stabilizzanti. Le azioni instabilizzanti sono le: - azioni dovute al terreno - azioni dovute all’acqua - azioni dovute agli eventuali
sovraccarichi - azioni derivanti dall’inerzia del
terrapieno - azioni derivanti dall’inerzia del muro Le azioni stabilizzanti sono rappresentate
dalla: - reazione che per attrito si attiva
all’interfaccia tra la base del muro ed il terreno di fondazione - reazione fornita dal terreno antistante
il muro che si oppone alla traslazione Con la verifica alla traslazione sul
piano di posa si impone l’equilibrio alla traslazione orizzontale tra
tutte le azioni instabilizzanti e resistenti che intervengono nel problema,
richiedendo che l’equilibrio sia soddisfatto con un fattore di sicurezza alla
traslazione. Secondo
il D.M. 11.03.88 tale fattore di sicurezza, definito come il rapporto tra la
risultante delle azioni resistenti e quella delle forze instabilizzanti,
dev’essere non inferiore a 1,3. La forza di resistenza ad attrito viene
calcolata moltiplicando la risultante delle forze verticali agenti sul muro
per tan(jb), in cui jb è l’angolo d’attrito che caratterizza il contatto tra la
fondazione del muro ed il terreno, che in generale viene assunto coincidente
con l’angolo di resistenza al taglio del terreno. Per quanto riguarda la
resistenza esplicata dal terreno antistante il muro, secondo il D.M. 11.03.88
è possibile tenerne conto “solo in casi particolari, da giustificare con
considerazioni relative alle caratteristiche meccaniche dei terreni ed ai
criteri costruttivi del muro”; in ogni caso il suo modulo, anch’esso funzione
dello spostamento sperimentato dal muro di sostegno, è fissato in misura non
superiore al 50% della spinta passiva. A questo proposito è importante
precisare che secondo il Commentario al D.M. 16.1.1996 tali prescrizioni
mettono in evidenza lo spirito estremamente cautelativo che le informa. Ciò è
dovuto al fatto che casi di collasso documentati e alcuni risultati
sperimentali mostrano che la presenza di un riempimento di valle, seppure di
altezza molto limitata rispetto all’altezza totale del muro, costituisce un
vincolo efficace alla traslazione e fa sì che l’eventuale meccanismo di
rottura in condizioni dinamiche si inneschi per rotazione intorno ad un punto
posto ad una quota superiore rispetto alla base del muro. Perché le
condizioni attive siano mobilitate è necessario che il muro subisca uno
spostamento di una certa entità che nel caso di muri flessibili viene
sperimentato mediante una deformazione flessionale dell'elemento strutturale,
nel caso di muri a gravità si verifica per traslazione o rotazione rigida. Inoltre,
a parità di condizioni, poiché l’ampiezza dello spostamento in grado di
mobilitare la resistenza passiva è notevolmente maggiore di quella relativa
allo spostamento che innesca la condizione limite attiva, secondo quanto
riportato nel Commentario è necessario tener conto che l’altezza del rinterro
è, in generale, modesta e che sebbene non si siano riscontrati
sperimentalmente casi di formazione del cuneo di rottura passivo è lecito
supporre che la riduzione della resistenza al 50% del valore limite sia
ampiamente conservativa. L'Eurocodice 8, come la
normativa italiana, si limita ad indicare il metodo di calcolo di
Mononobe-Okabe (metodo pseudo-statico) per la valutazione della spinta del
terrapieno, supponendo che il cuneo di terreno a tergo del muro sia in
condizioni di equilibrio limite attivo. VERIFICA AL RIBALTAMENTO
La verifica al ribaltamento viene
correntemente eseguita valutando i momenti generati da tutte le forze,
instabilizzanti e stabilizzanti, rispetto al piede del muro. Secondo il D.M.
11.03.88 il fattore di sicurezza al ribaltamento, definito come il rapporto
tra il momento resistente totale ed il momento instabilizzante totale, deve
risultare non inferiore a 1,5. Nella valutazione del fattore di sicurezza è
tuttavia possibile seguire due differenti criteri, a seconda di come vengono
introdotti i momenti dovuti alle componenti verticali della spinta statica,
dell’incremento dinamico della spinta e della forza d’inerzia del muro. Infatti tali momenti possono essere
sommati al termine dei momenti resistenti, fornendo in tal modo un risultato
a vantaggio di sicurezza, oppure, più rigorosamente, possono essere detratti
dal termine dei momenti instabilizzanti. VERIFICA AL CARICO LIMITE DELL’INSIEME
FONDAZIONE-TERRENO
La verifica al carico limite
dell’insieme fondazione-terreno è finalizzata a garantire che le
azioni.trasmesse dall’opera di sostegno al terreno di fondazione non superino
il carico limite che esso può tollerare. Al fine di cautelarsi dal
raggiungimento della condizione di rottura del terreno il D.M. 16.01.1996
prescrive che il coefficiente di sicurezza, definito come il rapporto tra il
carico limite ed il carico di esercizio, sia non inferiore a 2. Particolare
attenzione deve essere posta nel calcolo dei fattori che tengono conto della
inclinazione e della eccentricità della risultante delle forze trasmesse dal
muro al terreno di fondazione, poiché questi risultano determinanti ai fini
di una corretta valutazione del carico limite delle fondazioni superficiali.
Il D.M. 16.01.1996 prescrive di valutare le condizioni di stabilità del
complesso opera-pendio in presenza delle azioni sismiche, lasciando ampia
libertà operativa al progettista e rimandando genericamente al D.M. 11.03.88. VERIFICA DI STABILITÁ GLOBALE
La verifica di
stabilità globale è volta a garantire la stabilità del complesso
muro-terreno nei confronti di fenomeni di scorrimento profondo e va
effettuata ricorrendo ai noti metodi di calcolo della stabilità dei pendii,
anch ’essi basati sul concetto di equilibrio limite (per esempio i metodi di
Bishop, Janbu, Bell, e di Morgestern-Price). Secondo questi metodi è
necessario ipotizzare una superficie di scorrimento del terreno di forma
qualsiasi (per semplificare il problema la superficie di scorrimento viene
generalmente assunta di forma circolare), passante al di sotto del muro e
valutare, rispetto ad un generico polo, i momenti instabilizzanti generati
dalle forze peso ed i momenti resistenti generati dalle reazioni del terreno;
il rapporto tra il momento stabilizzante totale e quello instabilizzante
fornisce il coefficiente di sicurezza. Il procedimento di calcolo va ripetuto
per diverse potenziali superfici di scorrimento per determinare il valore
minimo del coefficiente di sicurezza che, secondo il D.M. 11.03.88, non deve
essere inferiore ad 1,3. |
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