|
Aerospaziale Biomedica Geotecnica Idraulica Materiali Meccanica Navale
Nucleare Strutturale Trasporti Vento |
||
|
Home
Articoli Ricerca
Rubriche
Collaborazione Business
Info Contatti ·
· Normativa e Sicurezza Strutturale
· Sicurezza Strutturale in Termini di Duttilità · · OBIETTIVI DELLA NORMATIVA SISMICA ·
· OBIETTIVI FONDAMENTALI
· DUTTILITA’ STRUTTURALE
· SPETTRO DI RISPOSTA DI PROGETTO · COEFFICIENTE DI STRUTTURA ·
· · · · · OBIETTIVI FONDAMENTALI Gli
obiettivi fondamentali che la normativa sismica (Ordinanza 3274) si prefigge
consistono sostanzialmente nel verificare che: (A) la struttura sia in grado di sopportare in regime
elastico il terremoto la cui intensità corrisponde, per la zona in esame, a
un periodo di ritorno pari alla vita nominale della struttura stessa; (B) la struttura possieda sufficienti riserve di resistenza,
oltre il limite elastico, per sopportare senza crolli (anche se con evidenti
danneggiamenti che ne compromettono la funzionalità) un terremoto di
intensità tale che risulti trascurabile la probabilità che l’intensità stessa
venga superata dai terremoti che
interesseranno in futuro la costruzione. A
tal fine il criterio fondamentale su cui si basa la progettazione di una
struttura in zona sismica scaturisce dalla considerazione che una struttura,
per resistere a sismi caratterizzati da elevate intensità (punto (B)), deve
tenere in conto le risorse di cui può disporre oltre il limite elastico. E’
infatti ovvio immaginare che un progetto basato sull’utilizzo delle sole
risorse elastiche comporterebbe strutture sovradimensionate e antieconomiche,
certamente non giustificabili per le costruzioni ordinarie. Per realizzare un
progetto strutturale che soddisfi questa esigenza l’Ordinanza 3274 introduce
due concetti importanti: la duttilità strutturale e lo spettro di
risposta di progetto. Essi costituiscono una significativa novità
rispetto alla precedente normativa sismica, e assumono ora nella
progettazione un’importanza di assoluto rilievo. L’obiettivo che ci si
prefigge è allora quello di realizzare strutture sismo-resistenti in grado di
possedere sufficienti capacità deformazione plastica, al fine di poter
dissipare, attraverso la formazione di meccanismi, l’energia sismica tramite
la duttilità delle loro sezioni. Solo infatti attraverso la dissipazione di
energia si riesce a ridurre gli effetti sismici pervenendo a sistemi
strutturali economicamente accettabili. DUTTILITA’ STRUTTURALE E’
noto che i materiali più comunemente impiegati nelle costruzioni (acciaio,
calcestruzzo, muratura, ecc.) hanno un legame costitutivo
tensione-deformazione reale che non si identifica con quello elastico
lineare, se non per deformazioni molto piccole. Infatti alcuni materiali,
come l’acciaio, hanno un comportamento di tipo lineare fino ad un certo
livello di deformazione e tensione, oltrepassato il quale si osserva una
grande capacità di deformazione a tensione pressoché costante. In particolare
si osserva una prima fase di tipo elastico-lineare (fino al limite di
snervamento) nella quale il materiale accumula energia sotto forma elastica,
che è quindi in grado di restituire integralmente in fase di scarico, senza
lasciare alcuna deformazione residua. Successivamente, oltre il limite di
snervamento, vi è una fase post-elastica nella quale il materiale accumula
energia plastica che non restituisce più allo scarico, ma che produce (con
sviluppo di calore) una deformazione permanente residua di tipo
irreversibile. In altre parole, in questa seconda fase, allo scarico del
corpo l’energia accumulata dal materiale (sotto forma di deformazione
plastica) viene dissipata a spese di una deformazione permanente
irreversibile. Analiticamente si
definisce duttilità il rapporto m tra la
deformazione (spostamento o rotazione) plastica massima e la deformazione
(spostamento o rotazione) per la quale inizia la fase plastica. Da questa
semplice osservazione si vede allora che per dissipare grandi quantità di
energia (come quelle prodotte dalle azioni sismiche) è necessario che il
materiale sia dotato di grande capacità di deformazione plastica. Quindi
tanto più la struttura è in grado di subire spostamenti al di là del limite
elastico (elevati valori di m), tanto più, per effetto del moto oscillatorio del terreno, la sua
risposta sarà caratterizzata da cicli di isteresi, che saranno più o meno
ampi in funzione delle caratteristiche dei materiali. Più in generale, per
una struttura questa capacità di deformazione plastica, che in ultima analisi
rappresenta la sua resistenza oltre il limite elastico, viene detta duttilità
strutturale. SPETTRO DI RISPOSTA DI PROGETTO Se
l’azione sismica agente su di una struttura mantiene un comportamento in fase
elastica è ovviamente sufficiente un’analisi di calcolo lineare. Se invece in
un evento sismico la resistenza delle sezioni della struttura non è tale da
garantire un comportamento deformativo-tensionale in fase elastica
(comportamento lineare), è necessario valutare la risposta strutturale
globale all’input sismico tenendo in conto le reali non linearità dei
materiali, ossia eseguendo un’Analisi Dinamica Non Lineare, ad esempio
un’analisi al passo mediante il metodo di Newmark. Come detto in precedenza
il ricorso a queste procedure risulta necessario per poter considerare le
riserve di resistenza che la struttura possiede al di la del proprio limite
di proporzionalità. L’analisi
al passo consiste nel risolvere con procedure numeriche le equazioni del moto
(equilibrio dinamico) in modo da ottenere l’evoluzione temporale della
risposta, cioè i valori assunti da tutte le grandezze (spostamenti, parametri
di sollecitazione, ecc) istante per istante, in particolare le rotazioni
plastiche (diagrammi momento-curvatura) delle sezioni di estremità delle aste
(funzioni della loro duttilità locale). Oltre ai carichi monotonicamente
crescenti un’analisi non lineare dovrebbe considerare l’evoluzione temporale
delle deformazioni cicliche, come quelle indotte da un sisma. In tal caso la
rottura della sezione non è legata solo al valore massimo della rotazione
plastica, ma anche all’energia dissipata nei cicli, proporzionale questa alla
somma di tutte le escursioni plastiche. Assegnato un terremoto (ad esempio
mediante un’accelerogramma del moto del suolo) l’analisi al passo costituisce
uno strumento molto potente per valutare la risposta non elastica di una
struttura. Limiti
dell’analisi non lineare La
sua applicazione necessita però di una modellazione strutturale molto
raffinata e della conoscenza “reale” del comportamento non lineare dei
materiali. E’ da osservare che, a differenza delle analisi in campo lineare,
non esistono metodi semplificati che consentano una stima approssimata della
risposta non elastica di una struttura. Sebbene la potenza di calcolo oggi
disponibile consenta agevolmente di far fronte all’elevato onere
computazionale che un’analisi al passo richiede, la difficoltà di
modellazione e le incertezze dei dati di input, con il conseguente rischio di
errori, ne sconsigliano tuttavia un utilizzo in fase preliminare di
dimensionamento, anche perché essa presuppone già a priori la conoscenza
delle caratteristiche meccaniche degli elementi strutturali (in particolare
proprio per tenere conto della capacità dissipativa della struttura). COEFFICIENTE DI STRUTTURA Per
ovviare a questa difficoltà, senza tuttavia rinunciare ai vantaggi che
un’analisi al passo comporta, la normativa consente di evitare di dover
compiere analisi non lineari in fase di progetto e stabilisce una procedura
di verifica anche per il sisma più severo atteso sul sito, sisma che può
indurre un comportamento oltre il limite elastico. Questa procedura,
sostanzialmente, si basa su due analisi: -
un’analisi atta a verificare che la struttura nel suo complesso, e gli
elementi che la compongono, abbiano una certa duttilità; -
un’analisi lineare della struttura basata su uno spettro di risposta ridotto,
detto spettro di risposta di progetto. Lo
spettro di risposta di progetto è ottenuto come riduzione dello spettro di
risposta elastico introducendo un coefficiente q detto coefficiente di
struttura, funzione della duttilità strutturale e dei singoli elementi
componenti. Mediante l’introduzione di q l’azione sismica di progetto risulta
essere una frazione di quella rappresentata dallo spettro di risposta
elastico (a cui corrisponde un comportamento indefinitamente elastico) in
virtù della capacità della struttura di subire escursioni post-elastiche
(plasticizzazione), cui è associata una dissipazione energetica. Il valore di
q rappresenta il “premio” in termini di riduzioni delle azioni sismiche di
progetto e corrispondente ad una certa capacità dissipativa. Esso dipende
dalla tipologia strutturale sismo-resistente, dalla duttilità disponibile
degli elementi strutturali, dall’adozione di criteri di proporzionamento
relativo degli elementi strutturali (criterio di gerarchia delle
resistenze) che favoriscono lo sviluppo di stabili meccanismi dissipativi
globali e dalla morfologia strutturale (eventuale irregolarità in piante e in
elevazione). L’utilizzo
di uno spettro elastico ridotto comporta strutture meno resistenti (ma più
duttili) ma economicamente più convenienti, anche se soggette ad escursioni
in fase anelastica maggiori e quindi più danneggiabili. Infatti per motivi di
carattere economico, in occasione di eventi sismici violenti, vengono
accettate significative plasticizzazione (ed il conseguente danneggiamento),
purché esse non comportino il collasso della struttura. Sotto l’azione di un
terremoto violento, che porti una struttura iperstatica oltre il limite di
snervamento, la risposta viene infatti attenuata per tre cause principali: -
la duttilità della struttura con dissipazione isteretica di energia -
la iperstaticità con ridristribuzione interna delle azioni -
la sovraresistenza rispetto ai valori assunti nei calcoli Il coefficiente
di struttura q riduce le forze sismiche proprio per tenere conto di questi
effetti. |
||
|
ingegneriasismica.net -
Tutti i Diritti Riservati |