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· Sicurezza Strutturale in Termini di Duttilità · · VERIFICA DELLA SICUREZZA
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· LIVELLI DI SICUREZZA
· PROBLEMA FONDAMENTALE DELLA VERIFICA DI SICUREZZA
· LIMITAZIONI DELLA VERIFICA DI SICUREZZA IN TERMINI DI DUTTILITÁ · ·
· · · · · LIVELLI DI SICUREZZA Si
consideri una struttura generica soggetta ad un sistema di forze di intensità
crescente nel tempo. Il superamento della soglia elastica determina allo
scarico, ovvero in corrispondenza della eliminazione della forze agenti,
delle deformazioni plastiche residue. Queste deformazioni permanenti sono
indesiderate soprattutto nelle condizioni di servizio della struttura, ma
potrebbero invece accettarsi, seppure con certe limitazioni, e con la
garanzia di non intaccare la sicurezza a collasso, in condizioni più
eccezionali, come, in caso di azioni sismiche, quelle corrispondenti a
terremoti violenti caratterizzati da un elevato periodo di ritorno. A tal
proposito, si distinguono generalmente due livelli di prestazioni di stato
limite per la sicurezza sismica: primo
livello – sicurezza nei confronti dello Stato Limite di Danno (SLD): si richiede l’assenza di danni e si ritiene che esso
debba essere soddisfatto nei riguardi di un’azione sismica di intensità
media, caratterizzato da un periodo di ritorno circa pari alla durata della
vita utile della struttura; secondo
livello – sicurezza nei confronti dello Stato Limite Ultimo (SLU): si richiede che sia evitato il collasso della struttura
e si ritiene che esso debba essere soddisfatto nei riguardi di un sisma
violento caratterizzato da un periodo di ritorno molto superiore alla vita
utile della struttura. Per
quanto riguarda il problema della verifica della sicurezza strutturale,
in relazione allo SLU, è chiaro che un’analisi limitata al campo elastico non
può certo prevedere con sufficiente approssimazione il reale comportamento
della struttura, sotto l’azione sismica, in quanto per azioni di questo tipo
la struttura fuoriesce dal campo elastico per entrare sicuramente in quello
plastico. Per questo motivo una valutazione appropriata della sicurezza può
derivare solamente da un’analisi strutturale in campo post-elastico (analisi
non lineare). Tenendo conto di questa esigenza, risulta allora chiaro che
l’analisi strutturale in campo non lineare assume una notevole importanza, in
quanto risulta uno strumento essenziale per la determinazione della effettiva
risposta della struttura. In
presenza di eventi eccezionali, come quelli appunto dovuti a sismi violenti
caratterizzati dall’elevata intensità delle azioni che si generano, non si
può prescindere allora dal tener conto delle risorse oltre il limite elastico
di cui la struttura può disporre. Inoltre,
un progetto basato sull’utilizzazione delle sole risorse elastiche
comporterebbe strutture ampiamente sovradimensionate (antieconomiche),
certamente non accettabili per le costruzioni civili ordinarie. Appare
pertanto giustificato affermare che il requisito essenziale, per realizzare
strutture sismo-resistenti, è quello di far si che esse possiedano
sufficienti capacità di deformazione plastica, e quindi buone doti di
duttilità. In questi termini, un’analisi appropriata del comportamento strutturale,
e della relativa verifica di sicurezza, può essere agevolmente svolta facendo
ricorso ai fattori di duttilità. PROBLEMA
FONDAMENTALE DELLA VERIFICA DI SICUREZZA Come
detto nell’introduzione, una corretta valutazione della sicurezza andrebbe condotta
effettuando un’analisi della struttura in campo plastico. In questa
condizione è necessario controllare sia le resistenze, garantendosi che le
sollecitazioni S siano minori delle azioni ultime R sulla struttura:
sia
le deformazioni, garantendosi, anche in questo caso, che quelle derivanti
dalle azioni esterne (dr) siano minori di quelle ultime della struttura (dd):
Nell’analisi
plastica pertanto il criterio di collasso è definito non solo da una verifica
di resistenza ma anche da una verifica di deformazione. Anzi, è necessario
precisare che i collassi, sia dei singoli elementi che della struttura, sono
di solito governati dal raggiungimento delle deformazioni ultime du. Per tener conto
di questo, sostanzialmente la soluzione del problema della sicurezza viene
ricondotta alla valutazione dei seguenti fattori di duttilità: duttilità
disponibile md, ovvero la duttilità di cui è dotata la struttura duttilità
richiesta mr, ovvero la
duttilità necessaria alla struttura per resistere al sisma. Per
comprendere queste definizioni, si consideri un portale avente un comportamento
elastico-perfettamente plastico, soggetto ad un carico statico F di intensità
crescente fino al collasso (Figura 1). Il comportamento dinamico di questo
sistema è equivalente a quello di un oscillatore semplice ad un grado di
libertà.
Figura 1 Dal
diagramma forza-spostamento (F-d)
la duttilità disponibile è definita dal rapporto:
essendo
dy lo spostamento
del traverso al limite elastico, e du lo spostamento
ultimo consentito dalla struttura. La duttilità richiesta alla struttura
vale:
essendo
dmax lo spostamento
massimo che subisce il traverso per effetto della storia del carico F. Noti
questi fattori di duttilità, la verifica della resistenza della struttura è
garantita dal rispetto della seguente relazione:
Il
problema fondamentale della verifica della sicurezza strutturale si riconduce
pertanto alla determinazione dei valori di mr e md, verificando che
sia soddisfatta la (5). Posta in questi termini, si può quindi dire che in
campo plastico la classica disuguaglianza:
(che
esprime che le sollecitazioni di calcolo Sd devono essere minori
delle resistenze di calcolo Rd) che serve a garantire lo stato
limite ultimo, viene espressa in termini di deformazioni o duttilità.
Pertanto l’azione Sd si fa corrispondere alla richiesta in termini
di duttilità mr e la resistenza di calcolo Rd la si fa
corrispondere alla duttilità disponibile md. Più in generale
la disuguaglianza (5) deve essere verificata sia a livello locale (elemento)
che globale (struttura nel suo complesso). LIMITAZIONI
DELLA VERIFICA DI SICUREZZA IN TERMINI DI DUTTILITÁ Sebbene come
detto, in generale, un calcolo in campo plastico (non lineare) considera più
realisticamente il comportamento strutturale rispetto ad un calcolo, e ad una
verifica, in campo elastico (lineare), vanno tuttavia sottolineate alcune
limitazioni contenute nelle la procedura di verifica appena descritta. Queste
limitazioni di fatto condizionano l’effettiva possibilità di utilizzare tale
metodologia per valutare la sicurezza in relazione ad azioni di tipo sismico.
Sostanzialmente esse fanno riferimento alle seguenti problematiche: effettiva
possibilità di verifica della sicurezza effettiva
capacità dissipativa della struttura Effettiva possibilità di verifica della sicurezzaQuesta limitazione nasce dalla verifica in termini di duttilità
espressa dalla (5), ovvero che la duttilità richiesta dall’azione applicata
alla struttura sia minore di quella disponibile. Infatti per effettuare
correttamente tale verifica è necessario stabilire, con riferimento alle
richieste in termini di duttilità, la relazione tra le richieste a livello
globale (struttura), locale (elemento) e quella sulla sezione ed infine sul
materiale. Lo stesso discorso vale anche per le disponibilità di duttilità,
ovvero è necessario stabilire relazioni tra queste disponibilità in termini
locali e globali. Queste relazioni non sono sempre di facile determinazione,
soprattutto per azioni cicliche quali quelle sismiche e per escursioni in
campo fortemente plastico. Effettiva
capacità dissipativa della struttura
Un
altro aspetto importante che non viene colto da una verifica indirizzata ad
un controllo delle deformazioni plastiche e delle resistenze ultime è
relativo alle capacità dissipative esistenti nella struttura sia a livello
locale che a livello globale. I fattori di duttilità definiti dalle relazioni
(3) e (4) possono utilizzarsi con successo per l’interpretazione delle
massime deformazioni della struttura reale. Lo stesso non può dirsi per
quanto riguarda la valutazione dell’energia dissipata. Questo è importante
perchè, per quanto detto all’inizio, solo attraverso la dissipazione di
energia si riesce a ridurre gli effetti sismici pervenendo a sistemi
strutturali economicamente accettabili. Facendo
riferimento infatti a due sistemi strutturali (ad esempio in c.a. e in
c.a.p.) che abbiano le stessa riserve in termini di resistenza e deformazione
plastiche (Figura 2) è facile osservare tuttavia come essi siano
caratterizzati da capacità dissipative ben diverse.
Figura 2 Infatti, per
definizione, anche se:
si ha che:
Ne
segue allora che i due sistemi suddetti, sebbene abbiano uguali fattori di
duttilità, come detto, non sono in grado di dissipare la stessa energia E. Si
consideri anche che nei sistemi costruttivi l’effettiva energia dissipata è
legata ai cicli isteretici del diagramma F-d,
ma che gli scarti in termini di energia dissipata tra i due comportamenti
strutturali, reale ed ideale, aumentano al crescere del numero dei cicli, pur
disponendo della stessa duttilità. Conclusioni Da queste
osservazioni scaturisce allora come il fattore di duttilità m non possa essere rappresentativo della reale energia dissipata. E’
chiaro allora che per utilizzare la verifica di sicurezza in termini di
duttilità è necessario far riferimento a definizioni appropriate di m, facendo si che, tramite esse, il modello del sistema colga con
sufficiente affidabilità il reale comportamento strutturale e che durante il
processo di carico (azione sismica) i cicli di isteresi non subiscano
eccessivi degradi. |
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