Aerospaziale Biomedica Geotecnica Idraulica Materiali Meccanica Navale
Nucleare Strutturale Trasporti Vento |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Home Articoli
Ricerca
Rubriche
Collaborazione Business
Info Contatti ·
· Protezione Sismica delle Strutture
· Sistemi e Tecnologie Antisismiche · · LA PROTEZIONE DEGLI EDIFICI DAL TERREMOTO MEDIANTE · MODERNE TECNOLOGIE ·
· RISCHIO SISMICO
· Prevenzione sismica e vulnerabilità sismica
in Italia · La nuova normativa sismica e la nuova
classificazione sismica del territorio nazionale · Costruzioni antisismiche tradizionali · Le moderne tecnologie antisismiche · Applicazioni dei moderni sistemi antisismici · CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
· BIBLIOGRAFIA
· Alessandro Martelli è Responsabile della Sezione Prevenzione Rischi Naturali e Mitigazione
Effetti dell’ENEA, Bologna; docente di “Costruzioni in zona sismica” alla Facoltà di Architettura
dell’Università degli Studi di Ferrara; Presidente del GLIS, past president e coordinatore della Sezione Territoriale
Europea dell’ASSISi e convenor dell’EAEE-TG5; alessandro.martelli@bologna.enea.it, tel. +39-348-3827007, fax +39- 051-6098544. In questa relazione, tratta da quattro libri
dell’autore [1-4], sono illustrate brevemente le caratteristiche fondamentali
delle moderne tecnologie antisismiche (principalmente dell’isolamento sismico
e della dissipazione d’energia), sono sottolineati i
benefici derivanti dalla loro utilizzazione (soprattutto a seguito
dell’entrata in vigore della nuova normativa sismica italiana, dapprima con
l’Ordinanza 3274/2003 del Presidente del Consiglio dei Ministri e le sue
successive modifiche ed integrazioni ed ora con le nuove norme tecniche) ed è
fornito un quadro sintetico delle attuali applicazioni in Italia e nel mondo,
sottolineando i benefici delle suddette tecnologie non solo per le opere
strategiche e pubbliche, per gli impianti ed i componenti industriali e per
il patrimonio culturale, ma anche per gli edifici residenziali. Maggiori dettagli
su tali tecnologie, oltre ad informazioni sulle moderne metodologie atte a
determinare la pericolosità sismica, possono essere reperite
nella rivista di informazione scientifica ed economica 21mo Secolo
– Scienza e Tecnologia (nella quale l’associazione GLIS, presieduta
dall’autore di questa relazione, tiene una rubrica), nei quattro libri
summenzionati ed in numerose altre pubblicazioni in essi citate. Rischio sismico Ricordiamo
che per rischio di una struttura derivante da un evento calamitoso si intende la combinazione di tre parametri: la
pericolosità (che definisce l’entità dell’evento), la vulnerabilità (che
definisce la capacità della struttura di resistere all’evento) e
l’esposizione (che definisce il valore della struttura, inclusi i suoi
contenuti, siano questi esseri umani od oggetti, tenendo conto anche della
loro numerosità e degli effetti socio-economici). I
terremoti sono fra i disastri naturali più comuni e sono, spesso, i più
catastrofici per l’umanità. Nel mondo se ne verificano annualmente almeno un
paio di distruttivi ed il numero medio annuo delle vittime è superiore a
20·000. Inoltre, terremoti particolarmente violenti che si
verifichino sotto gli oceani o i mari (ovvero anche in terraferma, in
prossimità delle coste) possono provocare disastrosi maremoti, come,
purtroppo, quello tristemente noto di Banda-Aceh,
prodotto dall’omonimo terremoto di magnitudo probabilmente superiore a 9,3 il
26 dicembre 2004 nell’Oceano Indiano, al largo dell’isola di Sumatra. Circa
un terzo della popolazione mondiale vive in zone esposte al pericolo di
terremoti e sovente occupa edifici non adeguati a resistere alle vibrazioni
del terreno da essi causate: quindi, il sisma è una
reale minaccia per l’umanità intera. Si tratta di un fenomeno ricorrente, ma fortemente irregolare nei suoi tempi di accadimento: ogni
cento, duecento anni, o anche più, nelle zone ad elevata pericolosità sismica
avviene un forte terremoto, che, in assenza di un’adeguata progettazione
antisismica, determina crolli di costruzioni e vittime. L’irregolarità con
cui i forti terremoti si succedono nelle diverse zone contribuisce alla
riduzione della consapevolezza del rischio sismico e, conseguentemente, molto
spesso, alla limitatezza delle risorse dedicate alla sua mitigazione. L’Italia,
contrariamente a quanto è sovente affermato e creduto, è il paese
caratterizzato dal rischio sismico più elevato nell’Europa Comunitaria ed è
uno dei paesi industrializzati a maggior rischio sismico, a livello mondiale.
Per quanto riguarda l’Europa Comunitaria, il fatto che in Grecia la frequenza
dei terremoti con magnitudo M superiore a 6,0 (che sono, usualmente, gli
eventi che possono causare vittime) sia superiore a quella dell’Italia è compensato dalla maggiore densità di popolazione del nostro
paese. Una stima effettuata sui dati del secolo scorso indica che, in Italia,
il numero medio di abitanti per chilometro quadrato
che è annualmente esposto al verificarsi di un terremoto di magnitudo
maggiore di 6 è pari a 75, mentre tale numero scende a 64 per la Grecia.
Ancora più impressionante è il confronto, riportato in
Tabella 1, tra il numero di vittime (morti e feriti) attese per un
evento sismico in Italia, nel mondo ed in Giappone.
Tabella 1
– Numero di vittime (morti e feriti) attese sia in aree
italiane ad elevata pericolosità sismica, che, a parità di popolazione
colpita, in Giappone e (in media) a livello mondiale. I risultati
conseguiti in Giappone non sono solo il frutto dello sviluppo tecnologico
(che ha lì trovato vasta applicazione nella comune edilizia residenziale,
pubblica e privata, oltre che nelle strutture strategiche e pubbliche), ma
anche quello di approfondite ricerche di base sulle
modalità di propagazione e di attenuazione delle onde sismiche e sulla fisica
dei terremoti. Sebbene
il problema sia globale, le esperienze acquisite in
una regione, generalmente, non possono, però, essere facilmente trasferite ad
altre realtà. Per esempio, la particolarità degli insediamenti urbani in
Europa, che costituiscono un patrimonio culturale
unico al mondo, non permette di trasferirvi direttamente le esperienze
maturate in paesi come gli Stati Uniti ed il Giappone: la sequenza di eventi
che colpì l’Umbria e le Marche nel 1997 e nel 1998 costituisce un chiaro
esempio dell’unicità del rischio sismico associato ad insediamenti umani con
costruzioni di grande valore storico e artistico. Prevenzione sismica e vulnerabilità sismica
in Italia Nel
passato la prevenzione era affidata quasi esclusivamente alla memoria storica
dell’uomo, che tramandava, di generazione in generazione, le lezioni che il
terremoto impartiva, attraverso le vittime da esso causate,
i danni inferti alle costruzioni, il bestiame perito e le catastrofi sociali
che ne conseguivano. Erano lezioni che riguardavano la migliore
localizzazione delle costruzioni (luoghi anche a poca distanza tra loro
possono essere soggetti a scosse sismiche di intensità
anche significativamente diverse, a causa della differente natura dei
terreni), il modo di erigere tali costruzioni perché potessero resistere
meglio alle vibrazioni indotte dal sisma, l’uso di buoni materiali e di
particolari accorgimenti costruttivi. Purtroppo, la memoria dei terremoti si
affievoliva nel tempo e le lezioni da essi impartite
erano dimenticate dopo due o tre generazioni: di conseguenza,
progressivamente, si abbandonavano quelle precauzioni ed attenzioni nel
costruire atte a ridurre gli effetti di tali eventi. È
per questo che, oggi, il patrimonio edilizio italiano,
quello più antico, o semplicemente più “vecchio”, quello, insomma, costituito
da edifici in muratura costruiti secoli fa o anche solo all’inizio del secolo
scorso, è così vulnerabile all’azione dei terremoti. È, inoltre, per questo
che anche molte strutture costruite in Italia più recentemente utilizzando il
cemento armato sono state realizzate con armature e calcestruzzi del tutto
inadeguati, che, sovente, le rendono non solo incapaci di resistere al
terremoto, ma addirittura insicure a fronte dei soli carichi
statici. È, infine, per questo che molte ristrutturazioni di
edifici esistenti, anche di vecchia costruzione, sono state e
effettuate (e, purtroppo, lo sono tuttora) senza curarsi delle conseguenze di
tali ristrutturazioni sulla sicurezza sismica degli edifici succitati e, in
molti casi, neppure sulla loro sicurezza dal punto di vista meramente
statico. Le
indagini sulla sicurezza degli edifici, in particolare di quelli strategici (effettuate come prescritto dall’Ordinanza del Presidente
del Consiglio dei Ministri – OPCM – N. 3274, con la quale entrarono in vigore
nel 2003 sia la nuova normativa sismica italiana che i criteri generali di riclassificazione sismica del territorio nazionale, dalle
sue successive modifiche ed integrazioni oggetto delle Ordinanze 3316/2003 e
3431/2005 (si ricorda che l’OPCM 3274/2003 fu predisposta a seguito del
tragico crollo della scuola elementare Francesco Jovine
di San Giuliano di Puglia, durante il terremoto del Molise e della Puglia del
31 ottobre 2002 (vedi oltre) e dalla recente normativa tecnica che ha
recepito i contenuti principali di tali ordinanze), hanno purtroppo mostrato
che quest’ultimo allarmante problema ha dimensioni
assai più vaste del previsto. Più in generale, l’elevata vulnerabilità
sismica del patrimonio edilizio italiano è stata evidenziata da tutti i
terremoti significativi degli ultimi 20÷30 anni: da
quello del Friuli nel 1976, a quelli dell’Irpinia (o
Campano-Lucano) del 1980, dell’Abruzzo del 1984, della Basilicata del 1990,
delle Province di Reggio Emilia e Modena del 1996, dell’Umbria e delle Marche
del 1997-98, del Pollino del 1998 e, infine, del Molise e della Puglia del
2002, durante il quale crollò la scuola Francesco Jovine
di San Giuliano di Puglia, uccidendo 27 bambini – inclusi tutti i più piccoli
– ed una maestra (la scuola è stata recentemente ricostruita, protetta
dall’isolamento sismico – si veda la Figura 1).
(a)
(b)
(c) Figura 1 – (a) Crollo della
scuola elementare Francesco Jovine di San Giuliano
di Puglia durante il terremoto del Molise e della
Puglia del 31 ottobre 2002. (b) La nuova scuola
Francesco Jovine, eretta su un’unica platea isolata
sismicamente assieme al Centro Culturale,
Professionale ed Universitario “Le Tre Torri”, ambedue collaudati dall’autore
di questa relazione e dal socio del GLIS ing. Claudio Pasquale il 2 settembre
2008 ed inaugurati dal Presidente del Consiglio il 18 settembre. (c) Vista di alcuni degli isolatori sismici che proteggono
il complesso suddetto. La nuova normativa sismica
italiana e la nuova classificazione sismica del territorio nazionale I
provvedimenti presi con la summenzionata OPCM N. 3274, pubblicata l’8 maggio
2003, e con le sue successive modifiche ed integrazioni, cercando di porre
rimedio ad una perdurante situazione d’inadeguatezza degli strumenti
normativi, hanno evidenziato le carenze
inammissibili nella prevenzione sismica che caratterizzavano la situazione
precedente. Con la nuova classificazione, in pratica, tutto il territorio
italiano è considerato, giustamente, a rischio, laddove solo circa il 45% lo
era precedentemente e solo il 25% lo era prima del
1980. Con
la nuova normativa l’Italia si è allineata al resto
dell’Europa ed anzi (grazie alla liberalizzazione da essa operata dell’uso
delle moderne tecnologie antisismiche d’isolamento sismico e dissipazione
d’energia) si pone all’avanguardia, dopo anni ed anni di rinvii sull’adozione
di nuove regole di progettazione, aggiornate alle conoscenze oramai
consolidate del mondo scientifico: gli studi d’ingegneria sismica, volti a definire
criteri, metodi e tecnologie costruttive antisismici, hanno fatto passi da
gigante negli ultimi trent’anni e gli strumenti
progettuali si sono evoluti in maniera significativa, al punto da far
ritenere non sufficientemente sicuri persino gli edifici costruiti in Italia
con le vecchie norme sismiche. Tenuto
conto, pertanto, del fatto che la normativa sismica italiana era in larga
misura inadeguata a garantire i necessari livelli di sicurezza rispetto al
danno ed al crollo e che la pericolosità sismica del territorio italiano era,
per molte sue parti, ancora non riconosciuta dalla classificazione ufficiale,
appare evidente come il problema della sicurezza degli edifici nei confronti
del terremoto coinvolga, in Italia, milioni di abitazioni
in muratura ed in cemento armato. Costruzioni antisismiche tradizionali Per
semplicità, nel seguito ci riferiremo principalmente agli edifici, ma quanto
diremo vale pure per i ponti ed i viadotti, nonché
per gli impianti industriali ed i singoli componenti o, anche, per le singole
opere d’arte. Occorre
ora capire che cosa si intenda per “costruzione
antisismica”, secondo i canoni della moderna ingegneria. È pressoché
impossibile costruire edifici con struttura tradizionale (cioè
non dotati dei summenzionati moderni sistemi antisismici oggetto di questa
relazione) che possano resistere senza danni a qualunque terremoto cui nel
futuro potranno verosimilmente essere soggetti. Ecco perché una costruzione
progettata secondo tecniche tradizionali, ma con moderni criteri antisismici,
deve soddisfare due requisiti fondamentali: · non deve crollare sotto
l’azione di terremoti violenti (tenendo conto delle caratteristiche di
sismicità e delle tipologie del terreno della zona in cui tale costruzione
sorge); · non deve subire danni
significativi per effetto di terremoti di bassa-media intensità. Il
primo requisito ha implicazioni molto importanti, ovvero presuppone
l’accettazione di danni anche gravi nella costruzione, a condizione, però,
che la stessa non crolli. Si minimizzano, così, i danni alle persone che vi
abitano (ferimenti e vittime). Che cosa, poi,
s’intende per terremoto violento? Per gli usuali edifici d’abitazione si fa
riferimento, tipicamente, ad una probabilità del 10% che un tale evento si verifichi nell’arco di vita dell’edificio
stesso, assunto pari a circa 50 anni. È su questa scommessa che si basa il
criterio fondamentale dell’ingegneria sismica moderna. Il
secondo requisito è di fondamentale importanza in termini economici, perché
serve a minimizzare i costi di riparazione per terremoti che, molto
probabilmente, colpiranno la costruzione durante la sua vita. È necessario,
quindi, che tali terremoti non causino danni significativi,
ovvero non producano conseguenze economiche rilevanti. Quali
scenari si realizzerebbero per effetto di un terremoto, se tutte le
costruzioni rispettassero i moderni criteri antisismici appena descritti? Nel
caso di un terremoto di piccola o media intensità, dunque piuttosto
frequente, non si avrebbero sicuramente vittime né
ripercussioni importanti di tipo economico, dirette o indirette. Al di là dell’inevitabile paura che qualsiasi terremoto
induce nella gente e dei provvedimenti prudenziali d’evacuazione di breve
periodo (qualche ora o qualche giorno), la vita potrà proseguire normalmente,
senza alcuna conseguenza, né economica, né sociale. Se,
invece, si verificasse un terremoto violento (ad
esempio, in Italia, simile a quelli del Friuli del 1976 e Campano-Lucano del
1980), esso causerebbe un numero limitato di vittime, ma sicuramente si
avrebbero forti ripercussioni di carattere economico (dirette o indirette) e
sociale. Si renderebbero necessari provvedimenti d’evacuazione di lungo periodo
(mesi o anni), per permettere la riparazione dei danni o la ricostruzione
degli edifici irrecuperabili, la messa in campo di alloggi
provvisori (container o prefabbricati), con conseguenze economiche e sociali
comunque gravi. Essendo, infatti, danneggiati anche gli edifici strategici
(ospedali, ecc.) e quelli in cui si svolgono le attività produttive
(fabbriche, uffici, esercizi commerciali) e sociali (scuole, chiese,
municipi, ecc.), nonché altre strutture ed
infrastrutture (ponti, viadotti, impianti, strade, linee elettriche e
telefoniche, condutture dell’acqua e del gas, fognature), la vita normale
subirebbe una drammatica interruzione, con l’attenzione tutta rivolta a
fronteggiare l’emergenza. La distruzione od il danneggiamento degli elementi
non strutturali degli edifici, di delicate apparecchiature e di altri oggetti di valore (o comunque importanti)
contenuti nelle costruzioni strategiche, a causa delle vibrazioni sismiche
che comunque penetrerebbero al loro interno, produrrebbero gravi conseguenze,
quali lunghe interruzioni del normale funzionamento (si pensi agli ospedali),
o rilevanti perdite economiche (si pensi ai centri computerizzati delle
banche o di altre aziende), o la perdita di opere d’arte (si pensi ai musei e
agli edifici d’interesse storico e artistico). L’esperienza dei terremoti,
anche di quelli più recenti, evidenzia “tempi di recupero” di decenni e, comunque, l’impossibilità di rimediare totalmente a tutti
i danni causati da tali eventi. Le moderne tecnologie antisismiche Dunque,
sebbene le costruzioni tradizionali progettate con moderni criteri
antisismici possano condurre a significativi
progressi nella lotta ai terremoti, limitando le conseguenze più gravi fino a
terremoti veramente violenti, non si può dire che, con esse, si riesca a
conseguire una vittoria totale e definitiva sul sisma. Si comprende, quindi,
perché l’attenzione di molti ricercatori e dell’industria si sia concentrata,
negli ultimi 20÷30 anni, sulla messa a punto di tecnologie innovative per la
riduzione degli effetti dei terremoti. Da un lato, l’obiettivo è stato di
superare le limitazioni delle costruzioni tradizionali, riassumibili nel
secondo dei requisiti della moderna ingegneria sismica (quello che, a fronte
del non crollo per effetto di terremoti di forte intensità, implica, di
fatto, l’accettazione di un danno anche considerevole e, dunque,
dell’inutilizzabilità dell’edificio); dall’altro, si sono voluti rendere più
semplici ed efficaci, nonché più economici, gli
interventi di miglioramento ed adeguamento sismico delle strutture esistenti.
Soffermando
l’attenzione sulle moderne tecnologie antisismiche sviluppate negli ultimi
anni e già oggetto di numerose applicazioni a tutte le tipologie di
costruzioni in vari paesi (inclusa l’Italia), notiamo
che le strategie progettuali e costruttive generali che sono perseguite sono
principalmente riconducibili alle seguenti due: l’isolamento sismico (Figura
2a) e la dissipazione d’energia (Figura 2c).
(a) (c)
(b) Contrariamente
a quanto avviene utilizzando l’approccio convenzionale, la progettazione con
ambedue le tecniche succitate mira alla drastica
riduzione delle forze sismiche agenti sulla struttura, piuttosto che
affidarsi alla sua resistenza. Isolamento sismico L’isolamento
sismico (Figura 2a), come dice la parola, si pone l’obiettivo di isolare la
costruzione dal sisma. Ora, poiché l’energia sismica è trasmessa alla
struttura attraverso le fondazioni, il principio generale è di disconnettere
la costruzione dal terreno. Più precisamente, con l’isolamento sismico si disaccoppia il movimento della costruzione, usualmente
solo nel piano orizzontale, da quello del terreno, “filtrando” così almeno le
componenti orizzontali del terremoto (che sono
quelle più pericolose). Ciò è effettuato mediante l’inserimento – usualmente
alla base (Figure 3b) od in corrispondenza del piano
più basso (Figura 3c) – di dispositivi, detti isolatori, orizzontalmente
estremamente flessibili (per lo più in gomma armata internamente con lamine
d’acciaio, vedi Figura 2b) e/o a scorrimento (Figura 3a) od anche a
rotolamento (Gli isolatori a rotolamento sono già largamente adottati in
alcuni paesi, come il Giappone, in particolare per le strutture leggere
(villette, computer, componenti impiantistici, oggetti d’arte) e, nel caso
degli isolatori “a ricircolo di sfere”, anche per grandi edifici soggetti a
sforzi di trazione. Ad essi sono affiancati
dissipatori e dispositivi ricentranti. In Italia, i
suddetti isolatori, anche in considerazione dell’elevata durabilità
dei materiali che li costituiscono (acciai), presentano le prospettive
d’applicazione più interessanti per le strutture leggere di pregio, come
sono, ad esempio, molti beni museali.); pertanto,
sopra gli isolatori, la struttura (se non è eccessivamente flessibile) si
muove rigidamente nel piano orizzontale, con valori molto piccoli sia
dell’accelerazione che degli spostamenti d’interpiano e, quindi, senza
danneggiamento non solo delle parti strutturali, ma neppure di quelle non strutturali, contenuti compresi (Figura 2a). Nei casi
suddetti, si realizza, cioè, per la cosiddetta
sovrastruttura (che è la parte della struttura sorretta dagli isolatori) una
drastica riduzione sia dell’accelerazione e delle sue variazioni verticali che
delle deformazioni orizzontali e verticali, cosa impossibile per una
costruzione fondata in maniera convenzionale. Infatti, il periodo proprio
della costruzione aumenta considerevolmente e, pertanto, le accelerazioni
della struttura decrescono fortemente; è vero che, in parallelo, crescono
fortemente i suoi spostamenti trasversali, ma, nei casi in cui l’isolamento è
applicato, queste deformazioni sono praticamente
tutte concentrate negli isolatori. Si
noti che, sebbene la funzione principale del sistema d’isolamento sia quella
di filtro dell’energia sismica, esso deve però possedere anche una
sufficiente capacità dissipativa, in modo da
limitare lo spostamento di progetto a valori accettabili (usualmente dai 10
ai 40 cm in Italia, fino ai 50÷80 cm tipici di aree
con elevatissima pericolosità sismica come il Giappone o la California).
Quando si utilizzino isolatori in gomma (Figura 2b),
ciò si ottiene o additivando la gomma con
particolari oli e resine (isolatori ad alto smorzamento o High Damping Rubber Bearing – HDRB), od inserendo all’interno degli
isolatori nuclei di piombo o fluidi siliconici (per
ottenere uno smorzamento ancora maggiore del 15% raggiungibile con gli HDRB),
od installando alcuni dissipatori accanto ad isolatori in gomma, usualmente a
basso smorzamento (Low Damping Rubber Bearing o LDRB).
(a)
(b)
(c) Figura 3 – (a) Uno dei 12 isolatori
SD istallati nella nuova scuola Francesco Jovine di
San Giuliano di Puglia (Figura 1) nel 2006. (b)
Alcuni dei 61 HDRB installati alla base della scuola suddetta nel 2006. (c) Alcuni dei 16 HDRB installati (assieme a 4 SD) alla
sommità del primo piano dell’edificio isolato sismicamente
del Corpo delle Guardie Forestali del Centro della Protezione Civile di
Foligno (Perugia), durante la sua costruzione nel
2005. Ovviamente,
oltre ad essere caratterizzato dalle funzioni principale
e secondaria summenzionate, un sistema d’isolamento adeguato del tipo
suaccennato deve possedere: · una buona capacità ricentrante (cioè di riportare la struttura alla
posizione iniziale una volta terminato il terremoto); · una vita utile
sufficientemente lunga (almeno pari a quella delle usuali costruzioni,
sebbene debba essere anche garantita la sostituibilità degli isolatori); · rigidezza crescente al diminuire
del livello dell’eccitazione sismica (elevata per quelle di modesta entità,
così da impedire continue vibrazioni, ad esempio, sotto l’azione del vento); · rigidezza e smorzamento poco
sensibili ad effetti quali le variazioni di temperatura, l’invecchiamento,
ecc. Gli
attuali isolatori in gomma ormai possiedono tutte
queste caratteristiche. Sono, comunque, tuttora
utilizzati anche altri dispositivi d’isolamento sismico: ad esempio, gli
isolatori a scorrimento (Sliding Device o SD, ora usualmente costituiti da superfici
di acciaio sovrapposte a superfici di teflon, Figura 3a), che, in alcune
realizzazioni, soprattutto in Giappone e da qualche anno anche in Italia
(Figura 3b), sono accoppiati ad isolatori in gomma (i quali forniscono la
capacità ricentrante) per sorreggere parti di
edifici che non devono sostenere carichi verticali rilevanti e per
contribuire a minimizzare gli effetti torsionali (in tal modo si possono
isolare in modo economico, ad esempio, anche edifici leggeri o con forti
asimmetrie in pianta). Quello dello scorrimento è il concetto su cui erano
basate le prime applicazioni dell’isolamento sismico, proposte od anche
realizzate, già nell’antichità (ad esempio in Grecia, in Cina, in Anatolia,
dagli Incas e, probabilmente, pure in Italia, per
proteggere templi come quelli di Paestum). È
da sottolineare che l’isolamento sismico è
usualmente applicato solo nel piano orizzontale, perché la componente
verticale dei terremoti è normalmente meno violenta di quelle orizzontali,
almeno al di fuori della zona epicentrale, e perché
le strutture, dovendo già sostenere il loro peso, resistono assai meglio alle
vibrazioni verticali che non a quelle orizzontali; inoltre, con l’isolamento tridirezionale (3D) è spesso arduo controllare i moti di
beccheggio (sebbene particolari sistemi antibeccheggio siano stati
recentemente sviluppati per gli impianti nucleari giapponesi). Infine, quando
è necessario proteggere apparecchiature o altri oggetti particolarmente
delicati (ad esempio, computer, opere d’arte, o componenti
degli impianti nucleari rilevanti ai fini della sicurezza) anche dalle
vibrazioni verticali, è usualmente più agevole isolare orizzontalmente la
base dell’edificio che li contiene e verticalmente solo i piani d’interesse,
o gli oggetti stessi, o, nel caso degli impianti nucleari, ad esempio, il
solo blocco reattore (Sistemi d’isolamento 3D sono però già stati sviluppati
ed applicati alla base di edifici civili, sia in Giappone che nella
Repubblica Popolare Cinese, per proteggere edifici non solo dalle vibrazioni
sismiche, ma anche da altre forti vibrazioni ambientali, indotte dal traffico
stradale o da metropolitane (vedi oltre)). L’isolamento
è una tecnica di agevole applicazione (sia in fase
progettuale, dato che la sovrastruttura resta in campo elastico, sia durante
la realizzazione) nel caso di nuove costruzioni, ma può essere utilizzato (e
lo è già stato sovente, dapprima in Nuova Zelanda e negli USA ed ora anche in
Italia, oltre che in Giappone, in Armenia, nella Repubblica Popolare Cinese
e, più recentemente, nella Federazione Russia ed in Turchia) anche per
l’adeguamento (od il miglioramento) sismico di strutture esistenti (retrofit):
in questo caso esso è attuato, per gli edifici, mediante il taglio delle
fondazioni o delle strutture portanti (pilastri e pareti) del piano più basso
(Figura 13c), ovvero mediante la sottofondazione (Figura 14a). L’applicazione
della tecnica suddetta è particolarmente vantaggiosa per edifici che
presentano notevoli asimmetrie in pianta e/o in alzato. Tali asimmetrie,
infatti, risultano assai problematiche per gli
edifici non isolati, in aree significativamente sismiche; in particolare,
quelle in pianta generano pericolosi effetti torsionali. Ecco che allora, per
evitare forti asimmetrie geometriche in pianta o in alzato, occorre spesso
separare gli edifici fondati convenzionalmente in più corpi di fabbrica
sufficientemente simmetrici: ciò, invece, non è usualmente necessario per
costruzioni isolate, perché il movimento quasi rigido della sovrastruttura
minimizza gli effetti negativi delle asimmetrie in alzato ed un’opportuna
disposizione degli isolatori in gomma – unita,
eventualmente, a diversi valori delle loro rigidezze (ottenuti variandone il
diametro e/o utilizzando diversi valori del modulo di elasticità tangenziale
della gomma) ed all’uso pure di SD – in genere consente di portare il centro
di rigidezza del sistema d’isolamento a coincidere, o quasi, con la
proiezione del baricentro della costruzione sul piano dell’isolamento
(condizione per evitare le deformazioni torsionali). La
nuova normativa sismica italiana, oltre ad aver liberalizzato l’uso delle moderne
tecnologie antisismiche, lo ha reso più conveniente, permettendo, in
particolare, nel caso di strutture isolate, di tener conto della riduzione delle forze sismiche agenti sulla sovrastruttura e sulle
fondazioni, operata dal sistema d’isolamento, e di assumere, per la
sovrastruttura, accelerazione costante (invece che crescente) dalla base alla
sommità, coerentemente con il movimento di corpo rigido che essa presenta. I
progetti predisposti basandosi sulla nuova normativa suddetta mostrano che
queste semplificazioni annullano spesso i costi aggiuntivi dovuti al sistema
d’isolamento, anche per le nuove costruzioni, in quanto questi costi sono
compensati dai risparmi dovuti all’alleggerimento della sovrastruttura e
delle fondazioni. Comunque, anche nel caso in cui i
suddetti costi aggiuntivi di costruzione non risultino totalmente compensati,
resta sempre a favore dell’isolamento sismico, oltre alla sicurezza
nettamente maggiore, il bilancio economico complessivo, che tiene
correttamente conto anche dei costi da affrontare dopo un terremoto
(riparazione, demolizione, delocalizzazione degli
abitanti, smaltimento delle macerie, ricostruzione, ecc.).
(a) (b)
(c) (d) Figura 4 – (a) Realizzazione del gap durante
i lavori effettuati nel 2002 per l’adeguamento sismico con l’isolamento in
sottofondazione della palazzina di Fabriano (AN) di Figura 14a, danneggiata
dal terremoto umbro-marchigiano del 199798. (b)
Vista dal basso (dall’interno del nuovo piano interrato) del gap realizzato
durante l’adeguamento sismico con isolamento in sottofondazione della
palazzina di Figura 14a (a lavori completati nel 2006). (c)
Tubazioni d’interfaccia della nuova sede dell’Associazione “Alleanza Popolare
– Croce d’Oro” di Grassina (Bagno a Ripoli, Firenze), isolata sismicamente
e collaudata dall’autore di questa relazione nel 2007. (d)
Palazzina residenziale isolata sismicamente con
HDRB a Shantou nel 1994 (prima applicazione cinese
di moderni sistemi d’isolamento): si noti la scala d’accesso, vincolata alla
sovrastruttura, ed il gap verticale che essa presenta rispetto al
terreno circostante.
Figura 5 – Viste dei 4 edifici
residenziali isolati sismicamente del nuovo
Quartiere residenziale San Samuele di Cerignola (FG), in zona sismica 2, e (a destra) del
lamierino di protezione del gap (collaudo in corso d’opera dell’autore
di questa relazione, con rilascio del certificato di collaudo previsto nel
2008). Da
ultimo, è molto importante sottolineare che,
nell’applicazione dell’isolamento sismico (e soprattutto nella fase
costruttiva), merita particolare attenzione la corretta realizzazione: · dei
“giunti strutturali” (gap) fra la sovrastruttura isolata e la sottostruttura
od il terreno circostante (ovvero fra due sovrastrutture adiacenti isolate
indipendentemente l’una dall’altra), cioè di quegli “spazi” che sono
necessari a garantire il libero movimento della sovrastruttura almeno fino
allo spostamento corrispondente al cosiddetto Stato Limite di Collasso
(Figure 4a, 4b e 4d) (Mentre l’OPCM 3274/2003 e le sue successive modifiche
ed integrazioni prevedevano, per la progettazione sismica, due Stati Limite
(Stato Limite di Danno e Stato Limite Ultimo), le nuove norme tecniche ne
prevedono quattro: Stato Limite di Operatività, Stato Limite di Danno, Stato Limite di Vita
e Stato Limite di Collasso); · dei cosiddetti “elementi di
interfaccia”, cioè di quei componenti e di quelle strutture che attraversano,
orizzontalmente o verticalmente, il gap (interfaccia): passerelle
d’accesso, coperture dei gap stessi, scale, ascensori, tubazioni di
vario tipo, cavi, ecc (Figura 4c). La
corretta realizzazione dei gap e degli elementi d’interfaccia non è affatto difficoltosa, ma l’esperienza applicativa ha
evidenziato che errori (commessi soprattutto durante la costruzione) sono poi
spesso assai ardui da correggere e possono comportare notevoli costi
aggiuntivi inattesi. Gli elementi d’interfaccia non devono impedire il libero
movimento della sovrastruttura (neppure quello verticale, seppur limitato a
pochi centimetri al massimo, indotto dalla grande
deformazione orizzontale degli isolatori elastomerici
– si veda la Figura 4d). Inoltre, mentre per alcuni di tali elementi (ad
esempio, per le coperture dei gap - vedi Figura 5) si può ammettere il
danneggiamento durante un terremoto violento (purché sia ad essi limitato), in quanto se ne accetta la successiva
sostituzione, per altri è indispensabile (ad esempio per le tubazioni del gas
e, in generale, per quelle di edifici strategici) od opportuno (ad esempio
per quelle di edifici non strategici contenenti fluidi non pericolosi, per
scale ed ascensori) mantenerne l’integrità anche durante un terremoto
violento: ecco che, allora, le linee delle tubazioni (grazie alla loro
geometria, ai vincoli e, soprattutto, all’utilizzazione di particolari snodi
o “giunti meccanici” – joint) devono essere
in grado di assorbire gli spostamenti di progetto (quello compatibile con al
larghezza del gap per fluidi pericolosi) senza rompersi (Figura 4c),
mentre strutture d’interfaccia come scale ed ascensori devono essere
vincolate o alla sola sovrastruttura o alla sola sottostruttura (ovvero al
terreno circostante od alla sovrastruttura adiacente indipendentemente
isolata) e presentare, all’estremità libera, i necessari valori del gap
orizzontale e verticale (riguardo a quest’ultimo –
quando si utilizzino isolatori in gomma o che, comunque, comportino
spostamenti verticali indotti dalle deformazioni orizzontali – è opportuno
prevedere sempre qualche centimetro – si veda, ad esempio, la Figura 4d).
Ovviamente, poi, occorre garantire che i gap siano
e restino completamente liberi. Le
suddette raccomandazioni e, soprattutto, l’ultima possono
sembrare superflue, ma l’esperienza realizzativa ha
purtroppo dimostrato che così non è. Pertanto, occorre che sia il direttore
dei lavori che il collaudatore in corso opera (In base alla normativa vigente
il collaudo di costruzioni isolate sismicamente
deve essere in corso d’opera e (in accordo con l’OPCM n. 3274/2003 e
successive modifiche ed integrazioni) la commissione di collaudo deve
includere un esperto di applicazioni dell’isolamento
sismico. ) di costruzioni isolate sismicamente le tengano ben presenti e non si limitino a
controllare la corretta qualifica, produzione ed installazione degli
isolatori e l’adeguatezza della realizzazione degli elementi strutturali. In
particolare, il certificato di collaudo potrà essere rilasciato solo dopo il
completamento della costruzione od installazione degli elementi d’interfaccia
prima menzionati. Sistemi dissipativi La
dissipazione d’energia è una strategia costruttiva complementare a quella
dell’isolamento. Essa consiste nell’inserimento, in apposite
posizioni della struttura (cioè sulle diagonali o, comunque, ove sono massimi
gli spostamenti differenziali, si veda la Figura 2c), di dispositivi, detti
dissipatori (damper), in grado di “attrarre” e
concentrare su se stessi gran parte della dissipazione dell’energia trasmessa
alla struttura dal sisma (cioè gran parte della trasformazione di tale
energia in calore), che, in assenza di essi, sarebbe operata dagli elementi
strutturali e non, attraverso il danneggiamento di tali elementi e,
eventualmente, il collasso della struttura o di sue parti. I
dissipatori più comuni sono di tipo viscoso ed elastoplastico,
oltre che ad instabilità impedita, viscoelastico,
ad attrito, od elettroinduttivo. In particolare, i
dissipatori elastoplastici (Elastic-Plastic Damper
o EPD, Figure 6a e 6b) si basano sulla capacità di
particolari acciai o di altri materiali di sopportare numerosi cicli di
elevate deformazioni plastiche, mentre i dissipatori viscosi (Viscous Damper o
VD, Figura 6c), si basano sulla dissipazione energetica derivante dal
passaggio di fluidi particolarmente viscosi (ad esempio siliconici)
attraverso stretti orifizi nel setto presente in un sistema cilindro-pistone.
(a) (b)
(c) Figura 6 – (a) Controventi
dissipativi con dispositivi EPD inseriti nel corso del retrofit della
scuola Domiziano Viola di Potenza nel 2000 (zona
sismica 1). (b) Uno dei dissipatori EPD inseriti
nella struttura del tetto della cattedrale di Santa Maria
di Collemaggio a L’Aquila per limitare le
vibrazioni delle pareti. (c) Vista, durante le prove
di laboratorio, di un dissipatore VD rientrante installato nel Duomo di Siena
per impedire il ribaltamento della facciata. I
sistemi dissipativi sono meno efficaci di quelli d’isolamento, perché
lasciano entrare inalterata l’energia sismica nella struttura e perché, per
attivarsi e funzionare, hanno la necessità che la struttura si deformi (e non
possono, quindi, ridurre gli spostamenti relativi nella stessa misura con cui
riescono a farlo i sistemi d’isolamento, si confrontino le Figure 1a e 1c).
Inoltre, non incrementando il periodo di vibrazione della struttura, non
minimizzano il panico. Infine, rendono spesso necessaria l’installazione di
numerosi elementi ingombranti e sovente antiestetici, come le aste di
controvento (per riportare rigidamente, cioè senza
modifiche, lo spostamento di ciascun piano alla quota di quello superiore o
inferiore) ed anche i dissipatori stessi (Figura 6a). Questa
tecnica, però, è particolarmente utile quando
l’isolamento sismico non è applicabile, cioè, principalmente, o perché la
struttura considerata è un edificio troppo flessibile, o perché il terreno su
cui poggia è troppo soffice, o perché occorre adeguare o migliorare sismicamente un edificio che non presenta (e non permette
di realizzare) gap sufficientemente ampi, rispetto agli edifici
adiacenti, tali da permettere i necessari spostamenti rigidi (che, come si è
detto, possono raggiungere alcune decine di centimetri). Dispositivi SMAD e STU Oltre
a quelli d’isolamento e dissipativi, i moderni sistemi antisismici includono: · le cosiddette Shock Transmitter
Unit (STU), ritegni oleodinamici
che lasciano la struttura libera di deformarsi nel caso di deformazioni
lente, come quelle di origine termica, ma (analogamente alle cinture di
sicurezza in un’auto) si bloccano, irrigidendo la struttura, nel caso di
deformazioni rapide, come quelle indotte dal sisma (Figure 7a e 7b) o (nel
caso dei ponti e dei viadotti) dalle frenate dei camion; · gli SMAD, dispositivi (Device)
in leghe a memoria di forma (Shape Memory Alloy o SMA), che
permettono di connettere, durante il sisma, elementi strutturali separati o
soggetti a spostamenti relativi consistenti, limitando al massimo le
variazioni dei carichi su di essi agenti al variare degli spostamenti
relativi (Figure 7c e 7d). Le
prime e tuttora più numerose applicazioni delle STU riguardano i ponti e i
viadotti (ove sono accoppiati ad altri dispositivi antisismici) ed alcuni
edifici industriali, mentre gli SMAD (ancora di costo non trascurabile) sono
stati sviluppati, nell’ambito di progetti comunitari, per la protezione del
patrimonio culturale. Quanto alle SMA, si nota che con esse
possono essere realizzati anche dissipatori ricentranti
(un’applicazione di questo tipo ha già riguardato, in Italia, gli originali
delle statue marmoree di Scilla e Nettuno, custoditi al Museo di Messina).
(a) (b)
(c)
(d) Figura 7 – (a) Due dei
34 dispositivi STU installati all’interno della Basilica Superiore di San
Francesco in Assisi durante i lavori di restauro effettuati a seguito dei
danni riportati nel corso del terremoto umbro-marchigiano del 199798. (b) Installazione di dispositivi STU di Figura 7a
all’interno della Basilica Superiore di San Francesco in Assisi per
irrigidirne la struttura durante un terremoto. (c)
Alcuni dei 47 SMAD installati nella Basilica Superiore di San Francesco in
Assisi per connettere il tetto del transetto a ciascuno dei due timpani, a
seguito dei danni subiti da questi ultimi durante il terremoto summenzionato.
(d) Uno degli SMAD di Figura 7c. Livelli di protezione assicurati dai moderni
sistemi antisismici Quali
livelli di protezione si possono conseguire con i moderni sistemi antisismici
e, in particolare, con l’isolamento e la dissipazione d’energia? Sicuramente di molto superiori a quelli di una struttura antisismica
convenzionale. Una buona progettazione del sistema d’isolamento e della
struttura permette all’edificio di sopportare terremoti distruttivi (quelli
che determinano danni anche gravi su una moderna struttura antisismica
convenzionale o il crollo di una non antisismica), senza subire alcun danno.
Figura 8 – Crolli e danni provocati dal
terremoto di Wenchuan (Repubblica Popolare Cinese)
del 12 maggio 2008 in edifici fondati convenzionalmente.
Figura 9 – Assenza di danni (agli
elementi sia strutturali che non strutturali) in uno dei tre edifici
residenziali isolati sismicamente che si trovavano
nell’area colpita dal terremoto di Wenchuan del 12
maggio 2008, nonostante le azioni sismiche di progetto fossero state
fortemente sottostimate. Due degli edifici (incluso quello mostrato nelle
figure) erano in cemento armato, mentre un terzo, di 6 piani, era in muratura:
quest’ultimo è stato, a livello mondiale, il primo
edificio in muratura ad aver resistito indenne ad un terremoto tanto
violento. Queste
prestazioni sono confermate non solo da una grande
quantità di studi teorici e simulazioni numeriche, ma anche da un’estesa
sperimentazione in laboratorio e, quel che più conta, dall’esperienza reale
di un numero ormai consistente di ponti, viadotti ed edifici isolati o
protetti da sistemi dissipativi che hanno ottimamente affrontato terremoti
violenti (o, comunque, significativi): · in Friuli, dove il viadotto Somplago
dell’autostrada Udine-Tarvisio, nel quale
l’impalcato era stato da poco installato, resistette indenne alla seconda
scossa (quella di settembre) del sisma del 1976; · a San Francisco ed a Los Angeles, in California, durante i
terremoti di Loma Prieta
del 1989 e, rispettivamente, di Northridge del
1994; · a Shantou, nella Repubblica
Popolare Cinese, e nelle isole Kurili, nella
Federazione Russa, nello stesso 1994; · nell’area di Kobe, in Giappone,
durante il terremoto di Hyogo-ken Nanbu del 1995; · a Santiago, in Cile, in occasione di varie scosse
sismiche, inclusa una di magnitudo 5,9 nel 1996; · a Bolu, in Turchia, durante i
due eventi di Kocaeli e Duzce
del 1999; · a Sendai-City, a Kushiro-City, ad Ojiya-City ed
in altre località giapponesi, durante i violenti terremoti che hanno colpito
il Giappone, con cadenza praticamente annuale, dal 2003; · infine, nella Repubblica Popolare Cinese, durante il
disastroso terremoto di Wenchan del 12 maggio 2008
(Figure 8 ed 9). Occorre
ribadire che, con l’isolamento sismico, non
subiscono danni non solo la struttura, ma anche le parti non strutturali
(tamponamenti, tramezzi, ecc.) e che gli impianti e gli oggetti all’interno
dell’edificio rimangono indenni. Per di più, essendo lente le vibrazioni
della struttura isolata, si elimina la condizione di panico indotta dal
terremoto (che può essere molto pericolosa in edifici ad elevata presenza
umana, in particolare nelle scuole) e si possono proseguire, quasi senza
interruzione, le attività in corso (condizione di particolare importanza per
gli ospedali, i centri di gestione dell’emergenza, i centri
computerizzati, ecc.): ad esempio, in un ospedale sismicamente
isolato colpito dal terremoto di Northridge nel
1994 (USC Hospital di Los Angeles) le attività ospedaliere
proseguirono senza interruzione alcuna dopo il terremoto. Insomma, si può
dire che con l’isolamento sismico si può raggiungere la tanto desiderata
“protezione sismica totale”. In
Italia, la necessità di ricostruire numerosi edifici strategici e pubblici, a
causa delle già ricordate frequenti inadeguatezze riscontrate nelle verifiche
di sicurezza imposte dall’OPCM N. 3274/2003, offre interessantissime
prospettive per l’applicazione dell’isolamento sismico. E
tali ottime prospettive non si limitano agli edifici “importanti” suddetti,
ma riguardano anche la comune edilizia residenziale, perché (come si è già
notato) la nuova normativa sismica, in molti casi, rende economicamente
conveniente (o, quantomeno, poco costosa) l’adozione dell’isolamento sismico
anche per tali costruzioni (si vedano le Figure 5 e 12-15). Materiali utilizzati nei moderni sistemi
antisismici Ma
quali sono i materiali utilizzati per la realizzazione di questi marchingegni
miracolosi? Nulla di particolarmente inconsueto. Più che
nella ricerca di materiali “particolari”, la tecnologia si è sviluppata verso
l’uso “particolare” di materiali la cui conoscenza era ed è nota e
consolidata. Ciò anche perché, in applicazioni di
questo genere, dove un dispositivo è probabile che “lavori” una sola volta
nella sua vita, l’importante è garantire l’affidabilità nel tempo. Così si usano principalmente la gomma e l’acciaio,
preferibilmente inossidabile. Va però detto che anche materiali d’uso
meno comune hanno fatto recentemente ingresso nel campo dell’ingegneria
civile, quali le già citate SMA (peraltro già da tempo utilizzate, per le loro particolari caratteristiche, in altri settori,
come l’ingegneria aeronautica e quella biomedica),
ed hanno dimostrato ottime caratteristiche di comportamento per la soluzione
dei problemi di riduzione della risposta sismica: il loro uso, pertanto, ha
già trovato importanti applicazioni (Figura 7c-d). Applicazioni dei moderni sistemi antisismici Attualmente vi sono, nel mondo, già
oltre 10·000 strutture protette mediante le moderne tecnologie antisismiche,
situate in oltre 30 paesi (Figura 10). L’uso di tali tecnologie è ovunque in
continua crescita e riguarda un numero sempre maggiore di paesi. La sua
estensione è ovunque influenzata, in modo determinante,
dalle caratteristiche della normativa applicata. Un forte impulso
all’affermazione dei moderni sistemi antisismici si deve anche agli effetti
di terremoti violenti, con i crolli delle strutture costruite in modo
convenzionale e, al contrario, l’ottimo comportamento di importanti
opere protette con i sistemi suddetti (soprattutto, ma non solo,
d’isolamento), in particolare il Giappone (Par.
5.4).
Figura 10
Figura 11 Non
meraviglia, quindi, che il Giappone,
in conseguenza del terremoto di Hyogo-ken Nanbu del 1995 ed anche grazie
alla disponibilità di un’adeguata specifica normativa dal 2000 ed alla
liberalizzazione dell’uso dell’isolamento sismico dal 2001, abbia
ulteriormente consolidato la sua leadership a livello mondiale, già da tempo
acquisita, con gli attuali oltre 5·000 edifici isolati (in aggiunta ad altri
2·700 protetti con sistemi dissipativi e ad un buon numero di ponti e
viadotti isolati). In questo paese, la tendenza è ora di isolare, da una
parte, anche grattacieli e gruppi di edifici
sorretti da un’unica grande struttura isolata (artificial
ground) e, dall’altra, pure piccoli e leggeri
edifici privati (di questi ultimi ve ne sono già 3·000 isolati e 2·000
protetti da dissipatori). Inoltre, sono iniziate l’utilizzazione di sistemi
d’isolamento 3D ed importanti applicazioni dell’isolamento sismico anche nel settore
industriale (in particolare per proteggere fabbriche di semiconduttori e
strutture nucleari) e per la salvaguardia del
patrimonio culturale. Al
Giappone segue ora, per numero di applicazioni delle
moderne tecnologie antisismiche, la Repubblica
Popolare Cinese, con 650 edifici isolati e decine di edifici
protetti da sistemi dissipativi (oltre a numerosi ponti e viadotti isolati);
anche in questo paese le nuove applicazioni delle tecnologie suddette
continuano a succedersi ad un ritmo elevato (in particolare per gli edifici
residenziali) e proseguono grandi realizzazioni (come quella riguardante i 50
edifici isolati del nuovo centro residenziale di Pechino). Di rilevo sono
pure ora, come in Giappone, l’uso di isolatori 3D
negli edifici e quello di SMAD per la salvaguardia del patrimonio culturale,
oltre a quello dell’isolamento sismico per la protezione degli impianti
industriali, ad esempio con le prime applicazioni ai serbatoi di gas naturale
liquefatto (Liquefied Natural
Gas o LNG). Questo
notevole sviluppo ha fatto recentemente retrocedere al terzo posto la Federazione Russa, dove risultano esservi attualmente circa 600 edifici isolati:
qui, infatti, le nuove applicazioni delle moderne tecnologie antisismiche
(che sono principalmente d’isolamento) procedono con una certa lentezza da
diversi anni, sebbene ora annoverino interessanti realizzazioni e progetti,
sia di adeguamento sismico (retrofit) di edifici monumentali che per
grattacieli di nuova costruzione. Questi sono attuati
finalmente con sistemi d’isolamento “di tipo occidentale”, nettamente più
affidabili di quelli a forma di fungo rovesciato in cemento armato utilizzati
fino a qualche anno fanella maggior parte
dei paesi dell’ex-URSS (Armenia esclusa). È da
notare che, per i grattacieli russi isolati in costruzione a Sochi, si utilizzano isolatori di produzione italiana. Al
quarto posto restano gli Stati
Uniti d’America, dove l’uso dei moderni sistemi antisismici nei
ponti e nei viadotti (con 600÷650 applicazioni sparse in tutto il paese) e,
per la dissipazione d’energia, anche negli edifici, prosegue in modo
soddisfacente, ma, a causa della normativa molto penalizzante in vigore per
gli edifici isolati (nonostante l’ottimo comportamento di alcuni di essi durante il terremoto di Northridge
del 1994), il numero di nuove realizzazione di questo tipo resta limitato.
Infatti, tali edifici continuano a risultare da 100
a 200, sebbene in gran parte molto importanti e per la metà oggetto di
interventi di retrofit, attuati, in particolare, per edifici strategici
e pubblici. L’Italia, dove le applicazioni
dei moderni sistemi antisismici sono iniziate nel 1975 per i ponti ed i
viadotti e nel 1981 per gli edifici (4 anni prima del Giappone e degli USA),
resta quinta, almeno per il numero di edifici
isolati già completati: essi risultano ora circa 70 (oltre a 20 prossimi al
completamento), sia strategici o pubblici, sia residenziali. Inoltre, il
nostro paese vanta già alcune decine di edifici
protetti da dissipatori, SMAD, o STU. È comunque da
notare che, in Italia, vi è stato un incremento significativo del numero
degli edifici protetti da moderni sistemi antisismici completati negli ultimi
anni (con i primi retrofit di edifici con l’isolamento) e,
soprattutto, delle nuove realizzazioni in costruzione o progetto (Figura 11):
ciò si deve alla nuova normativa sismica nazionale. L’Italia, infine, resta
leader mondiale per numero ed importanza delle applicazioni dei moderni
sistemi antisismici nel settore della salvaguardia
del patrimonio culturale ed è ancora quantomeno ai primi posti in quello
della protezione, con tali sistemi, dei ponti e dei viadotti (nel quale le
realizzazioni italiane erano già oltre 150 all’inizio degli anni Novanta e
risultano ora certamente più di 250). Per
quanto riguarda altri paesi, l’utilizzazione dei
moderni sistemi antisismici è in forte espansione anche: · a Taiwan,
dove, a metà del 2007, risultavano già completati od in costruzione 29
edifici isolati (dapprima soprattutto ospedali, ma, più recentemente, anche
edifici residenziali), oltre a 20 ponti o viadotti isolati, ed erano già 85
nel 2005 gli edifici protetti con sistemi dissipativi; · in Armenia,
dove, nonostante si tratti di un paese ancora in via di sviluppo e
scarsamente abitato, sono già 32 gli edifici isolati (con dispositivi di
produzione nazionale), sia di nuova costruzione (fino a 20 piani di altezza)
che esistenti (anche in muratura, con il primo retrofit, quello della
scuola n. 4 di Vanadzor, risalente al 2002); · in Nuova
Zelanda, patria dei dispositivi d’isolamento e dissipazione che
utilizzano la tecnologia del piombo, anch’essa scarsamente popolata, dove
sono già stati protetti con moderni sistemi antisismici oltre 30 edifici,
oltre a numerosi ponti e viadotti; · in Messico,
che vanta 7 edifici isolati con dispositivi a rotolamento di produzione
nazionale (il primo dei quali, la scuola secondaria Legaria
a Mexico City, completato già nel 1974), oltre a 25 protetti con dissipatori;
· in Francia,
che aveva importanti applicazioni dell’isolamento sismico già negli anni ’70
(sia nel settore civile che in quello nucleare), e dove, nel territorio
europeo, tale tecnica è ora utilizzata nuovamente per ulteriori impianti
nucleari in costruzione o previsti (vedi oltre), mentre, nell’isola francese
della Martinica, le realizzazioni in corso sono nel settore civile, con
l’isolamento sismico addirittura obbligatorio per proteggere le scuole ed
altri edifici pubblici. Si
noti che anche a Taiwan ed in Armenia l’inizio delle applicazioni si deve a
due terremoti violenti: quello di Chi Chi
del 1999 (dopo il quale fu modificata la normativa nazionale, incentivando
l’uso dei moderni sistemi antisismici) e quello di Spitak
del 1988. Importanti
realizzazioni sono iniziate da alcuni anni anche in Turchia, in Grecia, in Portogallo, in Venezuela ed a Cipro (molte delle quali con
dispositivi prodotti in Italia o progetti italiani) e, più recentemente, in Argentina, Israele, India, Romania ed
Iran e proseguono
nella Corea del Sud,
in Canada, Cile, Indonesia e Macedonia. Le
applicazione in Iran (dove un edificio è già protetto da dissipatori
italiani) sono, in prospettiva, di particolare interesse, in quanto a Parand (una nuova città satellite di Tehran
in costruzione) è in corso un enorme progetto, che prevede la realizzazione
di centinaia di edifici residenziali isolati.
Per
quanto attiene alla Corea del Sud, all’isolamento di numerosi ponti e
viadotti (molti dei quali dotati di dispositivi italiani o prodotti in
collaborazione con aziende italiane) e di 13 serbatoi LNG, si aggiungono attualmente un solo edificio isolato ed uno solo protetto
da dissipatori, ma è prevista una rapida estensione dell’uso dei moderni
sistemi antisismici anche negli edifici, a seguito del violento terremoto di Busan-Fukaoka del 2005 (di magnitudo M = 7,0), con
epicentro fra la penisola coreana ed il Giappone, e di un evento più recente
(2007), di magnitudo assai inferiore (M = 4,8), ma con epicentro all’interno
del paese. In Canada sono numerose le applicazioni di sistemi dissipativi
(anche di produzione nazionale), ma l’utilizzazione
dell’isolamento sismico sta iniziando solo ora. Sulla Macedonia, infine, si
nota che questo paese vanta la prima applicazione dell’isolamento sismico
moderno, a livello mondiale: si tratta della scuola elementare Pestalozzi, che fu costruita a Skopje
dopo il disastroso terremoto del 1963 su LDRB donati dalla Svizzera (tali
isolatori, assai poco armati e ormai fortemente deteriorati, sono stati
sostituiti con HDRB nel 2007). Per
concludere, è da sottolineare l’uso crescente delle
moderne tecnologie antisismiche, in numerosi paesi, non solo per la
protezione delle strutture civili, ma anche in altri due settori di estremo
interesse: quello del patrimonio culturale e quello degli impianti
industriali. Nel primo da tempo primeggia l’Italia, dove SMAD, STU,
dissipatori e sistemi d’isolamento, sviluppati nell’ambito di progetti
comunitari a partire dall’inizio degli anni ‘90, sono già stati applicati sia
ad alcune chiese antiche famose (ad esempio, oltre che alla Basilica
Superiore di San Francesco in Assisi, alla Cattedrale di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila, al Duomo di Siena, ecc.) che a singoli
capolavori (come i Bronzi di Riace, il Satiro
Danzante di Mazara del Vallo, le già citate statue
di Scilla e Nettuno al Museo di Messina, ecc.). Nel
secondo settore è di grande rilevanza l’isolamento
sismico di impianti a rischio d’incidente rilevante come i serbatoi LNG
(attuato dapprima in Francia, in Grecia e nella Corea del Sud, poi anche in
Turchia e nella Repubblica Popolare Cinese e previsto prossimamente in
Messico) e le strutture nucleari. Riguardo a queste ultime, oltre alla prima
applicazione giapponese ad esse della tecnica
suddetta (riguardante la Nuclear Fuel Related Facility), è da citare la costruzione del Jules Horowitz Reactor, già in corso nel centro di ricerca francese
di Cadarache. Inoltre, si prevede a breve la
costruzione di ulteriori nuovi impianti nucleari
isolati, sia in Giappone (dove sono già disponibili regole di progetto che
permettono di licenziarli) che in altri paesi, in particolare ancora a Cadarache in Francia, dove l’isolamento è già stato
deciso anche per l’impianto ITER per la fusione nucleare controllata,
che è stato progettato con un’attiva collaborazione italiana. Considerazioni
conclusive È
naturale ora domandarsi perché in Italia non si sia ancora giunti ad
un’applicazione estensiva delle moderne tecnologie antisimiche.
La risposta è che, in Italia, mancando fino all’8 maggio 2003 una normativa
di riferimento, i progetti delle costruzioni isolate, o che comunque prevedevano l’uso di tecnologie non convenzionali
per la riduzione della risposta sismica, dovevano essere valutati dal
Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. L’intento, di tutelare
l’utilizzatore finale (che è la società) dall’uso incauto o improprio dovuto
ad errate progettazioni, era giusto. Spesso, però, il meglio è nemico del
bene! E le buone intenzioni del Consiglio Superiore, a causa della
complessità dell’iter burocratico e del conseguente inaccettabile
allungamento dei tempi di realizzazione, si sono tradotte in un freno alla
diffusione di strategie di protezione che, se fossero state applicate in modo
esteso già negli anni passati, sarebbero ora provvidenziali in un paese ad
elevate pericolosità e vulnerabilità sismiche quale
è il nostro (Figura 10). L’entrata
in vigore della nuova normativa (che, come si è già sottolineato,
prevede e regola esplicitamente l’adozione delle nuove tecnologie di
protezione sismica) e della nuova classificazione sismica del territorio (che
riconosce la diffusa pericolosità sismica del territorio italiano e
l’aggiorna ai dati più recenti) lasciano ben sperare per un futuro nel quale
la lotta contro le catastrofi sismiche possa fruire di strumenti moderni e
adeguati. Fra l’altro, la nuova normativa sismica prevede esplicitamente la rivedibilità delle regole e dei criteri in essa contenuti, sulla base dello sviluppo delle conoscenze
in campo scientifico e tecnologico: ciò permetterà non solo di migliorare la
normativa laddove ciò risulterà necessario, ma anche di tenere conto, nella
valutazione della pericolosità sismica, di nuove metodologie, come ad esempio
quella deterministica, che costituisce un utile
complemento alle classiche metodologie di tipo probabilistico sino ad ora
utilizzate per la classificazione sismica del territorio nazionale: tutti i
recenti violenti terremoti, da ultimo quello di Wenchuan
del 12 maggio 2008 (Figura 8), hanno evidenziato i forti limiti
dell’approccio probabilistico). Oltre
alla nuova normativa sismica ed alla nuova classificazione sismica del
territorio, anche le iniziative del Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti e, recentemente, del Ministero dell’Istruzione, Università e
Ricerca (Decreto Legge n. 137), che promuovono l’applicazione dei moderni
sistemi antisismici, lasciano ben sperare per il futuro: ma ciò è vero a
condizione che non si abbassi la guardia nei confronti di un nemico subdolo
per i suoi lunghi tempi di ritorno, come è il
terremoto, e che non si dimentichi l’enorme rischio connesso alla grande vulnerabilità
di un patrimonio edilizio esistente ancora del tutto inadeguato a sostenere
la “sfida sismica”, come è quello italiano. La
Figura 10 mostra come, mentre l’uso delle moderne tecnologie antisismiche è
ancora limitato in Italia, in alcuni paesi (USA e, soprattutto, Giappone e
nella Repubblica Popolare Cinese) esso sia decollato già da tempo. Però,
grazie alla nuova normativa sismica e agli effetti benefici che essa ha già
prodotto, l’Italia (che, d’altra parte, era stata tra i primi paesi a realizzare
strutture isolate e dotate di sistemi dissipativi) sta ormai recuperando
rapidamente il terreno perduto, con un numero crescente di applicazioni
non soltanto ad i ponti, ai viadotti ed alle opere strategiche e pubbliche,
ma anche agli edifici residenziali (Figure 5 e 12-15).
(a)
(b) Figura 12 – I primi edifici residenziali italiani in cemento armato,
di nuova costruzione, protetti con l’isolamento ismico:
(a) la prima applicazione italiana ad edifici residenziali, effettuata a Squillace Marina
(CZ), in zona sismica 1, nel 1992 e vista del sistema d’isolamento sismico,
installato alla sommità del piano terreno e costituito da 43 isolatori LDRB e
HDRB (si notino i “denti” che costituiscono il fail-safe
system); (b) una delle 4 palazzine residenziali della Base della Marina
Militare di Augusta (SR), in zona sismica 2, completate nel 1993, ciascuna
con 48 HDRB.
(a)
(b)
(c) Figura 13 – Alcuni degli edifici
residenziali italiani in cemento armato, di nuova costruzione od esistenti,
protetti con l’isolamento sismico all’inizio di questo secolo: (a) palazzina
residenziale protetta con 28 HDRB con SD sovrapposti, completata a Rapolla (PZ), in zona sisma 1, nel 2000 (accanto ad una
gemella fondata convenzionalmente); (b) uno dei 3 edifici dell’ATER della
Provincia di Perugia (con 34 appartamenti e
negozi), costruiti su 56 HDRB a Città di Castello (zona sismica 2) nel 2004;
(c) uno dei 2 edifici dell’IACP di Siracusa adeguati
a Solarino (zona sismica 2) nel 2004 mediante
l’inserimento di 13 SD e 12 HDRB in ciascun edificio, e vista di un HDRB
durante la sua installazione.
(a) (b) Figura 14 – Alcuni degli edifici
residenziali italiani in cemento armato recentemente adeguati sismicamente o ricostruiti con l’isolamento, a seguito
dei danni riportati durante eventi sismici: (a) palazzina di 3 piani con 11
appartamenti a Fabriano (AN), in zona sismica 2, fortemente danneggiata dal
terremoto umbro-marchigiano del 199798 e successivamente
riparata ed adeguata sismicamente mediante la realizzazione di un nuovo piano
interrato e l’inserimento di 56 HDRB nei nuovi pilastri di tale piano, e
vista di quest’ultimo (prima applicazione europea
dell’isolamento sismico in sottofondazione, collaudata in corso d’opera
dall’autore di questa relazione, con certificato di collaudo rilasciato nel
2006); (b) palazzina di 3 piani ricostruita nel 2007 a San Giuliano di Puglia
(CB) su 13 HDRB e 2 SD, dopo essere stata demolita a seguito dei gravi danni
subiti durante il terremoto del Molise e della Puglia del 2002. Per
un’ancor più vasto uso dei moderni sistemi antisismici, gli aspetti economici
non dovrebbero costituire un ostacolo: si è già accennato al fatto che la
nuova normativa sismica permette di annullare o, quantomeno, di ridurre
nettamente l’impatto dei costi aggiuntivi legati all’applicazione dei moderni
sistemi antisismici, ma occorre, soprattutto, ricordare che l’uso di tali
sistemi minimizza il “rischio” economico relativo alle costruzioni (che tiene
conto, accanto ai costi iniziali di costruzione, anche di quelli, più o meno probabili,
di riparazione, demolizione, asportazione e smaltimento dei detriti,
ricostruzione, delocalizzazione degli abitanti
durante i lavori, ecc., conseguenti ad un terremoto)
e, a seguito della nuova normativa sismica che impone standard più stringenti
di sicurezza, aumenta il valore delle costruzioni stesse.
(a)
(b)
(c) Figura 15 – Alcuni degli edifici
residenziali italiani in muratura od in cemento armato, di nuova costruzione
od esistenti, che saranno protetti con l’isolamento sismico: (a) nuovi
edifici residenziali in muratura dell’ATER della Provincia di Perugia, realizzati a Corciano,
in zona sismica 2 (l’isolamento sismico ha permesso di realizzare un piano in
più); (b) fabbricato in provincia di Belluno (zona sismica 2) in mattoni
pieni, dei primi del ‘900, da isolare sismicamente nell’ambito dei lavori di restauro, con la
collaborazione dell’ENEA; (c) gruppo di 6 edifici di 4 piani eretti su
un’unica piattaforma di artificial ground isolata (mediante 40 HDRB e 30 SD) alla
sommità dei pilastri che la sorreggono, da realizzare nell’ambito del
progetto di demolizione e ricostruzione, con l’isolamento sismico, del
“Comparto 219” di Marigliano (il progetto prevede
16 di tali piastre). Per
concludere, si sottolinea anche come i progressi dei
mezzi di calcolo, in campo sismologico, per la
valutazione della pericolosità sismica, assieme alle conoscenze acquisite sul
comportamento delle strutture e alle moderne tecniche antisismiche, come
quelle d’isolamento e di dissipazione d’energia, possano e debbano costituire
un efficace strumento, che può essere reso disponibile: · alle Istituzioni preposte per stabilire le priorità
d'intervento sulle costruzioni esistenti, in particolare nell'ambito delle
verifiche di sicurezza sismica degli edifici strategici previste dalla nuova
normativa; · più in generale, agli urbanisti ed ai gestori
dell’emergenza, per la valutazione della vulnerabilità dei nuclei urbani e
per sviluppare piani di mitigazione e prevenzione, con particolare attenzione
per tutte le infrastrutture che devono essere operative immediatamente dopo
l’evento disastroso (ospedali, caserme dei pompieri e della polizia, altri
edifici deputati alla gestione dell’emergenza, reti di erogazione, ecc). Bibliografia
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
ingegneriasismica.net -
Tutti i Diritti Riservati |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||