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· Normativa e Sicurezza Strutturale · · DUTTILITÁ STRUTTURALE GLOBALE ·
· DISSIPAZIONE E CERNIERE PLASTICHE
· DUTTILITÁ E CAPACITY DESIGN
· CURVA DI CAPACITA’ DELL’EDIFICIO · ·
· · · · · DISSIPAZIONE E CERNIERE PLASTICHE La
capacità che ha una struttura di resistere (anche se con danni ingenti) ad un
evento tellurico è strettamente legata alla possibilità che essa ha di
dissipare l’energia sismica. Quest’ultima può avvenire solamente se la
struttura entra in campo post-elastico, con la formazione di meccanismi in
grado di dissipare, mediante elevate deformazioni plastiche permanenti
concentrate in zone critiche (cerniere plastiche), l’energia dovuta al
terremoto. Da
questo concetto fondamentale scaturisce il principio sul quale si base la
progettazione strutturale in zona sismica: per
resistere senza crollo a sismi caratterizzati da elevate intensità (anche se
fortemente fessurata), la struttura deve tenere in conto le risorse di cui
può disporre oltre il proprio limite elastico Al
contrario se la struttura viene dimensionata per resistere al sisma
mantenendo la risposta in fase elastica, essa non dispone di alcuna capacità
dissipativa: tutta l’energia assorbita durante il moto sismico del suolo
viene accumulata sotto forma di deformazione elastica, e quindi restituita
integralmente in fase di scarico, senza lasciare alcuna deformazione residua
(assenza di fessurazioni e fenomeni di degrado). Affinché la struttura abbia
un tale comportamento le sue sezioni, come detto, devono essere dimensionate
per rimanere in fase elastica, e questo lo si ottiene al prezzo di elementi
strutturali con elevate rigidezze flesso-torsionali. E’ ovvio quindi
immaginare che un progetto basato sull’utilizzo delle sole risorse elastiche
comporterebbe strutture sovradimensionate e antieconomiche, certamente non
giustificabili per le costruzioni ordinarie. Quello che si cerca allora di
fare è realizzare strutture sismo-resistenti in grado di possedere
sufficienti capacità deformazione plastica, al fine di poter dissipare
l’energia sismica tramite la duttilità (locale) delle loro sezioni. DUTTILITÁ
E CAPACITY DESIGN La
capacità dissipativa che ha una costruzione nel suo insieme, e che in ultima
analisi è data del fattore di struttura q, è rappresentata dalla sua duttilità
strutturale globale m, detta anche fattore di
duttilità. Definendo la risposta della struttura con la curva-spostamento
(curva di capacità dell’edificio), espressa in termini di taglio
alla base in funzione dello spostamento di un punto di controllo,
analiticamente esso è definito dal rapporto tra lo spostamento ultimo uu,
oltre il quale si ha un degrado limite, e lo spostamento u1 al
limite elastico:
Il
concetto di duttilità globale di una struttura è il parametro (ma non
l’unico) che definisce un utile indice della sua capacità di deformazione
anelastica, e quindi contribuisce a caratterizzare l’attitudine globale a
dissipare energia. Più correttamente, però, questa attitudine è data dal
fattore di struttura q, legato al fattore di duttilità m, ma non coincidente con esso, per tenere in conto le
proprietà delle sezioni ove sono attese le cerniere plastiche. Il criterio
progettuale fondamentale delle costruzioni in zona sismica è il seguente: un
alto livello di duttilità strutturale si ottiene con una corretta
progettazione strutturale finalizzata ad un preciso meccanismo di
plasticizzazione (Capacity Design) Importanza
del fattore di duttilità Come
già ricordato, il comportamento reale di una struttura sollecitata da un
sisma è di tipo anelastico in quanto i materiali risultano lavorare oltre il
limite di proporzionalità. In questa situazione si hanno una serie di
fenomeni di degrado e fessurazioni di tipo irreversibile. Volendo simulare
realisticamente il comportamento della struttura sarebbe necessario
effettuare analisi dinamiche non lineari che tengano conto esplicitamente sia
delle non linearità strutturali (per materiali e geometria) che dell’input
sismico mediante accelerogrammi del suolo. Nella
progettazione di nuove strutture l’importanza della duttilità strutturale
consiste allora nel fatto che essa, contribuendo a definire il fattore di
struttura q, offre la possibilità di utilizzare un’analisi elastica convenzionale
con valori delle azioni sismiche che già tengono conto implicitamente della
risposta non lineare. CURVA DI CAPACITA’ DELL’EDIFICIO
Per
definire la duttilità strutturale globale, ovvero il fattore di duttilità m definito nella (1), è necessario conoscere la curva di
capacità dell’edificio che, come anticipato, è un diagramma che definisce la
risposta della struttura ipotizzando che essa sia sollecitata dalle forze
peso e da un sistema di forze orizzontali crescente monotonomamante fino al
raggiungimento delle condizioni ultime (collasso). La curva è ottenuta
riportando punto per punto l’evoluzione del legame forza-spostamento
generalizzato tra la risultante del sistema delle forze applicate F (taglio
alla base) e lo spostamento “u” di un punto di controllo (generalmente il
baricentro dell’ultimo piano). Curva
di capacità di un telaio SDOF Per
cogliere gli aspetti concettuali e qualitativi si consideri un portale (ad
esempio in acciaio) incastrato alla base e al cui traverso è applicata una
forza orizzontale F di intensità via via crescente.
L’intensità
di F che porta il telaio al collasso può assumere valori in tre fasi di
riferimento, a cui corrispondono i relativi intervalli per lo spostamento u:
Al
raggiungimento di F = F2 il telaio si trasforma in un meccanismo
plastico in grado di resistere (senza ulteriore incremento di F) fino al
raggiungimento dello spostamento ultimo uu consentito dalla
struttura (condizione limite). La curva individuata da queste fasi è la curva
di capacità del telaio ad un grado di libertà (Figura 4).
Figura 4 Il
diagramma della Figura 4 rappresenta, nella sostanza, l’andamento di come
evolve la rigidezza della telaio all’aumentare della forza F sul traverso.
Come si vede chiaramente, nell’intervallo 0 £
u £ u1 la struttura mantiene la propria rigidezza
iniziale (fase elastica), mentre per u1 < u £ u2 la struttura
oppone ancora una rigidezza all’incremento di F, ma inferiore a quella della fase
elastica (il telaio equivale a due aste incastrate al piede con le estremità
libere di ruotare). Per u2 < u < uu la
struttura non ha più rigidezza (aste con cerniere al piede) poiché non
consente ulteriori incrementi di F: lo spostamento del traverso avviene ad F
costante. E’
necessario precisare che la curva di capacità è influenzata anche da altri
parametri: carichi verticali, velocità di carico, condizioni al contorno,
viscosità del materiale, ecc., per cui il meccanismo di collasso non avviene
contemporaneamente alla formazione delle cerniere plastiche. Conseguentemente
il comportamento reale non presenta in genere una brusca variazione di
rigidezza, ma una riduzione graduale. Curva di capacità di un telaio generico
Per
un edifico generico la procedura per determinarne la curva di capacità è
analoga a quella del telaio SDOF, e in generale, per i motivi appena citati,
sarà una linea continua. Poiché anche in questi casi rimane inalterata la
definizione (1) del fattore di duttilità m,
si pone il problema di come determinare il punto di snervamento u1
(fine della fase elastica). Questo punto di transizione non risulta
chiaramente individuabile nei materiali che si allontanano dal comportamento
elasto-plastico ideale. Una procedura approssimata per il calcolo di u1
può essere fatta secondo le indicazioni riportate nei diagrammi di Figura 5
(nella figure u1 è
indicato con dy):
Figura 5
Si
ricorda che l’area sottesa dalle curve (o dalle linee spezzate) rappresenta
la quantità di energia assorbita dal sistema. Con le procedure b) e c) si
riduce la curva di capacità dell’edificio ad un comportamento elasto-plastico,
con l’evidente vantaggio di una notevole semplificazione dal punto di vista
progettuale. Si fa notare che la procedura c) è anche quella indicata
dall’Ordinanza 3274 nell’analisi statica non lineare. |
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