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· Normativa e Sicurezza Strutturale · · DUTTILITÁ STRUTTURALE LOCALE ·
· LIVELLI DI DUTTILITÁ
· DUTTILITA’ LOCALE IN TERMINI DI SPOSTAMENTO E CURVATURA
· DUTTILITA’ DELLE SEZIONI IN CA · ·
· · · · · LIVELLI DI DUTTILITÁ La
duttilità dei singoli elementi strutturali, con cui sono realizzate le
ordinarie costruzioni civili e industriali, costituisce un importante indice
(ma non l’unico) per caratterizzare la resistenza delle strutture all’effetto
di un sisma. Globalmente per l’intera strutture questo indice prende il nome
di duttilità strutturale e si indica con m. Per le costruzioni realizzate in zona sismica la
duttilità strutturale assume un significato di assoluto rilievo. L’importanza
di questo parametro progettuale nella fase di predimensionamento consiste
proprio nel fatto che essa racchiude in sé la capacità che ha la struttura di
resistere, oltre i propri limiti elastici, a terremoti di elevata intensità.
In particolare la struttura consente di attenuare la risposta all’azione
sismica mediante la capacità dissipativa delle proprie risorse duttili. A tal
fine la duttilità strutturale si esplica a due livelli: duttilità
strutturale locale duttilità
strutturale globale Più precisamente
la valutazione dei parametri di duttilità va fatta in termini di deformazione
se riferiti al materiale, in termini di curvatura (o spostamento) se riferiti
alla sezione (o all’elemento) e in termini di spostamento se riferiti
all’intera struttura, ovvero sinteticamente: - duttilità in
termini di deformazione (materiale) - duttilità in
termini di curvatura (sezione) - duttilità in
termini di rotazione (elemento) - duttilità in
termini di spostamento (struttura) Come
detto, è necessario tuttavia precisare che, a parità di tipologia strutturale,
costruzioni con elevati livelli di duttilità non necessariamente implicano
costruzioni con pari elevate capacità dissipative (elevate capacità di
deformazione plastica), in quanto queste ultime risultano fortemente
condizionate anche dai seguenti fattori: -
sistemi e dettagli costruttivi con cui sono realizzati i singoli elementi
strutturali -
collocazione e numero delle eventuali cerniere plastiche -
impegno di deformazione plastica richiesto a ciascuna cerniera Per
questi motivi, per caratterizzare globalmente la resistenza all’azione
sismica, la normativa introduce il fattore di struttura q, funzione
della duttilità strutturale m,
ma non coincidente con essa, proprio per tenere in conto quanto appena detto.
Il fattore di struttura costituisce un parametro fondamentale in fase
progettuale in quanto definisce lo spettro di progetto ottenuto come
riduzione dello spettro di risposta elastico. DUTTILITA’
LOCALE IN TERMINI DI SPOSTAMENTO E CURVATURA La duttilità
strutturale locale fa riferimento alla duttilità dei singoli elementi
strutturali della costruzione. Come detto essa può esprimersi in termini di
spostamento (duttilità locale traslatoria) dell’elemento o di
curvatura (duttilità locale flessionale) delle sezioni maggiormente
sollecitate dell’elemento stesso (generalmente quelle di estremità). Per
analizzare la duttilità locale si consideri una struttura a un grado di
libertà, come il portale indicato in Figura 1. Pensando di applicare al
traverso una forza F crescente monotonicamente è possibile caratterizzare la
configurazione sotto carico del telaio analizzando l’evoluzione dei parametri
deformativi delle sezioni di estremità dei piedritti. In particolare è utile
diagrammare l’andamento forza-spostamento (F-x) dei piedritti e
momento-curvatura (M-r) delle suddette sezioni
(poiché il telaio è a un grado di libertà il diagramma F-x dei piedritti
(locale) coincide con quello F-x della struttura (globale)). Questi diagrammi
sono riportati in Figura 2.
Figura 1
Figura 2 Come si vede in
entrambe le figure, questi diagrammi sono costituiti inizialmente da una fase
elastica lineare a cui segue una fase post-elastica (plastica) che caratterizza
la formazione della cerniera plastica. Si è indicato con r0 e
x0, rispettivamente, la curvatura e lo spostamento che nei
diagrammi separano la fase elastica da quella plastica (soglia della
plasticizzazione), e con ru e xu, rispettivamente, la curvatura
ultima e lo spostamento ultimo (corrispondente ad esempio al raggiungimento
di ru) consentiti dai materiali dalla sezione.
Con questa simbologia si definisce:
Queste
definizioni mettono subito in evidenza che la duttilità di una sezione
rappresenta la resistenza della sezione oltre il limite elastico, ovvero
rappresenta l’impegno di deformazione plastica (per spostamento o curvatura)
che essa è in grado di assorbire (prima della rottura) rispetto al limite del
comportamento elastico lineare. In parole semplici la duttilità può definirsi
come la capacità che ha la sezione di deformarsi molto (grandi rotazioni) a
sollecitazione (momento) pressoché costante. Questo è molto importante poiché
l’azione sismica su di una struttura produce nelle sezioni critiche
deformazioni che si propagano ben oltre il limite elastico. Per questo motivo
si adottano criteri progettuali che aumentino la duttilità delle sezioni. DUTTILITA’ DELLE SEZIONI IN CA
La
risposta sismica di una struttura intelaiata presso-inflessa in cemento
armato è fortemente condizionata dal legame tra il momento flettente M e la
curvatura r delle sue sezioni. Nella progettazione sismica, la duttilità
disponibile m di una sezione inflessa è
generalmente espressa come rapporto tra la curvatura ultima e la curvatura di
primo snervamento (condizione al limite elastico dell’acciaio teso). Per
valutare i criteri che concorrono ad aumentare la duttilità delle sezioni in
c.a. è necessario valutare innanzitutto la duttilità dei materiali base
considerando i diagrammi tensione-deformazione (s-e). Duttilità del calcestruzzo e dell’acciaio
Per il materiale si
definisce:
essendo e0 e eu, rispettivamente, la deformazione al limite elastico e quella ultima
(convenzionale). Si consideri il diagramma
costitutivo convenzionale del calcestruzzo compresso (Figura 3):
ecy = deformazione limite del tratto parabolico = 0,0020 (0,20%) ecu = deformazione ultima convenzionale = 0,0035 (0,35%) duttilità del
calcestruzzo mC = ecu/ecy = 1,75 Si
consideri il diagramma costitutivo convenzionale dell’acciaio, ad es. per
l’acciaio Fe B 44k (Figura 4): fyk
= valore caratteristico della tensione di snervamento = 430 MPa fyd
= tensione di calcolo di snervamento = fyk/1,15 = 374 MPa eyd = deformazione
al limite elastico = fyd/ES = 374/206.000 = 0,0018
(0,18%) esu = deformazione
ultima convenzionale = 0,0100 (1,00%) duttilità
dell’acciaio mS = esu/eyd = 5,52 Fattori
che influenzano la duttilità Dai
valori numerici ottenuti si vede che per avere un comportamento duttile di
una sezione in c.a. bisogna sfruttare la duttilità dell’acciaio teso, in modo
tale che la crisi avvenga per il raggiungimento della deformazione ultima
dell’acciaio e non del lembo compresso di calcestruzzo. In una sezione in
c.a. si definisce rapporto meccanico di armatura la quantità:
nella
quale si è indicato con: AS
e AC, rispettivamente, l’area dell’armatura ad uno dei lembi della
sezione e l’area della sezione di calcestruzzo, e con fyd e fcd,
rispettivamente, la tensione di calcolo di snervamento dell’acciaio e la
tensione di calcolo del calcestruzzo a compressione. Si dimostra che la
duttilità m in termini di curvatura aumenta: diminuendo
wS in zona tesa diminuendo
fyd aumentando
fcd aumentando
wS in zona
compressa aumentando
il grado di confinamento del calcestruzzo Considerando
invece i diagrammi di resistenza sforzo normale-momento (N-M) si dimostra che
lo sforzo assiale riduce la duttilità delle sezioni di calcestruzzo. Negli
elementi pressoinflessi (pilastri) in cui lo sforzo normale è significativo,
come nei pilastri di primo piano, la rottura avviene per schiacciamento del
calcestruzzo. Pertanto, non si sfruttano le risorse di duttilità
dell’acciaio, ma al fine di migliorare la risposta strutturale si può
intervenire incrementando le prestazioni del calcestruzzo attraverso un
adeguato confinamento. Un buon confinamento del nucleo è necessario per dare
ai pilastri un’adeguata capacità rotazionale plastica al fine di mantenere lo
sforzo flessionale anche alle più elevate curvature. Orientativamente
una sezione inflessa in c.a. può avere una duttilità disponibile m dell’ordine di 8-10. |
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